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Cosa si è detto alla riunione dei più grandi esperti mondiali di psichedelici

Alla Interdisciplinary Conference on Psychedelic Research si è discusso delle loro potenzialità terapeutiche e delle sfide per la depenalizzazione

Cosa si è detto alla riunione dei più grandi esperti mondiali di psichedelici

Si è da poco conclusa a Haarlem, a pochi km da Amsterdam, la 5° edizione di ICPR, acronimo che sta per Interdisciplinary Conference on Psychedelic Research, ad opera della fondazione olandese OPEN, che con organizzazione impeccabile, e grazie allo sforzo di innumerevoli volontari, ha reso possibile questo raduno dal carattere squisitamente internazionale.

Un palinsesto su tre giornate di eventi capaci di interpellare molteplici punti di vista e discipline di studio, per fornire una visione di quella mind altering science che sta spingendo con forza verso la depenalizzazione delle sostanze psichedeliche ai fini di ricerca e di pratica clinica. Tre i filoni principali: la clinica con la psychedelic-assisted psychotherapy, nelle sue forme più articolate e sperimentali, la ricerca indipendente e quella neuroscientifica, che si avvale delle moderne tecniche di rilevazione dati (tra cui l’imaging cerebrale e l’elettroencefalogramma) e, a gran sorpresa, la riflessione storico filosofica circa le questioni che queste esperienze sollevano e l’impatto trasformativo che scatenano, per la società e per l’essere umano tout court.

È stato infatti lasciato spazio alla necessità di trovare cornici teoriche ampie, partendo per esempio dalla lezione della fenomenologia o da un orientamento di tipo junghiano, nel dispiegare l’orizzonte di senso dell’esperienza fino alle più remote estensioni del campo di coscienza. Sembra scientificamente appurato che queste sostanze permettano l’emergenza di intuizioni significative, potenzialmente in grado di modificare il modo di vivere la realtà: psichedelici come promotori di visioni mistiche, progressiste, rivoluzionarie e spirituali? Non proprio. È chiaro ormai come l’esperienza psichedelica sia, dal punto di vista politico e metafisico, pluripotente, cioè in grado di produrre effetti diversi. Ebbene sì, nel caleidoscopico mondo psichedelico si può incontrare la destra e la sinistra, l’ateismo e il misticismo, la ragione illuministica ed il postumanesimo, Spinoza, Kant e Deleuze. A determinare questa pletora di effetti psichedelici sono le più svariate combinazioni del set e setting di learyana memoria.

Ciò dimostra quanto sia importante essere accorti riguardo al contesto culturale in cui queste esperienze si producono, una delle ragioni per cui le scienze umane hanno trovato tanto spazio – e ce ne felicitiamo- in questo evento.

Depenalizzare gli psichedelici: sì, ma come?

In questa edizione è stata inoltre esplorata la componente estetica della psichedelia, nelle riflessioni prodotte da artisti, critici e registi, e attraverso l’intensa performance immersiva dell’artista audiovisivo francese Vincent Moon. Quel cui abbiamo assistito è lo stato oramai maturo della psichedelia contemporanea che si appresta a fare il suo ingresso ufficiale in società, con il supporto di alcuni dei big di questa terza onda del movimento psichedelico: tra gli sponsor infatti troviamo centri di formazione e ricerca quali il California Institute for Integral Studies, la Beckley Foundation, l’Usona Institute, ma anche Psygen, Cybin, Filament Health, società e partecipate che mettono l’accento su policy e advocacy e puntano sull’offerta di mercato di questi composti. Non sono mancate dunque riflessioni circa il business psichedelico – parole che qua in Italia così accostate suonano stridenti – un’occasione per gli investitori di saltarci dentro, sostenendo finanziariamente la ricerca nella direzione di un prodotto da mettere in commercio.

Per esempio, la nota associazione californiana MAPS, sviluppa su due fronti il suo attivismo psichedelico, da una parte con la ricerca e i trials clinici, che in USA hanno già superato la Fase-3, dall’altra con la Public Benefit Corp, società for-profit fondata nel 2014, che sostiene attivamente tutte le spese vive necessarie alla realizzazione del sogno di Rick Doblin – direttore esecutivo di MAPS – di veder utilizzata benevolmente e per scopi curativi la molecola di MDMA nel trattamento del trauma.

Dunque da una parte abbiamo le organizzazioni che hanno come prima finalità la dimostrazione dell’efficacia anche clinica di queste sostanze, fra queste MAPS che, oltre a ciò, intende renderle facilmente accessibili e prescrivibili allargando il campo a terapeuti formati, ma non necessariamente medici o affiliati a istituzioni sanitarie. Nell’altro versante, invece, incontriamo critici non solo della medicalizzazione (che vorrebbe garantire il monopolio assoluto su queste sostanze a ospedali e centri di ricerca) ma soprattutto della diffusione degli psichedelici in un mercato dominato dalla logica capitalista.

Questo tipo di pensiero critico sostiene la prospettiva della depenalizzazione accompagnata da una promozione di attività culturali ed educative (di riduzione del danno e di sensibilizzazione sulla corretta  preparazione dell’esperienza psichedelica), accompagnata da una visione radicalmente ecologista e tendente all’eliminazione delle disuguaglianze etniche e razziali: una lotta che coinvolge potentemente gli psichedelici, in grado di, come abbiamo visto, agevolare il cambiamento di prospettive. Tuttavia, anche in questo caso c’è chi – primo fra tutti il nostro Rick Doblin – fa opera di mediatore e sostiene che in questo caso una mano lava l’altra, l’importante è iniziare ad agire.

E in Italia? In Italia vale ora più che mai questo monito, sia dal fronte della ricerca che da quello dell’attivismo è necessario agitarsi: il setting in Europa sta maturando in fretta, inizieremo a volare o a continuare la caccia alle streghe?

a cura di Carolina Camurati e Tiziano Canello

TG DV


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