Quello del terremoto sarà il cantiere pubblico più grande d’Europa. Per i prossimi 10 anni, ad essere ottimisti, centinaia di ditte saranno chiamate a realizzare lavori di ricostruzione di centinaia di borghi, e decine di miliardi di euro si riverseranno nel “cratere” solleticando gli appetiti dei soggetti più svariati. Si intravedono infatti i primi “avvoltoi”: soggetti ben poco interessati alla ricostruzione, e molto di più alla speculazione.

Una di queste opere speculative è QuakeLab, un “laboratorio” che dovrebbe sorgere in un’area rurale (Capodipiano) del comune di Venarotta (AP). A questa idea si sta iniziando ad opporre un neonato comitato locale, supportato dalle Brigate di Solidarietà Attiva e da Emidio di Treviri. L’opera costerà 21 milioni di euro (fondi pubblici), avrà un’altezza di 20 metri e conterrà laboratori, sale multimediali, tavole vibranti, carriponte, un’autostazione e una pista d’atterraggio per elicotteri. Sarà un centro di ricerca sui terremoti, ma oltre il nobilissimo scopo scientifico sembra nascondersi ben altro.

La realizzazione del Quake Lab sarà coordinata dalla Fondazione ISTAO (Istituto Adriano Olivetti), gruppo di cui fanno parte cordate di imprenditori marchigiani e nazionali che disporrà di un generosissimo finanziamento europeo specificatamente indirizzato alle aree colpite dal sisma.

Il progetto, tuttavia, è stato proposto da Genera Scarl, gruppo di imprenditori locali che da anni tenta di realizzare un polo tecnologico nel cuore della città di Ascoli. Falliti tutti i tentativi passati, e scoperta la possibilità di capitalizzare fondi europei di Sviluppo Regionale, Genera Scarl ha riciclato l’idea del “polo tecnologico” con un’importante novità: la sua “traslazione” a decine di chilometri, da un’area urbanizzata a una rurale e di grande pregio paesaggistico, con relativo consumo di suolo.

Il Quake Lab infatti si estenderà su una superficie di migliaia di metri, in aperta campagna, in una zona distante mezz’ora da Ascoli, servita da una sola strada, senza stazione ferroviaria nelle vicinanze. Eppure di aree decisamente migliori il territorio piceno è pieno, basti pensare alle centinaia di fabbriche che hanno abbandonato il territorio. Il Consorzio per lo sviluppo industriale piceno dichiara che sarebbero da subito disponibili circa 300mila mq di zone produttive attrezzate.

L’EUCENTRE, un centro italiano già funzionante e comparabile con il progetto QuakeLab, è situato all’interno della zona industriale di Pavia tra altri edifici del Dipartimento di Ingegneria Industriale, a ridosso della città, in un territorio caratterizzato da un bassissimo indice di vulnerabilità sismica, dove sembra meno insensato situare un simulatore di terremoti. In un territorio altamente sismico come quello Piceno gli studiosi del centro sperimentale dovrebbero continuamente fare calcoli di tara per capire quanto sugli edifici “in test” agiscano le scosse artificiali o quelle naturalmente indotte dal movimento tellurico.

I problemi sollevati dal comitato locale si limitano a mettere in luce come dal punto di vista urbanistico, economico, sociale etc il progetto si costituisca come una cattedrale nel deserto, come un’opera non concertata con la popolazione locale, e come con quelle decine di milioni di euro si sarebbero potuti realizzare interventi su scala ridotta più utili: centri tartuficoli, piccoli distretti artigianali, etc. Le stesse risorse sarebbero impiegate in progettualità rispondenti alle visioni di sviluppo delle comunità dei residenti e non a interessi economici di attori estranei al territorio.

a cura di Emidio Di Treviri

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