Ieri il ministro dell’Interno Matteo Salvini, forse per distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dal “caso Siri”, aveva scelto di aprire con i toni propagandistici che gli sono propri “l’emergenza cannabis”. Annunciando la guerra contro negozi di cannabis light e fiere di settore.

Oggi è arrivata la notizia della chiusura di tre growshop nelle Marche e dell’annullamento di una fiera della cannabis prevista a Torino. Il vicepremier ha prontamente cantato vittoria: «Si passa dalle parole ai fatti» ha annunciato in un post, mentre in un’altra dichiarazione rilasciata alla stampa ha dichiarato: «Da oggi comincia una guerra via per via, negozio per negozio, quartiere per quartiere».

Che un ministro dell’Interno usi questa veemenza non per la mafia, del cui contrasto sarebbe il responsabile, ma per la canapa a contenuto legale di THC è già di per sé deprimente. Come se non bastasse Salvini si sta anche accreditando di fatti che nulla hanno a che vedere con le sue dichiarazioni.

In una democrazia dove vige la separazione dei poteri, quale (ancora) è l’Italia il governo non può chiudere negozi. Può farlo la magistratura o al limite la questura, come avvenuto a Macerata, i cui provvedimenti dovranno comunque passare al vaglio dei giudici. Così come l’annullamento della fiera prevista a Torino non ha nulla a che fare con il vicepremier. Da fonti certe sappiamo che la fiera era da tempo considerata a rischio annullamento in quanto non vi erano abbastanza espositori presenti. Questa è la causa per la quale non si terrà.

A chiarire ulteriormente la questione ecco la dichiarazione dell’avvocato Carlo Alberto Zaina, tra i massimi esperti italiani in materia:«I controlli di Macerata sono solo una zelante iniziativa di un questore non nuovo ad attività repressive, in passato tutte finite malamente di fronte ai giudici di merito. Il Ministro può indicare generiche modalità di azione ma non obbligare a chiusure e sequestri e tutto deve essere sottoposto a verifica del giudice».

Nello scorso gennaio la Cassazione ha stabilito che la vendita di cannabis light, se rispetta il tetto dello 0,6% di THC, è legale. Una ulteriore pronuncia, questa volta delle Sezioni Unite, è attesa fra poche settimane. Da questa potrà dipendere il futuro del commercio della canapa legale in Italia, non certo dalle dichiarazioni di Matteo Salvini, il quale sul tema può solo limitarsi ad abbaiare per meri fini elettorali.





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