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Rita Bernardini: “Ho 50 piantine di cannabis in balcone ma nessuno viene ad arrestarmi”

rita bernardini 2Non capita spesso di sentire un coltivatore di cannabis protestare perché nessuno va ad arrestarlo, ma è esattamente ciò che sta facendo Rita Bernardini, segretaria dei Radicali Italiani. Ieri la Bernardini ha filmato la propria semina: 50 piantine di cannabis messe a maturare dentro a piccoli vasetti ricavati dalle confezioni vuote di Bedrocan (la cannabis terapeutica che pochissimi malati in Italia riescono ad ottenere) con l’aiuto del fondatore del cannabis social club La PiantiAmo, Andrea Trisciuoglio.

“NESSUNO VIENE MAI AD ARRESTARMI”. Rita Bernardini non è nuova a queste azioni di disobbedienza civile, lo scorso anno consegnò ai malati di La PiantiAmo 142 grammi di cannabis coltivate nel proprio balcone e poi andò a consegnare il filmato della consegna alla procura della Repubblica, autodenunciandosi per spaccio, ma nessun Pm si è incaricato di aprire un fascicolo contro di lei. “Il mese scorso, ad un anno dalla mia autodenuncia, sono andata a chiedere se fossi stata iscritta nel registro degli indagati e mi hanno risposto di no – ha dichiarato – ora ho cinquanta piante di marijuana sul terrazzo ma nessuno mi arresta. E’ strano in un Paese che ha nelle carceri tante persone che hanno fatto molto meno in questo campo”. La semina della Bernardini serve a sensibilizzare la politica sulla necessità di rivedere la legge sugli stupefacenti e garantire l’accesso alle cure a base di cannabis per i malati, per questo una volta concluso il raccolto, il tutto verrà donato al cannabis social club La PiantiAmo come lo scorso anno, che lo distribuirà ai malati.

UN SUO ARRESTO PROVOCHERREBBE TROPPO DIBATTITO? Il video integrale della semina è stato pubblicato sul sito dei Radicali, dove è comparsa anche la biografia “criminale” di Rita Bernardini, a partire dalle prime distribuzioni di hashish nelle piazze italiane insieme a Marco Pannella, fino alle coltivazioni casalinghe puntualmente immortalate nelle varie fasi e pubblicate sul suo profilo facebook. Iniziative che raramente le hanno provocato denuncie e condanne, mentre per molto meno migliaia di persone (spesso semplici consumatori) affollano le carceri italiane. Questo nonostante la stessa segretaria dei Radicali abbia cercato più volte di farsi arrestare, proprio per poter portare alla luce dei media la battaglia per la legalizzazione della cannabis e per il diritto alla cura per i malati. Segno dell’ipocrisia della politica e delle prefetture italiane, che sembrano preferire consentirle di portare avanti attività che vanno contro la legge, piuttosto che scatenare l’ampio dibattito sul proibizionismo che probabilmente un suo arresto comporterebbe.





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