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La Red Bull è l’azienda di punta di un settore in forte espansione come quello delle bevande energetiche. L’azienda austriaca commercia la lattina con il simbolo del toro rosso in oltre 160 paesi, con un giro di affari di 5,3 miliardi di euro l’anno. Sugli ingredienti presenti al suo interno e sui rischi correlati ad un uso eccessivo c’è ampio dibattito, che sovente sfocia in bufale colossali, come quella che vorrebbe la Taurina (aminoacido presente in tutti gli energy drink) estratta direttamente dai testicoli del toro, mentre in realtà è un prodotto di laboratorio. Anche sui rischi correlati alla salute in rete si può trovare di tutto: articoli che sostengono che sia una sorta di veleno pericolosissimo, ed altri che invece negano qualsiasi problematica. Tuttavia ormai esiste una letteratura scientifica attendibile su questa bevanda, e a questa ci siamo attenuti nella stesura di questo articolo.

RISCHI CONNESSI AGLI INGREDIENTI CONTENUTI. In ogni lattina di Red Bull sono presenti: caffeina (80mg, pari ad una tazzina di espresso); taurina (un grammo circa) considerata uno stimolante cardiaco che, se assunto in eccesso, può causare ipertensione; inositolo (sostanza che stimola il rilascio di serotonina); zucchero in concentrazioni molto elevate (circa 7 cucchiaini per lattina) e glucuronolattone (altro tipo di zucchero). Secondo la ricerca si tratta di dosi non particolarmente pericolose di per sé, il problema è che mescolate insieme provocano un’azione stimolante che per molti può risultare eccessiva, causando tachicardia e talvolta difficoltà renali. In pratica bere una Red Bull è come prendere una tazzina di caffè ed aggiungerle sette cucchiaini di zucchero e un paio di grammi di altri stimolanti prima di berla. E’ questa la reazione che secondo la casa produttrice “ti mette le ali”.

RISCHI CORRELATI AL CONSUMO ECCESSIVO PER GLI ADOLESCENTI. I rischi del consumo di questa bevanda aumentano nel caso degli adolescenti, questo è almeno ciò che sostiene la rivista Pediatrics, organo ufficiale dei pediatri statunitensi. Secondo la ricerca pubblicata, gli stimolanti contenuti nella Red Bull possono causare ai più giovani “notevoli effetti avversi, come crisi epilettiche, diabete, anomalie cardiache, dell’umore e disturbi comportamentali”. Secondo i dati, solo negli Usa si verificano “oltre 5mila casi annui di minorenni ricoverati per abuso di caffeina e sostanza stimolanti legali”, un dato che dovrebbe spingere le autorità a “valutare di porre dei limiti alla vendita ed alla pubblicità degli energy drink”, che proprio tra i giovanissimi trovano la fascia più affezionata dei propri clienti.

RISCHI CORRELATI ALL’ASSUNZIONE INSIEME AGLI ALCOLICI.
Un’altra problematica, forse ancora più seria, è quella correllata all’abitudine (che ormai si è imposta anche in Italia) di usare la Red Bull come ingrediente per i cocktail alcolici. Il suo successo è dovuto al fatto che, a livello di percezione, dà l’impressione di attutire gli effetti dell’alcol, mantenendo la persona maggiormente lucida e reattiva. Ma secondo alcuni studi proprio questo è l’aspetto più pericoloso, che causa la sensazione di poter comunque mettersi alla guida e talvolta può alimentare l’aggressività. Per queste ragioni il governo danese ha imposto che sulle lattine venga riportata una dicitura che ne sconsiglia l’assunzione insieme all’alcol, e secondo studi prodotti dal ministero della Sanità il suo consumo insieme agli alcolici sarebbe “legato a un aumento di ricoveri in Pronto soccorso dovuti in primo luogo a incidenti stradali e risse.

L’UNIONE EUROPEA BLOCCA OGNI POSSIBILE LIMITAZIONE. La ricerca sugli effetti della Red Bull dovrebbe essere quindi sufficiente per considerarla una bevanda da consumare con moderazione, magari da vietare ai minori di 16 anni. Invece all’azienda (che spende ben il 30% del fatturato in campagne pubblicitarie) sono consentite operazioni di marketing anche discutibili, come la pratica di regalare lattine in occasione di importanti eventi sportivi (per esempio prima delle partite di calcio di serie A e B) in occasione dei quali non è affatto raro vedere bambini di otto anni che la bevono come fosse succo di frutta. Dopotutto anche vari ministeri della Sanità europei avevano provato a metterla al bando: in Francia e Danimarca era stata vietata, in Norvegia ne era consentita la vendita solo in farmacia, mentre altri paesi come la Gran Bretagna ne sconsigliavano l’uso a minorenni e donne incinte. Iniziative poi bloccate dall’Unione Europea che, in nome della libera circolazione delle merci, ha imposto agli stati membri di autorizzarne la vendita senza limitazioni.





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