Nel panorama educativo tra le tendenze pedagogiche “alternative” più seguite c’è il metodo Steiner. Questo modello chiamato anche Waldorf-Steiner non è semplicemente una scuola diversa dalle altre o “alternativa”, bensì una realtà in grado di stimolare un cambiamento che va nella direzione di un percorso di conoscenza che presuppone l’autoeducazione.
Sabino Pavone, di origine pugliese, formatosi a Milano, è presidente e docente della scuola Waldorf “Novalis” di Conegliano Veneto nonché vicepresidente della Federazione nazionale Scuole Waldorf, con oltre 30 anni di attività è uno dei maggiori esponenti italiani di questa alternativa pedagogica.

 

Spiegaci brevemente cosa sono e come sono strutturate le scuole Steiner-Waldorf…
Nel 2019 ci saranno i festeggiamenti per la ricorrenza del centenario della nascita della prima scuola. Esattamente nel 1919 nacque la prima scuola a Stoccarda, una scuola che fu voluta dal mondo delle imprese, si chiamava Waldorf perché sostenuta economicamente e strutturalmente proprio dalla fabbrica di sigarette Waldorf-Astoria, che poi diede origine anche alle catene di hotel.
Fu una scuola che nacque per i figli degli operai e sostenuta da alcune potenze economiche, cosa che oggi sembrerebbe impossibile immaginare. Oggi, così come accade per la quasi totalità delle scuole non statali non adeguatamente sostenute dal punto di vista economico, sono le famiglie a farsi carico del mantenimento della vita ordinaria della scuola.
Sul piano sociale la nostra scuola è strutturata in modo tale che ci sia collaborazione tra scuola e famiglia: la condivisione del progetto pedagogico è un punto di forza che dà continuità educativa tra le due realtà.
Si tratta di un’offerta formativa che prima di tutto deve essere accolta dalle famiglie, che si ritiene ne abbiano un po’ di conoscenza. Esiste quindi un collegio docenti formato dagli insegnanti, che, oltre ai titoli accademici per l’insegnamento delle materie, hanno alle spalle un percorso formativo che si tiene in uno dei nostri 7 centri di formazione in Italia e che dura 3 anni.
Il collegio docenti ha la responsabilità pedagogica della conduzione della scuola, mentre le famiglie costituiscono la base della vita economica che dà la possibilità a quest’attività culturale di esistere. Tra questi 2 organi, c’è un consiglio di amministrazione che si occupa degli aspetti amministrativi e socio-economici. Questa trinità: vita culturale, amministrativa ed economica è un paradigma verso il quale tutta l’attività umana è tesa, secondo la visione filosofica di Steiner, ed è quindi il trivio con cui si configura l’esistenza dell’uomo. Dal punto di vista strutturale è dall’equilibrio di queste 3 componenti che dipende la riuscita della scuola: un’attività culturale forte nei suoi principi, divulgata e accolta; vita economica sana e una gestione amministrativa che tenga in considerazione lo Stato in cui nasce e i relativi aspetti giuridici.

Da quanto tempo e perché hai abbracciato la pedagogia steineriana?
La prima realtà che ho fondato è stata in Liguria, con degli amici. Era il 1984/85. Quest’esperienza ci ha permesso poi di creare un asilo che esiste tutt’oggi, diventato scuola dopo circa 30 anni. A quei tempi fu proprio la necessità di educare i nostri figli con una visione dell’educazione che purtroppo in Liguria non esisteva, che mi costrinse a trasferirmi ad Oriago di Mira. Il veicolo trainante, come spesso avviene, sono i figli, l’altro aspetto è che io già insegnavo negli istituti professionali a Ventimiglia e mi resi conto che, così come era impostata, l’istruzione non funzionava. Feci un’esperienza particolare: insegnavo alle ENAIP e notai che i ragazzi di 16-17 anni non avevano voglia di fare niente. Così mi venne l’idea, perché ne avevo l’occasione, di fare degli impianti elettrici in un vecchio casolare in campagna e mi presi una settimana con loro per andare a fare l’impianto elettrico. Mi resi conto che quella settimana vissuta nel fare qualcosa era piena di senso e aveva funzionato: diede una fortissima motivazione a questi ragazzi che continuarono gli studi con uno sguardo diverso.
Costruire delle atmosfere all’interno delle quali i bambini piccoli o grandi possano trovare un loro percorso in cui i loro talenti possano emergere, questo è il secondo motivo. Il terzo fu che conobbi l’opera di Steiner e mi resi conto che ogni cosa trovava risposta alle mie domande. Approfondendo, mi ritrovo oggi a 63 anni con un’esperienza che mi permette di dire che quest’alternativa educativa è una bella risposta alla domanda educativa di oggi: tranne la gestione della vita economica che nelle nostre scuole ci sottrae troppe forze.

Perché mancano i fondi?
Perché nel giro di un secolo, una scuola che nasce per i figli di operai in Italia, è diventata una scuola meno accessibile. Il fatto che i genitori paghino le tasse per la scuola e non sono liberi di scegliere una proposta formativa se non al prezzo di oneri personali rischia di far diventare la scuola Waldorf una scuola d’élite, cosa che mai vorrebbe diventare.

Infatti in genere l’idea comune è che sia una scuola elitaria…
La retta bisogna pagarla, perché anche gli insegnanti devono vivere. È la conseguenza di uno Stato che non funziona.
Abbiamo nelle scuole figli di imprenditori, carabinieri, vigili urbani, insegnanti della scuola statale, persone che appartengono agli strati sociali più diversi ma che fanno delle scelte.
La scuola elitaria è una battaglia che io sento da sempre perché il denaro è spirito, è spirito che attende di essere liberato, ed è importante oggi più che mai…

La scuola statale riesce a dare agli studenti gli strumenti per affrontare le necessità attuali?
La scuola oggi deve affrontare l’educazione di ragazzi che non sono più ragazzi del Secondo Dopoguerra, ma sono ragazzi che hanno un desiderio di vivere che non è così forte come chi partiva a luglio lavorando prima. Il mondo infantile, dall’altra parte, è bombardato da impulsi della tv, catapultato in un mondo pieno di frastuono dove non c’è un attimo di quiete.
È chiaro che la sfida educativa è forte: se la scuola statale sia dotata degli strumenti per poter accogliere e affrontare questa sfida lo dicono l’abbandono scolastico o, ad esempio, il numero di bambini che oggi vengono definiti dislessici, discalculici etc. È nato un mondo di professionisti intorno ai bambini che non sta cogliendo che le forze vitali di questi bambini sono eccessivamente sottratte da una vita frenetica e anche dalla scuola, perché tende a standardizzarne gli apprendimenti nonostante il Ministero cerchi di rendere più personalizzati i percorsi formativi dei singoli. Nella scuola Waldorf crediamo molto nella forza della volontà, ecco perché le attività manuali, esperienziali, laboratoriali sono al centro della formazione pedagogica.

In questi anni come si è evoluto il mondo della scuola steineriana?
Ogni stagione ci impone un piccolo cambiamento esteriore, vuol dire che i principi della scuola non sono solo attuali ma sono anche e prevalentemente del futuro. Rudolf Steiner ci dice che il bambino nel primo settennio imita, nel secondo ha fame di immaginazione e nel terzo ha fame di verità e sviluppa il giudizio autonomo critico: se queste cose vengono fatte nel momento giusto, quando le finestre ‘evolutive’ sono aperte, allora i processi di apprendimento si innestano in modo salutare, anticipare o ritardare diventa un problema.
L’evoluzione della scuola non può ignorare la qualità dei rapporti con il mondo genitoriale, che il mondo evolve e l’inserimento della tecnologia deve essere immaginato e programmato nel corso degli anni in una formazione che però prevede tre settenni.
Non si tratta di fare gli alternativi, la scuola è continuativa nel senso che dà continuità al progetto pedagogico. L’alternativo è ciò che si cerca perché il resto non soddisfa, altro concetto è cercare qualcosa in libertà, in questo senso la scuola Waldorf non è una scuola alternativa, anche se poi lo risulta di fatto.

Secondo Steiner sono fondamentali la libertà di pensiero, l’uguaglianza e la fratellanza senza le quali nascono le patologie sociali. Attualmente che patologie sociali si riscontrano?
Steiner afferma che la libertà esiste solamente nel nostro pensare individuale, davanti alla legge siamo tutti uguali e bisogna fare attenzione al fatto che la legge sia veramente uguale per tutti, non solo a salvaguardia della libertà di pensiero individuale.
La libertà non sta nel fare quello che si vuole ma nella’utonomia di scegliere il proprio orientamento culturale, per questo bisogna fornire gli strumenti e la scuola ne ha una responsabilità. Nel momento in cui manca la libertà nel pensiero, l’uguaglianza nella sfera giuridica e la fratellanza nella vita economica, le patologie possono essere tante.
Ad esempio, come quando l’aspetto giuridico invade quello culturale: la Confindustria, ente finanziario ed economico, dice quali devono essere i programmi di una scuola statale. In questo caso la sfera economica invade quella della libertà perché non c’è un atto più spontaneo in cui l’insegnante deve sentirsi libero di cogliere i bisogni dei bambini e muoversi conseguentemente rispetto ai bisogni che coglie. Se questa libertà viene tolta perché giuridicamente è la Confindustria a dettare quali sono i programmi e i bisogni propri, la sfera economica invade quella culturale e nasce la patologia sociale. Se mettete questi occhiali e guardate il mondo da questo punto di vista, scoprirete che ogni volta una sfera invade un’altra illegittimamente si genera sempre una patologia sociale.

Lo Stato dovrebbe essere più presente?
Nella scuola primaria pubblica un bambino costa gestionalmente dai 7.000 agli 8.000 euro l’anno. Una scuola privata costa dai 3.000 ai 4.000 euro l’anno, quindi tutti quei denari che lo Stato non spende per educare e istruire i bambini che si rivolgono alle scuole private (1/10 della popolazione nazionale) sono soldi che risparmia. Da 30 anni lotto per la libertà di educazione in Italia, vado avanti e indietro dal Ministero che puntualmente rinnova i suoi ministri. È un continuo rimpalleggio. Se arriverà un cambiamento verrà dal basso, e da persone che hanno sviluppato la capacità di giudizio autonomo, cosa che ai poteri forti fa letteralmente paura.

Lascia un messaggio ai lettori…
Se non impariamo ad amare i bambini cogliendone i loro bisogni, la catena dell’egoismo continuerà a perpetuarsi nei prossimi secoli; i bambini sono la minoranza della popolazione ma sono il 100% del futuro.

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