Una ricerca canadese interviene su uno degli argomenti più dibattuti sul consumo di cannabis, ovvero le possibili conseguenze cognitive sugli adolescenti, con l’obiettivo di chiarire se siano verificabili conseguenze negative sul processo di apprendimento. Per intendersi: non si parla della vecchia (e mai provata) teoria dei buchi nel cervello, ma di una ricerca volta a verificare eventuali ritardi nei percorsi di apprendimento.

In soldoni, ciò che la ricerca afferma è che non si notano ritardi o disfunzioni tra chi ha cominciato dall’età di 17 anni, mentre si sono riscontrati deficit cognitivi tra i ragazzi che hanno cominciato a fumare erba ad appena 13 o 14 anni di età.

Lo studio è stato condotto dalla University Hospital di St. Justine di Montreal su 294 ragazzi canadesi tra i 13 e i 20 anni. Sono stati sottoposti a test cognitivi (per immagini, memoria, parole, numeri e problem solving) ogni anno. Lo studio intendeva verificare eventuali disturbi cognitivi relativi al quoziente intellettivo e all’apprendimento per tentativi ed errori.

I test degli adolescenti che hanno iniziato a utilizzare cannabis ad un’età inferiore ai 15 anni sono risultati peggiori rispetto a quelli dei coetanei che avevano cominciato più tardi. Secondo Natalie Castellanos Ryan, co-autore del rapporto: «Nel complesso, questi risultati indicano un maggior rischio di fallimento scolastico, ed anche una minor abilità nel trovare soluzioni a problemi di vita quotidiana. Questo risultato può essere determinato dall’esposizione precoce alla cannabis».

Mentre i giovani che avevano cominciato a fumare cannabis a un’età pari o superiore ai 17 anni non avevano mostrato alcuna alterazione di Q.I. o di apprendimento rispetto ai loro coetanei che non avevano mai fatto uso di droghe leggere.

La ricerca sottolinea come non si possa affermare che fumare cannabis provochi peggioramenti fisici al cervello: «sarebbe scientificamente scorretto affermare che chi fuma a 14 anni avrà necessariamente scompensi o una diminuzione delle performance cerebrali – ha affermato  Natalie Castellanos Ryan – ma possiamo affermare che è consigliabile non iniziare prima dei 17 anni per evitare possibili conseguenze negative».

I ricercatori affermano anche come non vi sia prova che sia l’azione sul cervello dei principi attivi della cannabis in sé a provocare questi dati negativi, ma sottolineano come vi siano buone possibilità che siano «i cambiamenti sociali generati dal consumo precoce».

Ad ogni modo una nuova ricerca che mostra che, se è vero che consumare cannabis non influisce negativamente sui processi cognitivi degli adulti, è decisamente sconsigliabile iniziare quando ancora il cervello e la psiche della persona sia in piena fase di formazione.

 





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