A tre anni dall’avvio dei lavori della Commissione Nazionale per le Infrastrutture, i risultati degli studi parlano chiaro: nell’arco del prossimo decennio e poco più, nel Regno Unito l’incremento dell’energia prodotta da fonti rinnovabili potrebbe essere tale da scoraggiare l’uso del nucleare e quindi degli investimenti ad esso legati.

D’altronde, se a parità di costi è possibile evitare i noti rischi delle centrali, perché non preferire loro una valida fonte alternativa?

Un ragionamento lineare, quello portato avanti dal presidente della Commissione John Armitt, che oggi si avvale di dati ufficiali su cui l’opinione pubblica e il governo sono chiamati a riflettere: «Una cosa che abbiamo imparato tutti – ha detto Armitt – è che questi grandi programmi nucleari possono essere molto impegnativi, abbastanza rischiosi e in una certa misura gravosi per il bilancio pubblico.»

Il riferimento è al piano nazionale che prevede la realizzazione di sei impianti nei prossimi anni, un numero che potrebbe ridursi considerevolmente – gli esperti parlano di una sola unità -, proprio grazie all’elettricità da vento, sole, mare e altre fonti pulite sulla cui affidabilità per soddisfare il fabbisogno energetico la conclusione dei lavori di ricerca non alimenta perplessità.

Una buona notizia che alimenta l’ottimismo per il futuro e che non può prescinde dal lavoro di sensibilizzazione svolto finora: le cifre pubblicate dalla società di analisi energetica EnAppSys mostrano che in questi mesi in UK le rinnovabili hanno superato il nucleare in termini di produzione elettrica; infatti, le centrali eoliche, solari e a biomassa hanno fornito il 28,1% dell’energia in aprile, maggio e giugno, contro il 22,5% garantito dal nucleare. Sorpasso effettuato, dunque.

Realtà che non si discosta molto da quella prospettata già nel 2011 dal WWF-UK: «Investire nelle energie pulite ci offre un mezzo per affrontare i due più importanti fallimenti del mercato che ora il mondo si trova a fronteggiare: la crisi finanziaria e il cambiamento climatico – dichiarava al tempo il direttore David Nussbaum. L’unica domanda che rimane è, abbiamo davvero il coraggio di fare questa scelta?».

Il governo May finora ha cautamente mantenuto un approccio di integrazione di diverse fonti. Resta da vedere se questo suggerimento sulla direzione che dovrebbero prendere gli investimenti resterà tale o avrà un suo peso nelle prossime decisioni politiche. Secondo i calcoli della Commissione, entro il 2030 almeno il 50% dell’energia dovrebbe provenire da fonti rinnovabili, rispetto all’attuale 30% circa. Ma dipende dal Paese e, appunto, dal suo coraggio.





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