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La comunità scientifica è unanime nel ribadire che il riscaldamento globale è un fenomeno in costante aumento dovuto alle attività dell’uomo che incrementano le concentrazioni di gas serra nell’atmosfera: deforestazione, attività industriali, combustione di combustibili fossili, estrazione di materie prime e sviluppo urbanistico. Sentiamo continuamente parlare di decarbonizzazione dei sistemi energetici e del settore dei trasporti, mentre c’è un settore cruciale, quello zootecnico, che rimane ancora nell’ombra.

La riduzione del consumo di carne globale è la chiave per mitigare i cambiamenti climatici, secondo un nuovo report “Changing Climate, Changing Diets: Pathways to Lower Meat Consumption” pubblicato dall’istituto britannico Chatham House. Il settore zootecnico produce il 15% delle emissioni, l’equivalente delle emissioni dei veicoli in tutto il mondo. Se la popolazione mondiale riducesse il consumo di carne, potremmo ottenere un quarto delle riduzioni delle emissioni necessarie entro il 2050, dato fondamentale per mantenere il riscaldamento globale al di sotto del “livello di guardia”.

La prima priorità dei governi dovrebbe essere incrementare la consapevolezza pubblica, incoraggiando i cittadini a adottare comportamenti corretti, sani, rispettosi verso la Terra e i suoi abitanti, umani e non. Se si continuano ad applicare le politiche attuali, saranno 130milioni di persone in più che soffriranno la fame e la malnutrizione come causa diretta dei cambiamenti climatici. E come è consuetudine, a rimetterci per primi sono i popoli più bisognosi e gli animali, vittime della continua volontà dell’uomo di esercitare il proprio dominio sulla Natura.

L’esistenza di tante specie è sempre più minacciata dal riscaldamento globale: inondazioni, fiumi prosciugati, ritiro e scioglimento dei ghiacci, eventi metereologici estremi stanno uccidendo moltissimi animali. 171mila alpaca sono morti a causa di un’ondata di gelo senza precedenti nella regione andina di Puno, migliaia di caimani morti o agonizzanti sono stati ritrovati nel letto prosciugato del fiume Pilcomayo in Paraguay a causa della grave siccità, più di 300 renne, radunatesi durante un forte temporale, sono morte colpite da un fulmine nel Parco Nazionale Hardangervidda, nel sud della Norvegia, le api continuano a morire, anche in Italia, a causa dei cambiamenti climatici e dei pesticidi, in Canada, nella Baia di Hudson, continua l’agonia degli orsi polari che sono costretti a mangiare alghe, cani o qualunque cosa trovino pur di sopravvivere ai momenti di estrema carestia. A ottobre, centinaia di esemplari di pulcinella di mare sono stati ritrovati morti sulle spiagge delle Isole Pribilof; gli scienziati sospettano che la causa sia l’alterazione della catena alimentare oceanica dovuta ai cambiamenti climatici.

Nel 2016 abbiamo assistito a tante stragi, troppe! Ognuno di noi, come singolo individuo o come collettività, può cambiare l’arco di questa curva di morte partendo dalle piccole attività compiute ogni giorno. Una cosa non possiamo e non dobbiamo continuare a fare: ignorare e negare i fatti!

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