Spesso quando si rompe un oggetto si tende a buttarlo via e a comprarne uno nuovo, una cattiva inclinazione nata con la società dei consumi verso gli anni ’60 e progredita fino ad oggi. Che si tratti di borse, biciclette, elettrodomestici o quant’altro, nel 99% dei casi un’oggetto rotto finisce nel pattume.

Da qualche anno a questa parte però in tutto il mondo si sta diffondendo sempre più la buona pratica di riparare gli oggetti rotti, ove possibile ovviamente, anziché trasformarli in rifiuti.
In particolare la Svezia ha recentemente introdotto una legge che prevede uno sconto sulle tasse a tutti coloro che riparano un bene, al posto di comprarne uno nuovo. Tale legge, voluta direttamente dal ministro dei Mercati finanziari e degli Affari del consumatore svedese, Per Bolund, entrerà in vigore durante l’anno e prevede la riduzione dell’Iva dal 25% al 12%. Inoltre le spese di riparazione potranno essere scaricate nella denuncia dei redditi annuale usufruendo in tal modo di ulteriori agevolazioni fiscali. 
Gli scopi perseguibili con questa legge sono principalmente due: ridurre gli sprechi e l’inquinamento ed incentivare il mercato delle riparazioni, quello dell’artigianato, a scapito del consumismo e a favore delle nostre tasche.

Altri esempi vengono dalla Francia con le sue “Resourceries”, ossia una rete di negozi che raccolgono e riciclano quello che viene buttato così da dargli una nuova vita e rivenderlo. Ne esistono circa un centinaio e sono in rapida espansione. Sempre da lì arrivano i “Repair Café”, spazi in cui professionisti, volontari e appassionati del fai da te riparano gli oggetti rotti mentre nell’attesa è possibile bere un te o un caffè e imparare qualcosa sugli oggetti che ci circondano. Oggi sono diffusi anche in Olanda, Austria, Italia, Spagna, Germania e Inghilterra accomunati dal motto che contraddistingue queste realtà: ripara, ricicla, riusa.

Dall’Inghilterra invece arrivano i “Restart Party”, format inventato da un italiano e una inglese, che si è diffuso anche in Italia, Usa, Canada e Nord Africa. Si tratta di eventi organizzati in spazi di aggregazione e gruppi di circa 30 persone guidati da “recuperatori” volontari che permettono di riparare la tecnologia, digitale o analogica, e riutilizzarla a prezzi decisamente inferiori rispetto all’acquisto di un nuovo oggetto. Una tendenza in continua crescita che sicuramente si diffonderà in maniera crescente a dimostrazione del fatto che il mondo è pieno anche di buoni esempi.

a cura di Acirne





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