L’istanza sull’uso ricreativo della cannabis nello stato di San Marino è passata nella notte, e ora la legalizzazione della cannabis è molto più vicina.

Nelle considerazioni preliminari dell’istanza è stato messo nero su bianco che la Repubblica di San Marino è uno dei paesi più proibizionisti, “che da recenti studi il consumo di cannabis risulta molto meno dannoso rispetto a quello dialcol e tabacco, così come risulta molto inferiore la dipendenza prodotta dalla cannabis rispetto a quella prodotta da alcol e nicotina; e che, inoltre, si è dimostrato che l’uso di carmabis non è propedeutico al consumo di droghe pesanti”, oltre al fatto che nei paesi in cui è stata legalizzata non aumenta il consumo tra i giovani e non aumentano gli incidenti stradali.

Per questo motivo nell’istanza approvata si chiedeva di permettere:

1- il possesso per uso personale fino ad una quantità massima da stabilire (orientativamente 30 grammi, prevedendo eventualmente diversi limiti per residenti e non residenti in Repubblica) di derivati della cannabis (con “derivati della cannabis” si intende, qui ed in seguito, infiorescenze della pianta della cannabis, resine ed estratti di ogni tipo prodotti a partire dalla pianta della cannabis, prodotti edibili contenenti infiorescenze, estratti e/o resine della cannabis, e-liquid contenenti cannabinoidi non sintetici) ad ogni individuo maggiorenne;

2- il consumo, ad ogni individuo maggiorenne, di derivati della cannabis in ogni luogo non pubblico o non aperto al pubblico nel quale non vi sia presenza di minori, di donne incinte o di chiunque faccia espressa richiesta di non volervi assistere, nei “locali per la vendita e consumo sul posto” di cui al punto 4 e nelle associazioni di cui al punto 6;

3- la produzione, la lavorazione e la trasformazione della cannabis al fine di ottenerne i derivati; prima della messa in vendita, questi ultimi, dovranno essere sottoposti ad esami che ne accertino la non nocività (volti a rilevare la presenza di pestìcidi, muffe, micotossine, solventi, metalli pesanti e quant’altro si ritenga necessario, e i contenuti di THC e CBD);

4- la vendita, prevedendo negozi destinati alla sola vendita (sul modello dei cannabis dispensaries statunitensi) e locali destinati alla vendita ed al consumo sul posto (sul modello dei coffeeshop olandesi); la vendita potrà avvenire solo verso individui maggiorenni nel rispetto dei limiti relativi al possesso per uso personale;

5- l’autoproduzione, ovvero la detenzione presso la propria residenza di piante di cannabis fino ad un numero massimo da stabilire (orientativamente 4 piante); la presenza di una coltivazione dovrà essere segnalata ad autorità competenti, così come la quantità di sostanza prodotta ad ogni raccolto; la sostanza prodotta potrà superare in quantità i limiti relativi al possesso per uso personale e dovrà essere mantenuta nel luogo dove è avvenuta la coltivazione; solamente colui al quale è intestata la coltivazione potrà prelevare e portare appresso il prodotto, frutto della stessa, o parte di esso nel rispetto dei limiti relativi al possesso per uso personale;

6- l’associazione al fine della coltivazione collettiva della cannabis (sulla falsariga dei Cannabis Social Club spagnoli) fino ad un numero massimo di piante per associato in linea con i limiti relativi all’autoproduzione; la distribuzione di quanto prodotto dovrà avvenire fra i membri dell’associazione secondo quanto stabilito dallo statuto di quest’ultima.

Ora l’istanza è passata e bisognerà vedere quali cambiamenti saranno presentati e se si arriverà ad un’effettiva legalizzazione.





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