Gli studi suggeriscono che i bambini siano più vulnerabili al danno indotto dal rumore

L’inquinamento acustico è una piaga del mondo moderno. Vi conviviamo spesso senza rendercene conto. I potenziali effetti sulla salute del rumore indesiderato sono numerosi, pervasivi, persistenti e significativi dal punto di vista medico e sociale. Non solo può compromettere la salute, ma degrada ambienti residenziali, sociali, lavorativi e di apprendimento con corrispondenti perdite reali (economiche) e immateriali (benessere).

Di fatto, l’inquinamento acustico è talmente diffuso che lo troviamo praticamente ovunque e ci viene imposto spesso contro la nostra volontà, come un fumo passivo. Anche a livelli che non sono dannosi per l’udito, lo percepiamo inconsciamente come un segnale di pericolo: il corpo, infatti, reagisce al rumore con una risposta di lotta o fuga, con conseguenti cambiamenti nervosi, ormonali e vascolari che hanno conseguenze di vasta portata. Una vera e propria fonte di stress.

Poiché le loro ruote schioccavano sui selciati, i carri nell’antica Roma venivano banditi dalle strade di notte per evitare il rumore che disturbava il sonno e causava fastidio ai cittadini. Secoli dopo, alcune città dell’Europa medievale vietarono le carrozze o coprirono le strade di pietra con paglia per lo stesso motivo.
È interessante notare che i rumori provenienti dai vari i tipi di strade di oggi sono ancora tra le più importanti fonti di rumore che disturbano il sonno e la concentrazione. Questo rumore ci colpisce senza che ne siamo consapevoli. A differenza dei nostri occhi, che possiamo chiudere per escludere input visivi indesiderati, non possiamo chiudere volontariamente le nostre orecchie per evitare di esserne colpiti. I nostri meccanismi uditivi sono sempre attivi anche quando dormiamo.

Già nel 1971, un gruppo di lavoro dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) concludeva che il rumore costituisce una grave minaccia per il benessere umano. Tale valutazione non è cambiata negli anni successivi, semmai la minaccia si è intensificata. La compromissione dell’udito può avere diverse origini, non solo conducibili al rumore; ad esempio, può essere causata da traumi, farmaci ototossici, infezioni ed ereditarietà. Ma in generale gli esperti dicono che l’esposizione a livelli sonori inferiori a 70 dB non produce danni all’udito, indipendentemente dalla durata dell’esposizione. Si è d’accordo anche sul fatto che l’esposizione per più di 8 ore a livelli sonori superiori a 85 dB è potenzialmente pericolosa; tanto per capirci, 85 dB equivale all’incirca al rumore del traffico di camion pesanti su una strada trafficata. Con livelli sonori superiori a 85 dB il danno è correlato alla pressione sonora (misurata in dB) e al tempo di esposizione. La principale causa di perdita dell’udito è l’esposizione professionale, sebbene altre fonti di rumore, in particolare il rumore ricreativo, possano produrre deficit significativi. Gli studi suggeriscono che i bambini sembrano essere più vulnerabili degli adulti a danni indotti dal rumore.

La compromissione dell’udito indotta dal rumore può essere accompagnata da una percezione del volume anomala, distorsione e acufene. L’acufene può essere temporaneo o diventare permanente dopo un’esposizione prolungata. Gli eventuali risultati di perdita dell’udito sono la solitudine, la depressione, le prestazioni scolastiche e lavorative compromesse, le opportunità di lavoro limitate e un senso di isolamento.

Nei comuni che distano pochi chilometri in linea d’aria dagli aeroporti, spesso la popolazione è esasperata dal rumore

L’OMS raccomanda che l’esposizione non protetta a livelli sonori superiori a 100 dB (ad esempio, il suono di un martello pneumatico o di una motoslitta) sia limitata in termini di durata (4 ore) e frequenza (quattro volte l’anno). La soglia del dolore è di solito indicata come 140 dB. L’esposizione al rumore impulsivo (spari e fonti simili di rumore intenso di breve durata) non dovrebbe mai superare 140 dB negli adulti e 120 dB nei bambini. Petardi, pistole ad aria compressa e altri giocattoli possono generare livelli sonori sufficienti a causare la perdita improvvisa e permanente dell’udito. Livelli superiori a 165 dB, anche per alcuni millisecondi, possono causare danni cocleari acuti.

Nel 2017 la classifica compilata dal Charité University Hospital di Berlino ha messo in ordine le 50 città più rumorose del mondo. L’Italia ha trovato spazio con Milano, in 36esima posizione, e Roma, al 14esimo posto, appena fuori dalla top ten:
1. Guangzhou, China
2. Delhi, India
3. Cairo, Egypt
4. Mumbai, India
5. Istanbul, Turkey
6. Beijing, China
7. Barcelona, Spain
8. Mexico City, Mexico
9. Paris, France
10. Buenos Aires, Argentina
Ma vivere in un piccolo o medio centro non significa dormire sonni tranquilli.





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