Da ieri i Radicali hanno iniziato una raccolta firme per chiedere al Comune di Torino di avviare in via sperimentale una coltivazione di cannabis a scopo terapeutico nel territorio comunale. Le firme necessarie da raccogliere sono 300, e se il risultato verrà raggiunto il testo arriverà sui banchi della giunta comunale come proposta di legge di iniziativa popolare. “Non ci basta più il fumo, vogliamo l’arrosto – si legge nel comunicato dei Radicali – in Italia si possono importare farmaci contenenti cannabinoidi dall’estero, ma con procedure lunghe e farraginose e con costi (o a carico del paziente o a carico del servizio sanitario nazionale cioè a carico di tutti i contribuenti) che sono almeno 5/6 volte maggiori di quelli che sarebbero sostenuti se la materia prima fosse prodotta e confezionata in Italia”.

IL PRECEDENTE CHE FA BEN SPERARE. Una proposta di legge non fa primavera, questo è certo. Ma già il 13 gennaio scorso il Consiglio Comunale del capoluogo piemontese aveva stupito l’Italia, approvando un ordine del giorno che chiedeva la legalizzazione della marijuana con 15 voti a favore (Sel, mezzo Pd, Idv, 5 Stelle) 13 contrari e 6 astenuti, fra cui il sindaco Fassino, e l’opposizione del centro-destra e dell’ala cattolica del Pd. Si era trattato di un voto senza nessuna ricaduta pratica (solo il parlamento può approvare leggi del genere), ma di grande valore politico. In quanto per la prima volta una grande città italiana chiedeva ufficialmente al Parlamento di “affrontare il passaggio da un impianto di tipo proibizionistico a un impianto di tipo legale per la produzione e la distribuzione delle droghe leggere”.

L’ORA DI PASSARE DALLE PAROLE AI FATTI. L’iniziativa di legge radicale è stata lanciata da Igor Boni, candidato alle prossime elezioni regionali nelle liste del Pd, il quale ha affermato: “Nel gennaio scorso il Consiglio Comunale di Torino ha approvato due ordini del giorno a sostegno rispettivamente della cannabis terapeutica e della legalizzazione delle droghe. Ora si tratta di passare dalle parole ai fatti, nel rispetto delle competenze di ciascuno e delle leggi esistenti”. Non sarà facile convincere il Consiglio Comunale ed il sindaco Fassino ad esporsi in una battaglia che oltretutto potrebbe essere impugnata dal governo (come accadde in passato ai provvedimenti per il diritto alla cannabis terapeutica approvati da alcune regioni) e trasformarsi quindi in una battaglia tra un’amministrazione locale ed un governo centrale che sono entrambi guidati dal Partito Democratico. Ma, appunto, dopo le parole ora il Comune di Torino avrà la possibilità di passare ai fatti. Vedremo se avrà la forza e il coraggio per farlo.





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