Rita Bernardini, la combattiva e antiproibizionista esponente del partito Radicale cresciuta alla scuola di Marco Pannella, è stata portata in caserma questa mattina dai Carabinieri per le piante di cannabis che non ha mai fatto mistero di coltivare sul proprio terrazzo.

“Forse è la volta buona”, ha scritto su Facebook facendo riferimento alle reiterate disobbedienze civili portate avanti per sottolineare i diritti dei pazienti e quello dell’autoproduzione, che non avevano avuto conseguenze. In un’intervista rilasciata a Dolce Vita, aveva infatti sottolineato che: “Da non violenta, appassionata della democrazia, non riesco a immaginare un altro modo di lottare. Vero è che nei confronti del Partito Radicale hanno fatto di tutto, violando la legge, per disinnescare la portata delle iniziative di disobbedienza civile: il fatto che io non sia stata mai arrestata nemmeno quando di piante di cannabis ne ho coltivate 56, è indice della loro (mi riferisco ai magistrati) codardia che non si fa scrupolo, al contrario che con me, di processare e incarcerare migliaia di coltivatori per uso personale”.

Il riferimento è  al sequestro di oltre 50 piantine di cannabis che stava coltivando sul suo terrazzo per poi cederne le infiorescenze ai malati dell’associazione LapianTiamo, che ha sempre supportato. Era il maggio del 2015 e a febbraio dell’anno successivo venne assolta.

“Purtroppo le archiviazioni non si possono impugnare – ci aveva raccontato al tempo – questa decisione del Gip di Roma è uno schiaffo ai migliaia di cittadini che ogni giorno vengono condannati per coltivazione di cannabis. Evidentemente ancora una volta, è prevalsa la volontà di far passare tutto sotto silenzio senza provocare un caso politico, che solleverebbe la questione dell’assurdità della legge italiana, che da una parte classifica come legale comprare cannabis dalla malavita ma condanna chiunque si coltiva da solo la cannabis per non finanziare le mafie”.

Oggi, dopo anni di autodenunce, è stata contattata dai carabinieri e si apre un nuovo capitolo per la disobbedienza civile nei confronti di questa pianta in Italia. Intanto l’avvocato Giuseppe Rossodivita, che la difende, ha spiegato che è stata effettuata la perquisizione è lei è stata accompagnata in caserma, dopo che i militari hanno raccolto campioni della cannabis coltivata.





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