Psiconauta

Gli psichedelici fanno bene al pianeta

Gli psichedelici si sono già dimostrati efficaci nel contrastare dipendenze, ansia e depressione. Ma al di fuori del campo della malattia mentale, giocano un ruolo nello sviluppo di comportamenti ecologisti. Un aspetto che vale la pena approfondire

L'erba di un prato avvolta da luci psichedeliche

Chiunque abbia fatto esperienza di trip di LSD o psilocibina sa bene che psichedelia ed ecologismo sono strettamente legati: i “viaggi” aprono a una generale sensazione di connessione con il mondo “naturale” e non è un caso che sotto l’effetto psicotropo di composti cosiddetti “psichedelici” (che a livello neuromolecolare agiscono sul recettore 5HT2A, implicato nel circuito della serotonina) sia fortemente consigliata l’esperienza in contesti di tipo naturale, come boschi, foreste, fiumi, laghi e vallate. 

Lo psiconauta sa bene che il setting naturale favorisce l’amplificazione e il rispecchiamento delle proprie immagini interiori, e vicino a un albero o pianta afferma il diritto di immaginare una modalità sostenibile ecologicamente, imparando a fare di questo stesso viaggio la sua forma di sopravvivenza. 

È di recente iniziato a diffondersi il termine ecodelia proprio in relazione a una sorta di ecopsicologia transpersonale (di matrice anglosassone) che vede la natura e il regno vegetale come esseri senzienti, capaci di scambiarsi informazioni, nutrire la prole, conservare in memoria gli accadimenti, riconoscere i simili, accomodarsi e far accomodare – attività solitamente ricondotte alle soggettività. Ed è una forma di coscienza psichedelica quella che Mark Fisher indica nell’incompiuto Acid Communism come la terza delle conquiste che si raggiunsero negli anni Sessanta e Settanta – quando l’uso frequente di psichedelici aveva conciso con la diffusione di movimenti ambientalisti, coscienza che, si badi, va ben oltre al mero consumo di sostanze psicotrope, e si riferisce anzitutto a una qualità del sentire, come atto politico ultimo e forma di resistenza civile alla macchina liberista del narcocapitalismo. Lo psiconauta nella sua disobbedienza civile invoca la ripresa di una cosmogonia in chiave ecologista che vede ciascun essere vivente come discendente della grande Madre Terra Gaia e dunque verso di essa chiamato a responsabilità e cura.

Una delle fondatrici del movimento Extinction Rebellion, Gail Bradbrook, ha rivelato di esser stata fortemente sollecitata all’azione da militante antispecista ed ecologista anche a seguito di alcune cerimonie effettuate in un viaggio in Costa Rica secondo i crismi delle tradizioni indigene, con Iboga (pianta africana di cui si ingeriscono radice e corteccia, piene di alcaloidi), Kambo (la rana psichedelica) e Ayahuasca (liana dello spirito). Alcune realtà associative come il Chacruna Institute for Psychedelic Plant Medicines (California-Brasile) fondato da Bia Labate o ICEERS (Spagna) si stanno muovendo per costruire ponti tra le tradizioni d’uso autoctone, per stabilire un rapporto vivace e sostenibile con l’ecosistema naturale, le moderne ricerche sugli psichedelici e l’amplificazione che inducono nella coscienza umana.

In un libello pubblicato postumo, Elogio del puro contemplare (1997), Albert Hofmann scrive: «attraverso il puro contemplare (“il vedere unito al pensiero”) si espande la nostra consapevolezza del miracolo della creazione e del nostro soggiornarvi. Poiché l’evoluzione dell’umanità va di pari passo con l’allargamento della coscienza, all’atto del contemplare spetta la suprema importanza per il perfetto compimento del vedere. (..) Il grado più elevato del vedere viene raggiunto una volta soppressa la separazione soggetto-oggetto, osservatore-osservato, tra me e ciò che mi sta di fronte, quando divengo tutt’uno con il mondo e il suo fondamento spirituale primigenio». 

Normalmente, sappiamo in maniera chiara dove finiamo noi e dove inizia il mondo esterno, ma gli psichedelici rendono questo confine più sfumato. Saremo forse capaci di aprire finalmente gli occhi circa l’intelligenza sensibile del pianeta e delle piante, e pure rispetto al potenziale e al valore delle sostanze psicotrope, se utilizzate consapevolmente, per la coscienza umana?

A cura di Caterina Camurati



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