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Martedì 8 aprile sono state consegnate dalla Lipu-BirdLife Italia al Parlamento oltre 50mila firme contro i richiami vivi; la raccolta avvenuta nelle piazze e online fa parte della campagna lanciata dall’associazione lo scorso autunno, con l’obiettivo di cancellare una delle pratiche più cruente e aberranti ancora in uso sugli animali selvatici.

Ogni anno decine di migliaia di uccelli migratori vengono utilizzati come richiami vivi; questi piccoli uccelli vengono torturati per tutta la loro breve esistenza. I poveri prigionieri non sanno, che con il loro canto melodioso, provocano la morte di tanti fratelli, facili prede di cacciatori vigliacchi appostati e mimetizzati tra i cespugli con il fucile spianato. Gli uccelli da richiamo vengono catturati con delle reti posizionate tra alberi ricchi di pastura (cibo succulento) negli impianti autorizzati delle Province (legge 157/92 articolo 4 comma 3). Il numero di uccelli catturabili è inferiore rispetto alla domanda; la mancanza di equilibrio tra domanda e offerta incrementa il mercato nero, incoraggia la cattura e la compravendita illegale ampliando il fenomeno del bracconaggio. Dopo la cattura, prima di essere portati nei centri di distribuzione, dove vengono regalati ai cacciatori, viene messo loro un anellino di riconoscimento di metallo o ceramica con targa della Provincia e numero.

Per il cacciatore è determinante capire immediatamente il sesso dell’animale: il maschio serve da richiamo, mentre la femmina ha la funzione di riproduttrice. Vi sono alcune specie, il cui dimorfismo sessuale (l’insieme delle caratteristiche fisiche che, nell’ambito di una stessa specie animale o vegetale, contraddistinguono i due sessi) non è evidente. Il cacciatore, allora, per capire il sesso dell’animale, pratica il sessaggio endoscopico per osservare gli organi riproduttivi; in pratica prende l’animale, gli toglie le penne dal ventre, gli pratica un’incisione alla cavità addominale, gli scosta con una spatola l’intestino e in questo modo riesce a determinarne il sesso. Compiuta l’operazione – che dovrebbe essere praticata da un veterinario, non da un cacciatore – il ventre dell’animale viene ricucito con il filo di seta.

Al momento della cattura, alcuni uccelli, vengono ceduti come maestri di canto agli allevatori che li utilizzano per la riproduzione, per dare vita a nuove generazioni. Alcuni animali finiscono nelle fiere ornitologiche venatorie. I richiami vivi sono una delle tante realtà che ruotano attorno alle fiere degli uccelli. Con la cattura, in ogni caso, inizia per l’uccello da richiamo una nuova vita contrassegnata dalla perdita della libertà e della dignità. Da subito deve dimenticare ciò per cui è nato e destinato: il cielo, il volo, il vento, il sole, la pioggia, il bosco, l’erba, la ricerca del cibo, il corteggiamento, l’accoppiamento, l’allevamento dei piccoli. L’istinto della fuga, insito nell’animale, lo spinge a cercare una vita di fuga dalla gabbia ma i suoi tentativi si trasformano in occasioni per procurarsi ferite e lesioni al becco e agli arti. Non può spiegare le ali nel minuscolo spazio di appena 28 cm in cui è recluso e non può curare il piumaggio (fondamentale per l’isolamento termico). All’uccello da richiamo non è permesso cambiare la muta o cantare in primavera, quando inizia la stagione dell’amore.

La caccia è chiusa e il suo canto per l’uomo è inutile. Le stagioni di un uccello da richiamo sono scadenzate dal calendario venatorio e manipolate dall’uomo; gli strappa le penne quando lo ritiene opportuno per determinare la muta artificiale e lo tiene al buio per diversi mesi (causandogli, spesso, la cecità) in modo da fargli perdere la percezione del tempo. L’uccello da richiamo, grazie a questo trattamento, canta fuori stagione ossia quando fa freddo e le giornate diventano corte, canta quando serve all’uomo, canta quando inizia la caccia e inconsapevolmente, con il proprio strumento musicale attira e provoca la morte di tanti altri uccelli. Può capitare, anche, che l’uccello da richiamo non voglia cantare e se ciò dovesse accadere viene sottoposto ad altre sevizie (accecamento con uno spillino, mutilazione, torcimento della testa), che lo costringono a cinguettare. La sua prigionia termina dopo circa quattro anni, quando non è più in grado di cantare per servire l’uomo.

La denuncia della Lipu-Birdlife Italia, dedicata a questi animali, ha riscosso grande attenzione e indignazione: «La necessità di agire è impellente – ha dichiarato Fulvio Mamone Capria, presidente dell’associazione – anche perché è stata aperta una procedura d’infrazione ai danni dell’Italia. La legge Europea 2013 è l’occasione giusta. Il Governo, il ministero dell’Ambiente, tutti i deputati sostengano l’emendamento e lo approvino rapidamente, per il bene della natura, del diritto e della nostra stessa dignità». Sotto la minaccia di una condanna da parte dell’Europa abbiamo una ragione in più, che si somma a quella etica, per abolire questa pratica crudele e contro natura. Se i deputati italiani approveranno l’emendamento alla legge europea 2013, che cancellerebbe dall’ordinamento italiano la pratica dei richiami vivi, porranno fine a questa situazione d’illegittimità e brutalità.

 





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