In Spagna se ne parlava da un po’, ma solo ora il governo ha raggiunto un accordo per un piano pilota che dia risposte sull’opportunità di abbreviare la settimana lavorativa a quattro giorni (32 ore) senza intaccare lo stipendio dei lavoratori.

Il programma  della durata triennale prevede lo stanziamento 50 milioni di euro per sostenere le aziende che verranno selezionate per sperimentare la riduzione dell’orario di lavoro. Si tratta di un’iniziativa che farà parte del piano governativo per la ripresa e il denaro per finanziarla verrà dai fondi europei.

Alcuni esperimenti locali sembrano sostenere le tesi dei promotori: ottimi i risultati conseguiti dalla Software DELSOL. L’impresa andalusa, passata da 40 a 36 ore concentrate in 4 giorni, ha ottenuto un aumento della produttività e del tasso di soddisfazione di lavoratori e clienti, potendo assumere altri 29 dipendenti. Buoni anche i risultati conseguiti a Madrid dai ristoranti “La Francachela” o dall’impresa di consulenza di Valencia “Zataca System”, che hanno già adottato la settimana corta.

Il progetto pilota potrebbe essere lanciato già in autunno, dando il via alla prima iniziativa nazionale per ridurre l’orario di lavoro da quando la Francia nel 1998 si è mossa  verso la settimana lavorativa di 35 ore.

Dalla Nuova Zelanda alla Germania, l’idea ha preso piede a livello globale. Salutata dai suoi sostenitori come mezzo per aumentare la produttività, migliorare la salute mentale dei lavoratori e combattere il cambiamento climatico, la proposta ha assunto un nuovo significato con la pandemia che ha aggrava le questioni legate al benessere, al burnout e allo stress di conciliare lavoro e vita familiare.





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