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Raymond Daniel Manczarek Jr. nasce il 12 maggio 1939 a Chicago, è stato membro e fondatore dei The Doors. Di discendenza Polacca, cresce nel quartiere di South Side e mentre sogna la carriera da cestista, in tenera età impara a suonare organo e pianoforte. A sette anni prende lezioni di pianoforte con un insegnante di origine italiana che lo indirizza verso generi musicali come il boogie-woogie, il blues e l’elettrico e trasgressivo rock.

Durante il liceo inizia a suonare in una band con i suoi fratelli, Rick e Jim, guadagnando i primi soldi e ricevendo le prime entusiastiche critiche da parte degli spettatori. Furono le delusioni sportive però a spingere Ray verso la carriera musicale, dopo la laurea in economia alla DePaul University si trasferisce a Los Angeles. Nel 1965 durante una festa organizzata dagli studenti della UCLA conosce Jim Morrison, la sua poesia si sposava benissimo con la formazione classica di Manzarek e tra i due comincia la collaborazione.

Nel 1965 nascono i The Doors, ai due si uniscono il chitarrista Robby Krieger e John Densmore alla batteria, diversi furono i bassisti provinati ma nessuno riusciva a eguagliare le linee di basso fornite dalla mano di Manzarek cosi la formazione con una scelta radicale rimase senza bassista.

Il blues e il jazz di Manzarek tracceranno i suoni dei nove album dei Doors. Dopo un periodo di apparizioni al Whisky a Go Go ottengono un primo contratto con la Columbia e poi quello decisivo con la Elektra, pubblicano “The Doors nel 1967. All’interno dell’album troviamo “Light my Fire” un vero esempio di rock psichedelico nonché uno dei primi esempi di jazz fusion, trascorse tre settimane in vetta alla classifica statunitense Billboard Hot 100. Nello stesso anno esce l’album “Strange Days” con all’interno “Moonlight Drive“, considerato uno dei migliori lavori della band e inserito da Rolling Stones tra i 500 migliori album di sempre.

Manzarek sposa Dorothy Fujikawa a Los Angeles il 21 dicembre 1967, con Jim Morrison e Pamela Courson come testimoni di nozze. Nel 1968 viene pubblicato “Waiting for the Sun” seguito “Soft Parade nel ‘69, quest’ultimo è stato l’album di minor successo per via della sua ispirazione troppo commerciale (Lo stesso Morrison aveva criticato il progetto) ma nel 1970 esce l’album “L.A. Woman” l’ultimo prima della morte di Morrison, un album dalla vena spiccatamente blues con brani come “Riders on the Storm“, “The Changeling” ed “L.A. Woman“.

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Dopo la morte dello storico frontman i Doors pubblicarono altri due album ma come disse Manzarek: “Non esistono Doors senza Morrison.” la band si scioglie nel 1973 e Ray rimane nel mondo della musica prendendo la strada da solista e fondando i Nite City. Nel 2002, insieme a Robby Krieger forma un nuovo gruppo chiamato The Doors of the 21st Century, Densmore decide di non prendere parte al progetto. I nuovi Doors partecipano ad una nuova serie di concerti e registrano nel 2003 il DVD The Doors of the 21st Century: L.A. Woman Live. Manzarek e Krieger nel frattempo continuano a farsi chiamare “The Doors”, Densmore allora decide di fare causa agli ex compagni riuscendo a vincere in tribunale, la nuova band non potrà più usare il marchio The Doors; Ray decise di chiamare la band “Riders On The Storm”.

Definito l’architetto dei Doors, l’uomo senza il quale mai si sarebbe espresso il talento di un mito come Jim Morrison, è stato il cuore della band un innovatore e pioniere nel campo strumentale. Densmore ha dichiarato: «Non esisteva altro tastierista sulla faccia della Terra più appropriato per supportare le parole di Jim Morrison”. Ray ha scritto un’autobiografia, Light My Fire: La mia vita con i Doors e due romanzi che sono stati pubblicati di recente.

Il 20 maggio scorso è morto dopo una lunga battaglia contro il cancro all’età di 74 anni in una clinica a Rosenheim, con lui c’erano la compagna di una vita Dorothy e il figlio Pablo con i tre nipotini. In un messaggio su Twitter il chitarrista dei Guns’n’Roses Slash, ha scritto: «I Doors erano il suono di Los Angeles. Riposa in pace Ray, le parole non hanno significato ora».





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