«Per l’odio che abbiamo vissuto, abbiamo un sacco di amore nell’animo».

È una frase detta da Mirco, aka Rkomi in un’intervista, che con 13 parole spiega tutto di come si rapporta al mondo e di come lo racconta con il microfono in mano che padroneggia sempre meglio e che diventa il mezzo per rappresentare uno spaccato del nostro Paese.

Giovani di periferie sempre uguali nella loro desolazione, che crescono inventandosi una vita e scoprendo le proprie passioni con il tempo scandito da cassa e rullante. In un anno è passato dai primi video ad un album con Universal, con in mezzo “Daisen Sollen”, il mixtape d’esordio che ha lasciato parecchi a bocca aperta. “Io in terra” è il primo vero disco di Rkomi che nel frattempo è entrato in Roccia Music ed ha aperto i live di Calcutta, imparando a stare sul palco con una serie di nuove date in tutta Italia ed a credere di più in se stesso.

“Io in terra” sembra quasi una dichiarazione di guerra. Ma per combattere contro chi?
Ahahah è vero, ci sono parecchi parallelismi a riguardo. Può anche essere visto come una dichiarazione di pace però, in ogni caso io corro per me, sono io a decidere se volermi alleato o rivale. Forse la sfida è più con me stesso.

Cosa significa crescere nelle case popolari di Calvairate? E cosa pensi dei tuoi colleghi che parlano tanto di street credibility senza aver vissuto nulla di quello che raccontano?
È una domanda molto bella ma anche molto aperta, significa tanto ovviamente… Ho avuto la fortuna di nascere in una dimensione completamente opposta a me. Ho “dovuto” e “voluto” temprare il mio carattere di conseguenza, preservando quello che sono di natura, forse è questa la carta vincente nel mio caso. Riguardo gli altri è giusto che imparino dai propri errori, è giusto che io non intervenga per forza.

In che senso le arti marziali per te sono state una svolta? Come ti hanno cambiato?
Disciplina: psicologica e fisica.

Hai raccontato che i primi live sono stati terribili e che se non ci fosse stato un tuo amico al secondo concerto forse non saresti salito sul palco. Oggi va meglio? Era un problema di ansia da prestazione?
Ah sì, incredibile quella sera. Oggi va alla grande, domani sarà ancora meglio. Erano tanti i problemi. Forse il problema non era la musica ma la mia quotidianità, non mi permetteva di “esserci” davvero.

Vivi ancora insieme a Tedua? Com’è la convivenza? Quando litigate andate in extrabeat e poi partono direttamente i dissing?
Non più al momento, tra l’altro pensa che non abbiamo neanche mai litigato. Le nostre discussioni, più o meno accese che siano, sono un’esperienza da vivere, davvero.

Questo numero di Dolce Vita è dedicato ai ribelli ed alle cronache di resistenza, nel momento in cui una delle critiche maggiori al rap italiano è quella di aver perso la sua valenza sociale e la voce di protesta nei confronti del potere. Che ne pensi?
Personalmente non mi sembra così vero, ne parliamo solo in modo differente. Ovviamente i tempi sono altri, così come il nostro vocabolario e le nostre esigenze. Per quanto riguarda la mia musica penso possa essere tranquillamente una forma di protesta, a modo mio. Una protesta più personale però. Le autoanalisi sono anche questo! Descrivere una situazione è anche questo anzi, è come fosse una protesta spirituale; abbiamo avuto modo di guardare tanto a differenza dei “boss” del genere (e non), che in passato avevano decisamente meno soggetti a cui ispirarsi. Probabilmente si, e secondo me, ma posso sbagliarmi, è cambiato anche il grado di sensibilità di un’artista.

Da giovane quasi timido ed impacciato a voce del quartiere; chi è oggi Rkomi? E quanto c’è di Mirko nel personaggio che hai costruito?
Meno timido e meno impacciato ma perché si cresce, si vivono esperienze. In ogni caso resto tale e non vedo enormi differenze. Sto ancora maturando questa cosa, ho ancora bisogno di tempo sai?

 





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