Il traffico aereo da record del 13 luglio 2018

Da qualche anno, quando acquistiamo un biglietto aereo, ci viene chiesto se vogliamo donare una somma di denaro corrispondente al danno causato dal nostro viaggio sopra le nuvole a progetti di riduzione o prevenzione sulle emissioni di CO2, come, per esempio, iniziative per la promozione delle energie rinnovabili. Una sorta di compensazione per il surplus di emissioni di CO2 di cui siamo responsabili con il nostro spostamento. Ciascuno di noi può calcolarlo da sé sul sito ClimateCare: un volo andata e ritorno da Milano a New York si “compensa” con 14 euro, ne servono appena 2 invece se siamo diretti a Roma.

A confronto, dal punto di vista dell’impatto ambientale, spostarsi in automobile, quando è possibile, sarebbe la scelta migliore; l’auto infatti risulta più efficiente per tragitti tra i 480 e gli 800 chilometri, ma quando la distanza è maggiore?
Il 13 luglio scorso nell’arco di ventiquattro ore più di 200 mila voli hanno attraversato i cieli della Terra segnando un record destinato ad essere superato perché sempre più persone oggi scelgono gli aerei per spostarsi da un punto ad un altro del pianeta aumentando, insieme alla domanda di traffico aereo, il suo l’impatto negativo sui cambiamenti climatici, il rumore e la qualità dell’aria.

A quanto pare i miglioramenti tecnologici, il rinnovo della flotta e l’aumento dell’efficienza operativa sono stati in grado di controbilanciare solo parzialmente l’impatto della recente crescita, ma dal 2014 si è registrato un aumento del rumore e delle emissioni complessive.

Secondo l’European Aviation Environmental Report 2019, la relazione che fornisce alla Commissione europea una valutazione aggiornata delle prestazioni ambientali dell’aviazione in Europa, tra il 2014 e il 2017, il numero di voli è aumentato dell’8% e si prevede che per il 2040 la percentuale salirà al 42%. Nel 2016, l’aviazione nazionale e l’aviazione internazionale sono stati responsabili per il 3,6% delle emissioni totali di gas serra dell’Ue e per il 13,4% delle emissioni prodotte dai trasporti. Le stime dicono che entro il 2040, le emissioni di CO2 prodotte dall’aviazione dovrebbero aumentare fino al 21%.

Il direttore dell’European Environment Agency, Hans Bruyninckx, ha sottolineato che «Il rapporto conferma che i trend e le prospettive attuali nel settore dell’aviazione non sono compatibili con la protezione dell’ambiente, del clima e della salute delle persone e l’Europa deve aprire la strada verso un settore dell’aviazione più sostenibile, all’interno e all’estero».

Per mitigare i cambiamenti climatici e contribuire debitamente agli obiettivi di temperatura concordati nell’ambito dell’accordo di Parigi, abbiamo bisogno di azioni concrete ed efficaci per ridurre le emissioni del trasporto aereo nei prossimi 10 anni. Compensare insomma non basta e non basterà: per dire, il danno che procuriamo al pianeta con un viaggio internazionale neutralizza tutto il bene che possiamo fare nel corso dell’anno come riciclatori, eco-consumatori e contribuenti finanziari alle organizzazioni ambientali. Quel che possiamo fare nell’immediato, da viaggiatori consapevoli, è preferire compagnie che utilizzino biocarburanti e scegliere voli senza scalo, meno impattanti sull’ambiente. Fondamentale sarà la nostra pressione affinché i governi sollecitino le compagnie aeree a investire con decisione in soluzioni orientate alla decarbonizzazione.

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