Quando si parla di paradisi fiscali, non si fa riferimento solo alle Isole Cayman. Nonostante il piccolo arcipelago caraibico vanti la prima posizione nel Financial Secrecy Index 2020, elenco che classifica i vari stati con un punteggio da 0 a 100 in base alle attività finanziarie offshore (fornite ai non residenti) e al livello di segretezza fornito ai clienti di questi servizi, paesi come gli USA, Singapore e diversi stati europei occupano un posto di spicco nella lista, presentando una legislazione particolarmente favorevole a investitori non residenti e un alto livello di segretezza relativamente alle transazioni da questi compiute. Il progetto FSI 2020 rappresenta l’ultimo degli sforzi portati avanti dal gruppo di pressione Tax Justice Network, che dal 2003 si occupa della promozione di politiche per combattere l’evasione fiscale, spesso riportando i dati di ogni paese interessato dal fenomeno.

Nell’FSI 2020 spicca particolarmente la presenza di diversi colossi, primi fra tutti gli Stati Uniti d’America, numero 2 dell’elenco, paese spesso in prima linea nel combattimento contro i paradisi fiscali stranieri, ma che, ad oggi, sembra ignorare il proprio ruolo nell’attrarre flussi finanziari illeciti dall’estero, diventando uno dei maggiori facilitatori dell’evasione fiscale a livello globale. In particolare, stati come Vermont, Nevada, Delaware e Wyoming si sono con il tempo affermati come dei veri e propri paradisi fiscali, dove la legislazione relativa alla secrecy nelle attività finanziarie offshore è spesso oggetto di contrattazione tra entità politiche locali e operatori del settore finanziario in trattative a porte chiuse.

In Europa, paesi come Svizzera, Lussemburgo, Olanda e Regno Unito, che occupano rispettivamente la posizione 3, 6, 8 e 12 dell’FSI 2020, ricoprono un ruolo fondamentale nelle attività finanziarie offshore illecite. La Svizzera in particolare rappresenta il 4.12% del mercato globale di servizi finanziari ai non residenti, e la normativa sulla segretezza operata da banche e società di servizi finanziari come Credit Suisse e UBS opera ancora oggi, trovando però un limite crescente nei cosiddetti CRS (Common Reporting Standards), gli standard informativi per lo scambio automatico di informazioni sui conti finanziari a livello globale sviluppato dall’OCSE nel 2014. Il Lussemburgo ha per anni occupato un ruolo di primaria importanza nella crescita dell’evasione fiscale in territorio europeo. La piccola monarchia costituzionale, che occupa il 12% del mercato globale dei servizi offshore, può infatti vantare un panorama politico generalmente stabile ma, soprattutto, un accesso privilegiato al mercato UE, di cui fu uno dei paesi fondatori, ma in seguito a una lunga serie di scandali che hanno colpito il settore bancario lussemburghese, il paese si è dimostrato maggiormente propenso a prendere parte ad iniziative per promuovere maggiore trasparenza nel settore finanziario.

Nonostante l’evasione fiscale sia una pratica ancora largamente diffusa, sono molti gli stati che gradualmente stanno intraprendendo una strada verso una maggiore trasparenza del proprio settore finanziario. Sforzi come i Common Reporting Standards e gli accordi raggiunti nel giugno 2021 dal G7, che prevedono una tassazione fissa con aliquota al 15% per determinati imprese, rappresentano il primo passo per un cambiamento dovuto.

 





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