inquinamento mari tartarughe

I consumatori inglesi, fino a un mese fa, ricevevano gratuitamente il sacchetto di plastica in cui riporre i propri acquisti; ora, però, dovranno adeguarsi, come hanno già fatto i cittadini di altri Paesi, pagando 5 centesimi per ogni busta. L’Inghilterra, infatti, seguendo l’esempio di Scozia e Galles, ha introdotto la tassazione dei sacchetti di plastica, con la speranza di ridurne il consumo fino all’80% nei supermercati e del 50% nei negozi al dettaglio. Ogni volta che un Paese ha introdotto la tassa sugli shopper il loro consumo è diminuito rapidamente. Cosa dice la normativa europea? Ai paesi dell’UE viene chiesto entro il 2017, la riduzione del 50% e dell’80% entro il 2019, per porre un freno all’inquinamento ambientale. Per raggiungere l’obiettivo ogni Paese ha la possibilità di ricorrere a imposte, tasse, restrizioni o divieti di commercializzazione.

In Italia i sacchetti di plastica non biodegradabile sono vietati dal 2011 e, grazie a questo provvedimento, il consumo delle buste usa e getta è passato da circa 180mila tonnellate nel 2010 a circa 90mila nel 2013. A tal riguardo, l’Italia, insieme all’Irlanda, è considerata un modello da imitare, con la differenza che da noi sono stati banditi i sacchetti inferiori ai 50 micron, mentre l’Irlanda ha scelto la tassazione, fissando l’importo a 22 centesimi al pezzo. Ogni Stato membro, infatti, può decidere autonomamente quale provvedimento adottare per raggiungere l’obiettivo comune: tutelare l’ambiente e gli animali. Nicola Hodgins, della Whale and Dolphin Conservation Society (WDC), ha accolto con soddisfazione l’annuncio della tassa in Inghilterra, spiegando che: «La decisione di ridurre il numero di sacchetti di plastica in circolazione è una buona notizia per la fauna marina; il numero di balene e delfini che muoiono per soffocamento o ingestione aumenta ogni giorno». Nell’ultimo decennio abbiamo prodotto più plastica di tutto il secolo scorso e la maggior parte di essa finisce nell’oceano, che noi trattiamo come un cestino per la spazzatura, con conseguenze devastanti per l’intero ecosistema planetario. Settecento specie marine rischiano l’estinzione.

Da una recente ricerca pubblicata su ICES Journal of Marine Science è emerso che sono a rischio tutte e sette le specie di tartarughe marine. Brendan Godley, leader del team che ha condotto lo studio, ha dichiarato che questi animali ingerendo in modo diretto plastica, scambiata per cibo, possono morire a causa di blocchi intestinali, soffocamento, malnutrizione, con enormi ripercussioni sui tassi di crescita della popolazione. Per non parlare delle sostanze contaminanti e degli additivi tossici, tra cui ritardanti di fiamma, antimicrobici e plastificanti, rilasciati nell’ambiente marino dai pezzettini invisibili delle plastiche fotodegradabili (degradate dalla luce solare). L’oceano e i suoi abitanti stanno lottando per sopravvivere. È arrivato il momento di correre in loro aiuto. Possiamo, per esempio, portare con noi una borsa di tela quando andiamo a fare la spesa o prendere parte alle giornate di pulizia delle spiagge organizzate dalle associazioni ambientaliste, piccoli gesti che, giorno dopo giorno, fanno la differenza!





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