Luca Mercalli, complice anche l’esposizione in tv, è il climatologo più famoso d’Italia. Al telefono, quando lo raggiungiamo, è pacato. Fa le giuste pause tra una frase e l’altra per dare ad ogni affermazione il giusto peso. Sceglie gli esempi con cura per rendere chiari ragionamenti complessi. Cortese e disponibile, Mercalli si riscalda solo su un tema: «È ora di finirla di perdere tempo prezioso badando al negazionismo. Dobbiamo andare avanti con l’economia verde sostenibile, lasciare petrolio e carbone sotto terra e puntare sul sole e sul vento». Il suo libro edito da Einaudi, “Non c’è più tempo”, ricostruisce i meccanismi ancora a lavoro oggi nella nostra psicologia prendendo lezioni da Primo Levi e che spiegano perché pur vedendo continuiamo a minimizzare. D’altronde è difficile avere in mente l’apocalisse ogni giorno, specie se uno si vuole alzare dal letto la mattina. Ma forse, rendersi conto che stiamo perdendo le cose che amiamo – l’isoletta della nostra infanzia o la passeggiata in montagna che da ragazzi ci riconnetteva con il mondo – potrebbe essere lo sprone per passare dal Cosa abbiamo fatto al Cosa possiamo fare.

Cosa accadrà in Italia fra il 2030 e il 2052 quando l’aumento di due gradi centigradi sarà cosa fatta?
Succederà che i fenomeni a cui assistiamo già ora, si intensificheranno. Nel corso dell’ultimo secolo i ghiacciai delle Alpi si sono ridotti del 50% della loro superficie, nel 2050 saranno pressoché scomparsi. Il che vuol dire meno acqua. Del cambiamento climatico risente la biodiversità, alcune specie si estinguono, cosa che sta per accadere alla pernice bianca, altre prolificano, come la zanzara tigre che ha portato con sé quattro malattie tropicali che in Italia non avevamo. Ciò significa problemi di carattere sanitario. Le ondate di calore: a Torino, Milano e Bologna raggiungere valori intorno ai 40 gradi è diventato normale. Nei prossimi decenni sfioreremo i 48 gradi. L’estate del 2003, che resta ancora la più calda registrata nell’Europa occidentale, ha contato 70mila morti. Ogni volta che le temperature superano una certa soglia la popolazione anziana e malata è a rischio. Ancora. La siccità: in quanti ricordano il lago di Bracciano vicino Roma semi prosciugato nel 2017? Mancanza di acqua significa danni soprattutto all’agricoltura. Non abbiamo finito. Il livello del mare aumenta di 3 millimetri all’anno, nel futuro tutte le zone costiere saranno sotto minaccia. Si parla di un innalzamento da un minimo di mezzo metro a oltre un metro: riuscite a immaginare cosa significhi per Venezia e o le per zone del delta del Po? Un problema di cui si preferisce tacere. I provvedimenti da prendere sarebbero troppo complessi e costosi oltre a richiedere un tempo troppo lungo per la realizzazione.

Venezia

Quindi anche noi faremo i conti con flussi migratori interni dettati dal clima?
In generale una siccità che produce carestia porterà le persone a migrare per fame e in un futuro un po’ più lontano avremo intere regioni del mondo evacuate per non essere sommerse, cosa che sta già succedendo negli atolli corallini, ad esempio; non se ne sente parlare perché al momento coinvolge solo poche migliaia di persone. Quando si muoveranno le popolazioni dell’area del delta del Nilo, i numeri saranno diversi. Poi quando arriverà il momento di lasciare Rovigo e Venezia, allora avremo i profughi di casa nostra.

Si tratta di una verità scomoda a livello finanziario e politico, per questo capi di stato come Trump e Bolsonaro cercano di rimuoverla?
Hanno sostituito l’interesse economico immediato a una visione di futuro a lungo termine che sarà irreversibile. E purtroppo non possiamo aspettare i loro successori per rimediare. O questo malanno si cura adesso o sarà impossibile contrastarlo. Le leggi della fisica una volta innescate vanno avanti per loro conto. O riduciamo l’inquinamento in questa manciata di anni che restano o non sarà più possibile intervenire.

Siamo in una brutta situazione, nonostante i modelli climatologici avessero previsto tutto.
I modelli sono stati fatti per la prima volta nel 1975 dai fisici dell’università di Princeton, negli Stati Uniti, e da allora non fanno che migliorare. Avevano previsto il riscaldamento e così è stato. Anche chi si affanna a negarlo sarà vittima dei risultati finali. Abbiamo inquinato aria, acqua, suolo. Ovunque c’è traccia delle azioni umane, non a caso questa era geologica prende il nome di Antropocene.

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