Il M5S riprova, tramite un emendamento, a legalizzare la filiera della cannabis light. Non è la prima volta, visto che era già stata una modalità tentata con la legge di bilancio del 2019, quando fu bloccato dalla Casellati adducendo motivi tecnici che in realtà erano politici, e poi nell’estate 2020 con il Dl Rilancio. In entrambi i casi un nulla di fatto, come era già successo con varie proposte di legge, mai discusse.

Ora assistiamo a questo nuovo tentativo, perché, come scritto nel provvedimento, “è un fenomeno che non può più essere ignorato e deve essere prontamente affrontato con un approccio oggettivo e concreto, attraverso una chiara e complessiva regolamentazione”.

L’obiettivo della proposta è anche quello di regolare l’indotto distributivo, garantendo trasparenza delle informazioni e delle indicazioni relative ai prodotti commercializzati. Non è infatti un mistero che in Italia è completamente legale coltivare canapa, ma la politica non ha mai voluto normare l’uso umano delle infiorescenze, portando a questa situazione di stallo dal punto di vista politico, che però mette a repentaglio agricoltori e commercianti, in balia del pm di turno.

Intanto sono già arrivate le prime reazioni della Lega, da sempre contraria al fenomeno tanto che Salvini, quando era ministro dell’Interno, lanciò una vera e propria crociata contro i negozi di settore annunciando che li avrebbe fatti chiudere uno a uno, che ribadisce la propria posizione, accomunando la cannabis light alla droga e bloccando come ogni volta la discussione nel merito della proposta.

“La ricetta 5Stelle per far ripartire l’Italia? Ristorare gli italiani con la cannabis light Con i morti negli ospedali, le terapie intensive piene, le famiglie in crisi, intere categorie di lavoratori che aspettano ancora la cassa integrazione e i soldi che non verranno, il governo che fa? Pensa di regolamentare l’intera filiera della canapa, liberalizzando la cannabis light. Tanto per ‘ristorarli'”,  sottolinea infatti Simona Baldassarre, eurodeputata della Lega.

Noi sottolineiamo per l’ennesima volta l’atteggiamento dei nostri politici, attenti più a solleticare gli istinti proibizionisti piuttosto che valutare un’iniziativa che, piena crisi economica, porterebbe lavoro e risorse in un settore che, nonostante tutti i problemi e il manncato appoggio istituzionale, ha realizzato un fatturato stimato in oltre 150 milioni di euro nel solo 2019.





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