img3Abbiamo avuto il piacere di fare qualche domanda al presidente della Rinascita Liberale Antiproibizionista, Augusto Togliatti. Il nuovo movimento, evoluzione del MLA, si pone come obiettivo principale la fine del proibizionismo, nel senso più puro del termine. L’obiettivo principale è quello di poter garantire le libertà e i diritti fondamentali dei singoli individui.

Una breve presentazione, tua personale e della Rinascita Liberale Antiproibizionista, nuovo movimento nonché evoluzione del MLA.
Mi chiamo Augusto Tagliati ricopro attualmente la carica di Presidente in Rinascita Liberale Antiproibizionista. Mi adopero per la salvaguardia dei diritti civili fin da ragazzo, una passione che mi accompagna da oltre 20 anni. La mia prima esperienza concreta con cui ho potuto realizzare e comprendere l’efficacia delle battaglie civili e politiche fu la raccolta delle firme e la successiva campagna elettorale del 1993 a favore del referendum, proposto dai radicali, che intendeva abrogare alcune delle normative contenute nella Jervolino-Vassalli. Come probabilmente molti ricordano il referendum fu nettamente vinto con il 55,40% dei Si. Nei primi anni del nuovo millennio ho intensificato la mia azione politica nel PLI, ricostituito qualche anno prima dall’ON. Stefano de Luca, e in breve tempo sono stato eletto membro della Direzione Nazionale, l’organo decisionale del PLI, ruolo che ho occupato per due mandati consecutivi e che mi ha impegnato fino al marzo 2012. 
Rinascita Liberale Antiproibizionista (RL) nasce negli ultimi mesi ed è l’evoluzione del MLA che fu costituito nel settembre del 2011. È un movimento politico-culturale che ha un articolato programma incentrato in gran parte sui diritti civili dei cittadini. È formato dal Presidente, dal Segretario Nazionale (Antonio Da Col), dalla Direzione Nazionale e dai coordinatori presenti nelle varie regioni che rappresentano fisicamente il Movimento sul territorio. Infine RL ha alcune migliaia di tesserati in tutta Italia.

Perché la battaglia antiproibizionista è così importante? Molti affermano che ci sono altre priorità per cui battersi.
Devo fare una piccola premessa: durante la mia esperienza politica mi sono sempre sentito dire, ad nauseam, che c’è sempre qualcosa di più importante, di preminente e di prioritario rispetto alla battaglia antiproibizionista. In ordine cronologico: l’attacco allo Stato e alla democrazia durante gli anni di piombo del ‘70; il pericolo dell’invasione comunista nei primi anni ‘80; la caduta del muro di Berlino nell’89; tangentopoli e il crollo della prima repubblica nel ‘93; la guerra del kosovo alla fine degli anni 90; la crisi e la bolla della new economy nei primi anni del nuovo millennio; il risanamento del Paese e la crisi che ha colpito l’intero globo negli ultimi anni. Ora mi chiedo: di qual natura è la nostra vita? Quella di attendere la fine degli avvenimenti avversi dell’intero globo prima di pretendere il riconoscimento dei nostri diritti civili? In realtà l’essere contro il proibizionismo dovrebbe essere naturale per tutti. Poiché la nostra società si dovrebbe fondare sulla convivenza tra cittadini diversi e sulla libertà di ciascuno nell’ambito delle regole da loro stessi scelte. Quindi posso affermare con assoluta certezza che la reale priorità è il riconoscimento dei diritti civili dei cittadini e, tra questi, la legalizzazione della Canapa ricopre un aspetto importante che non deve essere marginalizzato. In conclusione la battaglia antiproibizionista non è fine a se stessa ma è un punto di partenza per una convergenza delle richieste dei cittadini per ottenere il riconoscimento dei molteplici diritti civili, tutt’ora negati, che vanno indubbiamente oltre alla sola richiesta della legalizzazione della canapa.

Ci sono pregiudizi verso il vostro operato o riscontrate molte approvazioni?
Non abbiamo e non ho riscontrato seri pregiudizi da parte dei cittadini sulle battaglie che portiamo avanti quotidianamente. Non corrisponde neppure al vero ciò che molti ragazzi pensano. Il pensiero dominante avrebbe un denominatore comune nella battaglia antiproibizionista: essa sarebbe una questione riguardante solo una particolare tipologia di cittadini e soprattutto un elemento riservato esclusivamente ai giovani ragazzi o agli utilizzatori abituali di canapa. Questa supposizione è errata e il referendum del ‘93 lo dimostra ampiamente. Trovo invece un elevato livello di scoramento e impreparazione da parte dei più giovani i quali non credono possibile vincere la battaglia antiproibizionista e per giustificare questo loro atteggiamento teorizzano le situazioni più improbabili: dal veto del Vaticano su un’eventuale legalizzazione, è la versione più suggestiva e quindi la più utilizzata, alla capacità della criminalità organizzata di poter decretare l’esito del referendum tramite l’utilizzo di tecniche alchimistiche sconosciute. Dovremmo forse iniziare a spiegare, soprattutto ai più giovani, che in realtà è possibile vincere tutte le battaglie riguardanti i diritti civili, il segreto è sapersi organizzare e agire in modo univoco.

Vedete qualche speranza nel fatto che la legge Fini-Giovanardi possa cambiare?
La legge Fini-Giovanardi, tra l’altro molto complessa, può e deve senz’altro cambiare. Il problema è come riuscire a farlo. Si deve considerare che nell’attuale Parlamento esistono delle correnti ispirate ideologicamente alle tre grandi linee di pensiero politico: conservatori; socialisti; liberali. Tralasciando la parte socialista, che ritengo piuttosto confusa sull’argomento, va spiegata la sostanziale differenza antropologica tra conservatori e liberali: la mentalità dei conservatori ha un fondo di antropologia pessimistica, che prende il mondo come è e non si fida di cambiarlo. La mentalità dei liberali ha un fondo di antropologia relativistica, che sconta i difetti del mondo ma non rinuncia a correggerli nei limiti del possibile. Questa differenza è fondamentale e spiega in modo chiaro del perché non potremmo mai aspettarci da parte dei conservatori una volontà autonoma nel modificare una legge che, tra l’altro, loro stessi hanno ricucito e legiferato. L’ostacolo maggiore è che i conservatori hanno nel tempo sempre detenuto la maggioranza dei seggi nel Parlamento italiano. È chiaro che se questo loro predominio dovesse continuare sarà difficile legiferare una legge soddisfacente per tutti gli antiproibizionisti.

Che rapporto avete con i Radicali? Percorrete strade diverse o simili?
Se c’è in Italia una forza politica a cui va riconosciuto il sostantivo “coraggio” è senz’altro il Partito Radicale. Le lotte e le battaglie di cui i radicali si sono fatti promotori sono talmente tante che è perfino impossibile ricordarsele tutte. Il nostro rapporto con loro è di rispetto. Abbiamo, sostanzialmente per merito di Claudia Sterzi, avuto l’opportunità di partecipare a due conferenze stampa che riguardavano il tema dell’antiproibizionismo e dove, insieme anche ad altre associazioni, abbiamo esposto i problemi derivanti dall’attuale legge Fini-Giovanardi. Ritengo che, nonostante qualche incomprensione avvenuta in passato, sia senz’altro possibile affrontare insieme molti dei temi di cui noi ci facciamo garanti e fautori.

L’ultimo evento importante è stata la conferenza stampa in senato, cosa avete portato a casa e cosa no?
L’ultima conferenza stampa ci ha sostanzialmente lasciato un bel ricordo. Oltre a quello purtroppo non si sono avute ripercussioni mediatiche. Non è un demerito di chi ha comunque organizzato l’evento ma soprattutto dei giornalisti che quando possono evitano di scrivere dell’argomento in oggetto.

Il vostro programma elettorale è molto ampio e dettagliato. Quanto può cambiare, poi, nell’effettiva attuazione dello stesso?
Ci piacerebbe moltissimo vedere cosa accadrebbe in Italia se si avesse il coraggio di attuare il nostro programma. Le nostre sono proposte precise, dettagliate e portate avanti senza contraddizioni. Pensiamo invece alle imperfezioni, ad esempio, delle ultime uscite di alcuni noti esponenti politici che, paradossalmente, si definiscono liberisti di sinistra e credono seriamente di vivere in un Paese liberale. Innanzitutto non si vede come una persona seria possa parlare di liberismo in un’Italia dove oggi lo Stato intermedia più della metà del prodotto interno e si balocca con il proibizionismo ma a noi, come movimento, ci piacerebbe chiedere a questi tuttologi quali pensano siano le riforme necessarie per il nostro Paese. Aumentare la percentuale statalista in economia? Ridurre ancora l’individualismo metodologico sui diritti civili ed in genere sulla libertà di esprimere le proprie iniziative e gestire il proprio privato? Constatiamo tutti i giorni gli ammiccamenti da parte dell’area progressista verso il centro di Casini, spesso definito il diavolo liberista. È chiaro che se le premesse sono quelle di formare il prossimo Governo con l’aiuto determinante dell’UDC sarà indubbiamente difficile apportare delle modifiche significative al Paese. La razionalità di un piccolo movimento come Rinascita Liberale Antiproibizionista deriva dal fatto che ha la presunzione di non dover modificare il proprio programma in base alle richieste del Casini di turno.

Cosa ne pensi dell’attuale “scena antiproibizionista italiana” e delle manifestazioni come la Million Marijuana March?
Una domanda a cui è molto difficile rispondere. Io credo che, purtroppo, le associazioni italiane antiproibizioniste siano divise e spesso in conflitto tra di loro. Questo elemento non fa altro che rafforzare e favorire il fronte proibizionista, molto compatto, nell’imporre il loro pensiero a tutta la comunità italiana. La MMM è un sintomo di quella che definisco la patologia dell’imperfezione. Potrebbe e dovrebbe essere un grande appuntamento con lo scopo di unificare tutti i movimenti antiproibizionisti sotto un’unica bandiera è, invece, una manifestazione, tra l’altro molto simpatica, che non cristallizza i rapporti tra le associazioni lasciando trapelare nell’ambiente circostante un’immagine classica e stereotipata degli antiproibizionisti. Non è una critica perché ritengo che gli organizzatori sono liberissimi di predisporre, coordinare e programmare come meglio credono la loro iniziativa. È una semplice constatazione.

Cosa vi aspettate per il 2013? E cosa dobbiamo aspettarci da Rinascita Liberale Antiproibizionista?
Il 2013 sarà un anno importante. In primo luogo perché si terranno le elezioni politiche in primavera e, in base ai risultati elettorali, si potrà stabilire se ci sono le condizioni per legiferare una serie di leggi che tengano conto delle richieste, sempre più insistenti, dei cittadini italiani riguardanti i diritti civili già ampiamente riconosciuti in quasi tutti gli altri Paesi europei. Le premesse non sono delle migliori: si prospetta la rielezione dei soliti signori che da troppi anni sono seduti sugli scranni parlamentari. Il complesso sistema dei filtri, sia nei mezzi televisivi che sulla carta stampata, che alla fine garantiscono che i punti di vista non conformistici siano annullati o in qualche modo messi ai margini sono ben presenti e, come sempre, pronti ad entrare in azione. In altre parole alla fine i cittadini italiani torneranno a votare, in grande maggioranza, i Partiti che da sempre ci hanno governato. Rinascita Liberale Antiproibizionista è perfettamente cosciente della situazione che ho descritto. Noi ci adopereremo per proporre due referendum: il primo riguarderà l’abrogazione delle normative contenute nella Fini-Giovanardi. Il secondo, contestuale al primo, prevederà l’abrogazione del mandato a Equitalia per la riscossione dei debiti pendenti da parte dei cittadini italiani. Quello più critico è sicuramente il secondo perché va a rasentare delle normative molto complesse che regolamentano i tributi e le imposte. Possiamo già annunciare fin da ora che Rinascita Liberale Antiproibizionista raccoglierà le firme per i suddetti referendum a partire da maggio 2013. È inutile negare che si tratterà di una vera prova di forza e di maturità poiché raccogliere oltre 500.000 firme in tre mesi, tutte autenticate, non è uno scherzo o un gioco da ragazzi. Approfitto dell’intervista per fare un appello ai vostri lettori: fatevi un nodo al fazzoletto e ricordatevi che i banchetti di Rinascita Liberale Antiproibizionista, presenti fin dalle prossime settimane nelle strade e nelle piazze italiane, serviranno per organizzare la raccolta delle firme per i referendum descritti sopra.
Grazie a tutti voi.

Augusto Tagliati
Presidente di Rinascita Liberale Antiproibizionista
www.rinascitaliberale.it

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