Tra un anno sarà passato mezzo secolo dalla prima volta che la Comunità San Benedetto ha aperto le porte a persone con problemi di dipendenza da stupefacenti o alcol. Fondata a Genova da Don Andrea Gallo, la comunità è oggi una realtà importante nella provincia di Alessandria dove è presente con quattro sedi e diversi progetti. Si definisce operativa nel settore dell’artigianato educativo che significa dedicarsi alla formazione di persone fragili e vulnerabili, spesso gli ultimi e i più in difficoltà credendo che nell’educazione e non nella punizione stia la chiave per la rinascita.

Non è strano quindi che la comunità sostenga un cambiamento radicale di rotta nelle politiche sulle droghe in Italia, e che per questo sia presente in tutte le battaglie antipunizioniste e antiproibizioniste: «Riteniamo che nel nostro Paese si combatta da sempre una battaglia di repressione feroce contro i consumatori (le vittime casomai del fenomeno) e ininfluente contro il narcotraffico e la criminalità organizzata. Se tutte le risorse impiegate per reprimere, contenere, punire i consumatori fossero impiegate per contrastare il narcotraffico forse qualche risultato si raggiungerebbe».

Da educatori, psicologi, animatori, pedagogisti, insegnanti, operatori, cosa vi ha insegnato la vostra esperienza nella comunità?
Quello che abbiamo scoperto, nella realtà fatta di persone e comportamenti, è che i Paesi dove la depenalizzazione, la tolleranza, la sperimentazione, la legalizzazione, la regolamentazione funzionano sono quelli che registrano un più basso consumo di stupefacenti tra i giovani e giovanissimi (Portogallo e Olanda, i primi due) mentre i Paesi che hanno legislazioni più proibizioniste sono quelle dove i consumi tra i giovani e giovanissimi sono i più alti d’Europa (Francia e Italia, i primi due).

In tal senso coltivare la canapa, come fate da 5 anni, è un messaggio forte. E oggi avete anche la vostra linea, senza THC, L’erba di Don Gallo e il progetto Campa Cavallo per il recupero della filiera della canapa realizzato grazie al Contributo e al sostegno della Fondazione SOCIAL di Alessandria.
Don Gallo diceva che se la cannabis cresce e si riproduce doveva essere anche grazie a Noè che durante il diluvio l’aveva salvata. “E chi siamo noi per demonizzare una pianta divina?” Urlava, scherzandoci sopra, fino all’ultimo anno prima della sua morte.
Riappropriarsi di una pianta, imparare a prendersene cura, farla crescere e poi gustarne i frutti è secondo noi, educatori, artigiani e contadini, il modo migliore per realizzare un nuovo incontro tra agricoltura di prossimità e capitale umano, giovane. Se la cannabis fosse normalizzata quanti giovani potrebbero trovare lavoro, occupazione e crescita professionale in un settore dalle grandi potenzialità come questo? Per questo ci auguriamo che prossimamente la Canapa (senza limiti di THC o CBD) possa essere trattata in tutte le sue condotte come l’uva. E come tale assoggettata.

Proponete di equiparare la canapa all’uva, come nello specifico?
Se sono un privato con 10 filari d’uva nel mio terreno, mi farò le mie 4 damigiane per la famiglia (senza essere obbligato a comunicarlo a chicchessia), regalando qualche bottiglia agli amici più stretti, scambiandole con le loro se mi va.
Se sono un privato e voglio vendere il mio prodotto dovrò avere un’impresa (anche individuale ma impresa), permessi sanitari e regole di trasformazione e tutela dei consumatori, e pagare le tasse.
Se sono un commerciante e voglio rivendere i prodotti dovrò poter contare sulle stesse regole di bar, locali e cantine.

Il 4 Maggio ad Alessandria realizzerete il Primo Festival della Cannabis con una giornata intera dedicata a workshop, incontri, esposizione prodotti, dibattiti, cucina e musica. C’è al momento qualcuno che identifica le battaglie in cui anche voi siete in prima linea?
Sì: Ilaria Cucchi, una donna che ammiriamo e che ci aiuta ogni volta a non perdere la speranza, nonostante ciò che vediamo accadere intorno a noi; una donna resiliente e resistente che ha saputo, nel dolore più terribile, trovare le forze per pretendere un riscatto imperativo della verità e della giustizia.





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