In questa fase, a due anni dai rovinosi terremoti che hanno colpito l’Appennino centrale, affacciandosi alle prime pratiche di ricostruzione, fra i molti problemi e le varie dimenticanze del decreto, c’è anche l’impossibilità di procedere attraverso la pratica dell’autocostruzione.

Il quadro normativo italiano relativo all’autocostruzione è indubbiamente complesso, ma è possibile autocostruire legalmente; la forma più snella e che viene qui proposta è l’autocostruzione familiare. Questi cantieri, partendo da principi di sostenibilità, prevedono l’uso di materiali locali e di tecnologie semplici così da non necessitare di lavorazioni eccessivamente specialistiche. Questa pratica si scaglia chiaramente contro le classiche logiche del costruire, contro le lobby del mercato neoliberista, contro l’impossibilità di far da sé che gli abitanti del cratere, più di altri, stanno sperimentando sulla loro pelle.

A partire dalle richieste di alcuni abitanti, l’associazione A.R.I.A. Familiare, che da anni si occupa di promuovere l’autocostruzione familiare, con l’aiuto del gruppo di ricerca Emidio di Treviri e il supporto delle Brigate di Solidarietà Attiva, sta lavorando per fare in modo che un cantiere in autocostruzione familiare possa rientrare nella mega macchina della ricostruzione privata, accedendo ai fondi statali per la ricostruzione, ancora in gran parte bloccati nelle intricate maglie del decreto.

L’autocostruzione, pensata come processo collettivo, è uno strumento che vuole favorire l’autodeterminazione di chi abita un territorio, la capacità di trasformare e curare collettivamente i luoghi. Attraverso questa pratica si vuole cercare di accorciare quella separazione tra l’uomo, la comunità e il suo ambiente di vita; aumentare e responsabilizzare il suo potere di gestione, trasformazione e governo del territorio. L’autocostruzione genera quindi un bene materiale, la casa, ma un’infinità di beni immateriali: convivialità, coesione, solidarietà, mutuo aiuto, complicità e la riappropriazione di un modo di abitare.

Gli obiettivi a breve termine di questa mobilitazione sono quelli di far emergere le potenzialità di questi processi attraverso incontri pubblici sul territorio e raccogliere adesioni a questo percorso da parte di associazioni, comitati, reti, collettivi o singoli cittadini attraverso una petizione popolare.
Invitiamo quindi a condividere e a collaborare alla raccolta firme, a proporre assemblee pubbliche sul tema, così da capire insieme come procedere in questo percorso.

AutoRicostruzione nel cratere:
– segui la pagina FB: www.facebook.com/autoricostruzionenelcratere
– firma la petizione: www.change.org/p/autoricostruzione-nel-cratere dobbiamo essere migliaia perché diventi possibile
– scrivi per qualunque informazione a: autoricostruzionenelcratere@gmail.com

a cura di Progetto di ricerca Emidio di Treviri
Gruppo di lavoro multidisciplinare nato nel 2016 che porta avanti un’inchiesta sociale sul post-sisma del Centro Italia





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