sentenza giudiceNell’agosto del 2013 era finito in manette dopo che nel giardino della sua casa di Savona, i carabinieri avevano rinvenuto una sola pianta di marijuana oltre a 214 grammi della stessa sostanza dentro all’abitazione. Ma l’imputato, un uomo di 34 anni, era malato di cancro e si stava sottoponendo a cicli di chemioterapia: la cannabis era quindi per uso personale a fini terapeutici. Il legale dell’uomo, l’avvocato Alessandro Stipo, aveva quindi chiesto l’assoluzione al giudice in quanto non vi era alcuna attività di spaccio e la coltivazione serviva allo scopo di alleviare gli effetti collaterali della chemioterapia.

ASSOLTO, MA COMUNQUE CONDANNATO. La sentenza del tribunale di Savona appare paradossale: pur avendo riconosciuto l’imputato non colpevole di spaccio ed avendo valutato positivamente la documentazione presentata dal suo legale che testimoniava la condizione clinica dell’uomo e il suo utilizzo della cannabis a fini terapeutici, il giudice lo ha comunque condannato a 6 mesi di reclusione e 1500 euro di multa per coltivazione illegale di cannabis. “Il paradosso di queste sentenze – spiega l’avvocato Carlo Alberto Zaina – riposa nel fatto che la detenzione viene ritenuta lecita (e nella stragrande maggioranza dei casi è successiva alla coltivazione ed attiene a prodotti della coltivazione stessa), mentre l’attività di coltura invece, viene censurata”.





2 Comments

  1. Mario Maida says:

    senza parole….

  2. A volte bisognerebbe usare di più il buon senso che il codice….maaaaah!

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