rapper white house

Gli awards di fine anno sono il momento topico dei siti specializzati e le redazioni tutte sono in fermento per redigere le migliori classifiche possibili. Ma cosa accade quando a stilare una lista dei propri ascolti preferiti è il personaggio più influente al mondo – assieme alla carismatica first lady? Barack Obama, interpellato da People sulla musica, i film e i libri preferiti dei 365 giorni precedenti, ha definito “How Much a Dollar Cost” di Kendrick Lamar, contenuta nel suo “To Pimp a Butterfly” (Best USA Rap Album del 2015 per myHipHop.it, tanto per rimanere in tema…), il suo brano preferito dell’anno appena trascorso. Una svolta prepotente e decisiva per l’Hip Hop in generale, probabilmente.

Digliene quattro, Kendrick

Qualche minuto dopo la metà del suo straordinario full lenght, Kendrick Lamar ha piazzato in rapida successione “Hood Politics” e “How Much a Dollar Cost“. Il brano preferito del padrone della Casa Bianca non è mai stato pubblicato come singolo, né ha avuto il corrispettivo-video: si evince che Obama abbia ripassato più volte, nelle sue cuffiette, TPAB e non si sia imbattuto nella sua canzone preferita tramite fredde playlist di Youtube. È più o meno certo, dunque, che il primo Presidente nero degli Stati Uniti abbia fatto i conti con la portata caustica della seconda strofa di Hood Politics, la più politica del blocco.

From Compton to Congress, set trippin’ all around
Ain’t nothin’ new, but a flu of new
Demo-Crips and Re-Blood-licans
Red state versus a blue state, which one you governin’?

Le rivalità di quartiere traslate in una dimensione nazionale: a Compton i beef sono sempre dietro l’angolo ed è un fenomeno altrettanto comune la morte di ragazzi di strada, prevalentemente neri. La gente del ghetto è etichettata come teppista o criminale e le telecamere sono sempre pronte a filmare una nuova uccisione oppure un’ambulanza in slow motion. Ma nelle alte sfere, ne è sicuro K-Dot, non cambia un cazzo, anzi. Gli stessi politici, che di quei neri di periferia divisi in bande blu e rosse hanno un’interpretazione meramente negativa – nel caso abbiano l’interesse ad averne una – fanno lo stesso: dividono le persone, autorizzano i venditori di pistole e fanno spallucce con gli spacciatori di droga. Bande di criminali autorizzate.

Make it they promise to fuck with you
No condom, they fuck with you. Obama say, “What it do?”

Promettono di farti felice e di garantirti il massimo piacere, ma alle spalle celano uno scherzetto infame. Fingono di proteggerti e intanto… zac, sei solo uno dei tanti se finisci all’obitorio. E Obama è perplesso, non sa che fare. Magari gliene avrà dato risposta l’altro giorno, alla Casa Bianca, quando ha invitato Kendrick per discutere di quanto siano importanti i buoni esempi per i giovani e dei problemi delle città interne degli USA. Avete letto bene, un rapper invitato ufficialmente alla White House (e non per fumarsi uno spinello in bagno di nascosto!). L’Hip Hop che raggiunge il suo obiettivo?

Quanto vale un dollaro?

Avrà fatto il furbo, il Presidente, ad ammettere che il suo brano preferito è stato l’uno, anziché l’altro. Hood Politics è pregno di significati palesi e ha l’impatto devastante di un fendente di Cassius Clay – innalzandosi spiritualmente nell’epilogo in cui si procede nella lettura del poema a 2Pac; si presume che la connotazione spiccatamente socio-politica, nonché la citazione diretta non proprio edificante abbiano fatto propendere Mr Obama per una soluzione meno scottante, come How Much a Dollar Cost. Qui i significati palpabili sono piuttosto sfumati e se ne ha una concezione definita solo dopo alcuni ascolti – accomunati possibilmente da una pregressa conoscenza della Bibbia.

Nel pezzo Kendrick racconta di imbattersi in un uomo senza fissa dimora in una stazione di benzina in Sud Africa. K-Dot arriva nel Paese di Mandela continuando a combattere contro Lucy(fero) e le sue dannate tentazioni e quello zio Sam che impersona lo sprezzante capitalismo americano: due metafore che ricorrono costantemente nel disco, unite a quella dello stesso Kendrick che rappresenta invece la società americana, in particolare di provenienza afro – capace in ultimo di convincersi della propria forza, del proprio percorso e di essere l’unico protagonista nella lotta verso la libertà dai demoni di cui sopra. Quest’uomo – un tossicodipendente, secondo K-Dot – si vede rifiutare la richiesta di uno spicciolo. Poco male, penserà Kendrick, fin quando lo stesso lo rimprovera e gli chiede se mai abbia letto Esodo 14: il nativo di Compton comincia a sentirsi in colpa e a provare una umana empatia per il mendicante. La tensione emotiva viene tirata all’estremo quando l’uomo gli rivela di essere Dio e lo avverte che il suo egoismo e la sua mancanza di solidarietà gli sono costati un posto in paradiso. Il valore letterale di un dollaro soccombe paragonato al valore di un gesto di sentito altruismo.

To Pimp a Butterfly

Quel senzatetto gli ha insegnato che se sei insensibile verso la tua gente, nonostante il successo, non raggiungerai mai il pieno potenziale e rimarrai per sempre una farfalla intrappolata nel suo bozzolo. Nell’outro del brano, un Lamar ormai redento chiede soccorso a Dio implorandolo di cambiare, di poter rimediare ai propri errori. Da quando la musica lo ha reso un uomo libero dal bozzolo delle istituzioni e della società, Kendrick sa che può offrire il suo sapere e le sue idee ai bruchi che gli stanno vicino. Basta essere avidi. Ora che è una farfalla, vuole che gli altri imparino da lui.

how much a dollar cost obama

La narrativa dell’album di Kendrick Lamar è impressionante e come tutti i capolavori artistici ne percepiremo l’assoluto peso solo tra qualche tempo. How Much a Dollar Cost è un tassello di un mosaico peculiare e definito, dal quale è per noi impossibile estrapolare un solo brano preferibile. Nella valutazione obamiana è stato forse decisiva la vicinanza ad un passo specifico del Vangelo di Matteo (25,31-46): tutto quello che avete fatto ad uno solo di questi fratelli più piccoli, l’avete fatto a me che il capo della TDE fa aderire alla comunità afroamericana, i fratelli più piccoli e dimenticati di una società a trazione-bianca. Se dall’alto ti impongono di essere un bruco prigioniero delle strade in cui sei nato, il tuo compito è quello di sciogliere i legacci dell’ambiente che ti sta attorno e di fare in modo che gli altri abbiano buoni esempi da cui attingere per fare lo stesso.

Tralasciando gli aspetti puramente tecnici o musicali, To Pimp a Butterfly è un album con un messaggio preciso, denso, di straordinario peso specifico. Un rapper fenomenale, con uno stile unico per quanto riprenda un passato mai passato rendendolo attuale, si fa autentico portavoce di un messaggio dominante: un mondo dove tutti sono uguali a prescindere dall’aspetto esteriore è necessario e si può fare solo se tutti, specialmente gli ultimi e i dimenticati, sanno di essere bruchi in grado di diventare farfalle, fuoriuscendo dal guscio impostogli per convenzione.

how much a dollar cost obama

Last but not least, la copertina del disco – che ora ha l’aura magica di essere stata pure profetica. Kendrick Lamar è il rapper più influente della sua epoca e il suo messaggio è arrivato il più in alto possibile ed è stato apprezzato nonostante non fosse bonario o compiacente. Un lavoro totale, con un senso altissimo che pian piano stiamo tastando: l’Hip Hop che comunica, in cui possono rivedersi le minoranze assaporandone il gusto della rivalsa e che si tramanda globalmente. Per questi motivi, Kendrick Lamar è il rapper più importante di sempre e, dopo l’invito alla Casa Bianca e il saluto al Presidente degli States come fosse un fratello nero, ne abbiamo sempre più le prove.





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