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Referendum: un passo avanti per la cannabis e per tutti i cittadini

La mobilitazione che abbiamo visto in Italia per il referendum sulla cannabis è l’ennesimo passo per dar voce ad una delle questioni sociali, di giustizia e di salute più importanti nel nostro Paese

Attivisti per il Referendum Cannabis Legale

Nell’ultimo periodo in Italia c’è stato un boom sul tema della cannabis. Sfidando ogni tabù e il silenzio della politica, una forte mobilitazione ha portato alla raccolta firme per chiedere un referendum sulla depenalizzazione della cannabis. Questo è solo un ulteriore passo che si inserisce in un contesto più ampio, fatto di tante iniziative culturali e normative, che ha spinto più di mezzo milione di persone a scendere in campo per far sentire la propria voce.

La campagna per la legalizzazione della cannabis coinvolge diversi attori. Infatti, il comitato promotore del referendum è composto dalle Associazioni Luca Coscioni, Meglio Legale, Forum Droghe, Antigone, Società della Ragione, il partito +Europa e i rappresentanti dei partiti Possibile e Radicali italiani.

Si tratta di una campagna che va avanti da anni e che dà voce a una delle questioni sociali più importanti e trasversali nel nostro paese, un tema che attraversa la giustizia, la salute pubblica, la sicurezza, la possibilità di impresa, la lotta alle mafie, la ricerca scientifica e le libertà individuali. E sono proprio i dati relativi a questi diversi aspetti a rendere evidente l’esigenza di un intervento all’attuale normativa che disciplina la materia di sostanze stupefacenti (DPR 309/1990, o anche Testo Unico sugli stupefacenti).

I dati

Guardando ai numeri, infatti, si stima che in Italia i consumatori di cannabis siano oltre 6 milioni ogni anno (dati Istat), attualmente sanzionabili sul piano amministrativo per la sola detenzione. Ancor più allarmanti i dati relativi al mercato illegale: il mercato delle sostanze stupefacenti muove attività economiche per 16,2 miliardi di euro, di cui circa il 39% può essere attribuito al consumo dei derivati della cannabis. È stimato, invece, che la legalizzazione della cannabis, potrebbe nelle casse dello Stato fino a 7 miliardi di euro all’anno.

Infine, ma non meno importanti, i numeri che riguardano il settore giustizia: nel 2020 le operazioni di polizia finalizzate al contrasto dei derivati della cannabis sono state 12.066. La cannabis resta lo stupefacente più sequestrato nel nostro Paese, rappresentando, da sola, circa la metà di tutta la droga individuata dalle forze di Polizia nel 2020, mentre le persone detenute per reati droga-correlati rappresentano oltre un terzo della popolazione carceraria. 

Dunque, la legalizzazione della cannabis oltre a garantire la libertà dei consumatori, che in Italia rappresentano un numero significativo, costituisce un importante segnale per la criminalità organizzata, colpendo una buona parte dei suoi interessi economici nel mercato degli stupefacenti, incide positivamente sul problema del sovraffollamento delle carceri e contribuisce a non disperdere risorse pubbliche. 

La proposta in Parlamento 

In commissione giustizia alla Camera dei deputati l’8 settembre 2021 è stato adottato il testo base della legge, che prevede la depenalizzazione della coltivazione domestica fino a un massimo di quattro piante femmine. Successivamente al voto in commissione, non sono tardate le reazioni dei politici di destra che hanno manifestato la volontà di intervenire proponendo emendamenti per bloccare il testo. 

Il referendum

Il quesito referendario riferito al Testo Unico sugli stupefacenti interviene sia sul piano della rilevanza penale sia su quello delle sanzioni amministrative. In primo luogo, intende depenalizzare le condotte di coltivazione e detenzione illecita di qualsiasi sostanza (intervenendo sulla disposizione di cui all’art. 73, comma 1) e di eliminare la pena detentiva per qualsiasi condotta illecita relativa alla cannabis, con eccezione dell’associazione finalizzata al traffico illecito di cui all’art. 74, intervenendo sul 73, comma 4. 

Sul piano amministrativo, infine, il quesito propone di eliminare la sanzione della sospensione della patente di guida e del certificato di idoneità alla guida di ciclomotori attualmente destinata a tutte le condotte finalizzate all’uso personale di qualsiasi sostanza stupefacente o psicotropa, intervenendo sull’art. 75, comma 1, lettera a).

La partecipazione massiccia che ha portato al raggiungimento delle 500mila firme necessarie per la richiesta del referendum in una sola settimana dal lancio sabato 11 settembre, ha dimostrato che c’è un’Italia molto più attiva del Parlamento, che non ha paura di esprimersi, impegnarsi e scegliere.

I prossimi passaggi

Raccolte le firme, il 22 settembre il comitato promotore ha inoltrato la richiesta ai comuni italiani per ottenere i certificati elettorali che dovranno essere consegnati, insieme alle corrispettive firme, in Corte di cassazione entro il 30 settembre. Tuttavia, nonostante la consegna sia prevista per legge entro il termine massimo di 48 ore dalla richiesta, le numerose adesioni alla campagna referendaria hanno fatto temere un ritardo dei comuni, che avrebbe messo a rischio l’intero referendum. Timore che a pochi giorni dal termine previsto è diventato realtà: il giorno prima della consegna i certificati tornati indietro erano poco più che 200.000. Per questa ragione, il comitato promotore ha chiesto al governo di estendere il termine per la consegna delle firme e dei certificati al 31 ottobre, così come previsto per i referendum depositati prima del 15 giugno, per evitare discriminazioni tra le diverse iniziative referendarie.

Ottenuta la proroga dal governo a seguito di un presidio tenutosi a Montecitorio il 29 settembre, il comitato promotore ha potuto raccogliere i restanti certificati elettorali delle firme digitali e parallelamente ha iniziato anche una raccolta firme “on-life”, lanciando “100 piazze per il Referendum Cannabis” e portando nelle strade e piazze italiane più di 100 punti informativi e di raccolta firme. 

Il 28 ottobre il comitato promotore e i tanti attivisti presenti hanno depositato le firme in Corte di Cassazione. Questa, infatti, è chiamata ora a svolgere un controllo sulla regolarità delle firme e decidere sulla legittimità del referendum entro il 15 gennaio, per poi passare la palla alla Corte costituzionale che si esprimerà sull’ammissibilità. Se il referendum supererà entrambi i controlli gli italiani saranno chiamati a votare in una domenica tra il 15 aprile e il 15 giugno.

Due donne sostengono la bandiera di Cannabis Legale

a cura di Antonella Soldo
Esperta di politiche sulle droghe e dirigente di Radicali Italiani dal 2016 al 2018, coordina la campagna Meglio Legale per la legalizzazione della cannabis e per una diversa gestione del fenomeno del consumo degli stupefacenti





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