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Viviamo in un mondo dove si professa continuamente egoismo. Pensa a te stesso, vai avanti senza pensare a chi rimane indietro. Viviamo in un mondo che reprime continuamente la curiosità, che tramite l’informazione (cosiddetta) vorrebbe farci credere il contrario di quello che vediamo con i nostri occhi, che sentiamo con le nostre orecchie, i mezzi di informazione e i politici mettono in dubbio gran parte della conoscenza umana, senza vergogna. Molto spesso queste azioni sono dettate da spinte ideologiche e poco chiare, ma è evidente l’ignoranza o la cattiva fede che le contraddistingue.

A partire dai grandi temi come la guerra, i cpt, le tav e le centrali a carbone, dove le popolazioni esprimono in maniera esplicita la propria opinione dettata dal buon senso e dalle conoscenze dei fatti e dei territori, ma viene sistematicamente ignorata dai politici che antepongono troppo spesso gli interessi di lobby che evidentemente hanno più peso delle persone faranno i conti con le problematiche derivanti dalle decisioni prese.

Un altro tema poco chiaro a molti è la legge Urbani (governo precedente), se ne parla poco eppure mette a rischio la vita di milioni di persone per lo più giovani che usano il P2P per condividere musica, programmi e conoscenze. Prima di questa legge per chi “scaricava” esisteva lo scopo di lucro e l’uso personale, cioè se io scarico musica e poi la vendo ho uno scopo di lucro e commetto un reato. Con la legge Urbani è stato introdotto il concetto di profitto, la differenza è sottile ma deleteria. L’idea è questa: se scarico a scopo di lucro lo faccio per poter fare dei soldi mettendo i file su cd e rivendendoli. Se uso il file per me stesso senza guadagnare, lo scopo è personale, non punibile. Con lo scopo di profitto, se io scarico un file non compro più il cd originale e risparmiando soldi ho avuto un profitto, secondo la legge Urbani ci ho guadagnato e rischio di finire in galera. La domanda nasce spontanea: se chi scarica non ha i soldi per comprare i costosissimi cd e film? non li avrebbe potuti comprare. Ecco come l’uso personale diventa profitto e si finisce davanti ad un magistrato. Sono state aumentate anche le pene, si rischiano anni di carcere e multe salatissime, molti ragazzi sono caduti nella rete della “giustizia” per aver ascoltato della musica o condiviso delle conoscenze.

Quando parlo di questo argomento mi vengono in mente le lussuose ville e i mastodontici yacht degli artisti e dei discografici, che mostrano orgogliosi in tv e sui giornali dalle copertine patinate. Ad oggi nulla è cambiato con il nuovo esecutivo. Nel mondo della canapa lo scollamento dalla realtà è ancora più evidente: il fenomeno dei growshop, nel ‘99 il primo e a soli 8 anni di distanza siamo a quota 150, nascono 3 riviste specializzate, nel 2007 ci sarà la terza edizione di una fiera internazionale a Bologna, centinaia i siti commerciali e no profit a tema, in aumento anche le associazioni e le iniziative antiproibizioniste locali e nazionali, si uniscono ai centri sociali che da anni fanno contro informazione in materia. Tutti sono stanchi di sentirsi dire dai media e da qualche scienziato poco serio che la canapa è una droga come le altre.

La comunità scientifica, quella vera, studia i fenomeni senza preconcetti ideologici. Ultimo esempio in ordine temporale è l’articolo pubblicato sulla rivista scientifica “the Lancet”, dove si dimostra la maggiore pericolosità sociale e fisica di droghe legali come alcool e tabacco rispetto ad altre droghe illegali, mettendo in evidenza la distanza tra le leggi e le reali pericolosità delle sostanze.

Qualche volta i media danno particolare risalto ad una pubblicazione di uno scienziato che afferma il contrario con studi discutibili, nella storia c’è stato spesso qualche scienziato “distratto”, le ragioni che possono spingere uno scienziato alla truffa consapevole e organizzata sono la gloria personale, il bisogno di fondi, l’invidia o la gratitudine.

Per approfondire l’argomento vi consiglio di leggere “Le bugie della scienza” di Federico Di Trocchio, pubblicato nel 2001. Il 14 aprile 40.000 persone hanno sfilato a Roma dietro lo striscione di apertura “la legge fini continua a fare pena, il governo prodi pure!”: abrogazione della legge Fini-Giovanardi sulle droghe, apertura di un dibattito tra tutte le parti sociali, consumatori compresi, potenziamento dell’assistenza pubblica ed esclusione di quella privata nella fase di recupero dei tossicodipendenti, è quello che chiede l’Mdma, il Movimento di massa antiproibizionista formato da centri sociali, operatori del settore, collettivi, associazioni e singoli, tutti insieme per cambiare le logiche del proibizionismo.

Milioni di persone in Italia consumano cannabis, per procurarsela hanno due scelte, piantare due piantine a casa o andarla a comprare al mercato nero, capillare e gestito dalla criminalità organizzata, la stessa che uccide i magistrati e attacca lo Stato. Ma quanto fa uno più uno… La legge dice che se mi coltivo da solo una piantina di cannabis rischio 6 anni di galera, se compro 10 grammi di fumo tagliato con la plastica (è più dannosa ma ha meno THC) finanziando la mafia e la camorra sono consumatore e rischio molto di meno. Allora, quanto fa uno più uno?

La speranza che spinge tutti noi è il sapere, la cultura, la curiosità che ci fa arrivare dove non arrivano i tg precotti e tutti uguali, la curiosità che ci fa scoprire in edicola una piacevole eccezione come la Dolce Vita e altre piccole-grandi realtà dove si parla liberamente di uso consapevole, di consumo, di autoproduzione, di musica e di internet, in modo semplice e senza pregiudizi, consapevoli di interpretare il pensiero di milioni di persone che sanno fare una semplice addizione.





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