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Lo stereotipo più frequente sul mondo dei rapper è di sicuro quello che li ritrae pieni di tatuaggi e piercing, con uno stile di strada mai convenzionale. Una visione difficile da smentire, tanto che negli ultimi anni sono sempre più gli artisti Hip Hop che imprimono sulla propria pelle frasi, volti, immagini o addirittura iconografie religiose; per altri, quello del tatuatore è il mestiere con cui arrotondano i guadagni musicali. Insomma, tra rap e tatuaggi il filo conduttore è ben saldo e il tema ricorre spesso nelle liriche degli interpreti italiani.

img2Fedez è il portabandiera dei rapper italiani tatuati (nelle precedenti pagine potrete leggere l’intervista a Marco Galdo che gli ha tatuato il collo): negli anni ha ricoperto il suo corpo con decine di tattoo, divenuti bersaglio facile dei suoi famigerati oppositori a mezzo Twitter, come Gasparri e Salvini. Con lui, i super-tatuati sono il socio J-Ax, i milanesi Guè Pequeno e Jake la Furia, ma anche Fabri Fibra, Gemitaiz, Madman, Emis Killa, Noyz Narcos e Salmo, tra gli altri. Non ci sono molte affinità stilistiche e di significato nei tatuaggi dei rapper, che non disdegnano la scelta di zone piuttosto dolorose per imprimere piccole opere sulla propria epidermide: sul collo, sulla testa, dietro l’orecchio, sulle dita delle mani, sul petto e sulla spina dorsale.

Buona parte dei tattoo sono ispirati da temi autoreferenziali: Guè Pequeno e Fabri Fibra, ad esempio, hanno entrambi la scritta delle label rispettivamente create, Tanta Roba e Tempi Duri. Il più famoso rapper sardo, invece, ha un vistoso “Salmo” sul braccio destro; per Clementino la scelta è ricaduta su uno dei suoi alter ego, “Iena”, impresso sulle dita della mano, mentre Madman ha tatuato la sua tag sull’avambraccio sinistro. Il primo dei tanti tattoo di J-Ax è stato proprio il suo nome d’arte, scritto in rosso sulla spalla destra, ad anticipare quello della storica crew Spaghetti Funk. Fedez ha utilizzato una delle sue prime firme, Zedef, per il famoso squalo che addenta una banconota.

img1 1Notevoli richiami anche a ideografie di culture orientali o a scritte-simbolo: “Speak the truth” di Gue, “Love is a murder” di Fibra, “Good day to die” di Salmo, “Live free and write hard” di J-Ax, infine “Self made” di Marracash. Spiccano anche le iconografie religiose, di cui il principale artefice è Jake la Furia, che sul petto ha tatuati il volto di Gesù, una croce e la Madonna e i riferimenti a persone care scomparse, come il pianoforte adornato da rose di Emis Killa dedicato al padre. Non mancano, infine, riferimenti alle città di provenienza dei rapper, che siano simbolici come il Duomo di Guè Pequeno o scritti, come la “Roma” sulla mano destra di Noyz Narcos. Come anticipavamo, il tema-tatuaggi è fortemente ricorrente anche nei testi stessi dei rapper, che talvolta ne generano brani totalmente dedicati (tra cui, il più famoso è “Indelebile” di Fedez e Guè Pequeno) e molto spesso ne adoperano nelle liriche.

Si passa dal loro valore prettamente affettivo («I tatuaggi fanno male anni dopo che li hai fatti», J-Ax in “Non è un film”), alla loro funzione di ricordo-monito («Tatuaggi sulle braccia aiutano a usare il cervello, ricordano metà dei danni fatti da pischello», Sfera Ebbasta in “Più forte” e «Ogni tatuaggio mi ricorderà che cos’è che ho rappresentato» di Luchè in “Vivo per me”). Servono anche a delineare la tipica impronta giovanile di chi ne fa uso («Un vortice di tatuaggi, teschi e ossa… voi rapper nella fossa» Fabri Fibra in “Trainspotting”), da cui prende le distanze proprio Gemitaiz in “Sigarette”, nella barra «Io c’ho i tatuaggi però ho puntato sul disco, no?». C’è chi spiega il significato di qualcuno di essi («Mi sono tatuato un aeroplano per volare in alto», Guè Pequeno in “Ciao ciao”), chi ne cita l’ispirazione («Tatuato ed educato come un siberiano», Nex Cassel in “Scuola classica”), ma anche chi non ne fa uso e non li riconosce («Non distinguo un livido da un tatuaggio artigianale», Dargen in “Nostalgia Istantanea”).

I tatuaggi, dunque, sembrano essere diventati un segno distintivo dei rapper e il rapporto che li lega sembra, al giorno d’oggi, indissolubile.





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