Prima della rivegetazione

Durante questo gelido inverno mi sono regalato un bel viaggio da ganja-woofer alla scoperta delle migliori tecniche di coltivazioni di cannabis. Il ganjawoofing è una passione che ‘coltivo’ da anni perché mi permette di viaggiare, conoscere persone interessanti e imparare le migliori tecniche di coltivazione della mia pianta preferita.

Questa volta sono andato sulle Alpi a conoscere più da vicino le strutture di una storica azienda svizzera produttrice di CBD di alta qualità che si occupa inoltre di ricerca scientifica, selezione genetica e coltivazione. Al mio arrivo in una delle strutture adibite alla coltivazione era in corso uno speciale “cambio di stagione” che mi ha portato a riflettere su una questione: è possibile rivegetare una pianta di cannabis e ottenere risultati soddisfacenti? La risposta è sì! Vediamo insieme come.

Come scrive Dj Short (per chi non lo sapesse è il breeder della Bluberry) nel suo libro “Cultivating Exceptional Cannabis: An Expert Breeder Shares His Secrets”, «il metodo Re-Green consiste nel portare una pianta matura e piena di cime a uno stadio vegetativo». Attualmente la rivegetazione delle piante di cannabis è una tecnica sempre più estesa poiché permette al coltivatore di modificare tempi e spazi senza subire perdite e di preservare inoltre una buona genetica.

Prima della rivegetazione

Per iniziare questo processo c’è da tenere in considerazione due aspetti importanti: luce e nutrienti.

Luci: i fotoperiodi
I cicli di vegetativa e fioritura sono governati da fotoperiodi. Quando le ore di sole sono maggiori di quelle di notte le piante di cannabis crescono, quindi sono nella fase di vegetazione. Quando i giorni diminuiscono e le ore di oscurità aumentano, le piante di cannabis fioriscono. Quindi per far rivegetare una pianta è necessario intervenire sul fotoperiodo aumentando le ore di luce.

Nutrienti: la fertilizzazione
L’azoto è l’elemento principale per la crescita di una pianta. La fase della ri-crescita è stata caratterizzata dall’uso di fertilizzanti ricchi di questo minerale, mentre per la fase della fioritura sono stati utilizzati nutrienti contenenti potassio (K) e fosforo (F).

Un esperimento ben riuscito
Una volta arrivato ho trovato i grower alle prese con una greenhouse tardiva. Alcune piante erano state messe a dimora durante la fine dell’estate e per via di un autunno più gelido del solito, stavano fiorendo senza aver raggiunto le giuste dimensioni: erano troppo piccole. Le previsioni davano un inverno rigido e per questo motivo si è deciso di spostarle indoor.

Settima settimana di fioritura

È stata quindi adibita una room di sperimentazione per la rivegetazione delle piante sotto rigido controllo durante tutte le sue fasi.

Il timer delle luci è stato impostato a 18/6h per più di 40 giorni in modo da assicurare il giusto numero di ore di luce, le temperature impostate erano tra 18 e 25 gradi con un’umidità quasi costante del 50-60%. Durante questo periodo sono stati effettuati lavori di potatura per evitare la possibilità di muffe, come la botrite, e diversi trattamenti antiparassitari costanti.

Quando la pianta subisce uno stress è più debole ed è in questo momento che un coltivatore dovrebbe darle tutte le attenzioni di cui ha bisogno. Penso che le piante siano come le persone. Lascereste mai allo sbando una persona a voi cara molto stressata?

Durante la fase di rivegetazione le piante sono cresciute e si sono trasformate a poco a poco. All’inizio era come se fossero “svalvolate”: avevano iniziato a produrre foglie a una punta, a tre punte, poi foglie direttamente dai quei piccoli fiori che si erano riusciti a sviluppare sebbene le basse temperature avessero caratterizzato quella fase di fioritura outdoor. Sembrava che non ne volessero sapere di trasformarsi in quelle meravigliose piante che noi conosciamo.
Ma non bisogna mai gettare la spugna quando sappiamo che stiamo agendo bene.

Settima settimana di fioritura

Ed ecco infatti che dopo 40 giorni le piante hanno riacquistato la forma originale, con foglie a cinque punte e nuovi germogli. Gli esemplari più profumati e produttivi sono stati selezionati e mantenuti nella stanza dedicata alla crescita vegetativa per mantenere la genetica che altrimenti sarebbe andata persa. Tutte le altre sono state preparate per la ri-fioritura: con un’ulteriore sfoltita e un riposizionamento sui vassoi sotto le luci, le piante sono passate da un giorno di 18 ore di luce a uno di 12.
La fioritura è stata portata a termine seguendo i parametri standard: temperature notturne comprese tra 18-20 gradi e diurne tra 24-28 gradi e l’umidità sempre compresa tra 50-60%.

Il risultato è stato grandioso. Abbiamo ottenuto un raccolto abbondante e senza nessun segno di ermafroditismo o altri problemi. In che modo? È stata una questione di attesa e tanto, tanto amore durante la fase critica, cioè il passaggio da fuori a dentro e il cambio di fotoperiodo.

E anche questa volta siamo riusciti a ottenere delle cime testate, profumate e pronte da utilizzare.

a cura di Dank Weediams





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