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Gli effetti della Cannabis sono da riferire principalmente, ma non esclusivamente, al suo contenuto in tetraidrocannabinolo (THC), il suo maggiore principio attivo.

La maggior parte degli studi pubblicati hanno utilizzato derivati sintetici del THC, a dosaggi variabili a seconda delle patologie prese in considerazione. Vi è inoltre una ampia variabilità individuale nella soglia di risposta così come nella eventuale comparsa di effetti collaterali. Ne consegue che il dosaggio ottimale per il singolo paziente deve essere valutato caso per caso. Per la stimolazione dell’appetito in pazienti con AIDS sono risultati sufficienti dosaggi di 2,5 mg di THC 2 volte al giorno. I dosaggi consigliati per il trattamento della nausea in chemioterapia sono di 5-10 mg di THC 3-4 volte al giorno, cominciando circa 6 ore prima dell’inizio della chemioterapia. I dosaggi utilizzati per il trattamento della spasticità nei pazienti con sclerosi multipla variano da 2.5 mg di THC una volta al dì sino a 5 mg di THC tre volte al giorno. In uno studio (Martin, 1995) che ha utilizzato il nabilone, un cannabinoide sintetico, un dosaggio di 1mg al dì garantiva un buon controllo dei sintomi. I dosaggi utilizzati per la terapia del dolore variano considerevolmente, a seconda della patologia di base, e vanno dai 5 ai 50 mg/die di THC.

Va sottolineato che i dosaggi sopra menzionati sono riferiti a preparati sintetici di THC assunti per ingestione. Se si utilizzano derivati naturali della Cannabis va tenuto presente che le preparazioni a base di infiorescenze essiccate (marijuana) contengono mediamente il 2.5 % di THC (range 1-15%), mentre la resina della pianta (hashish) contiene mediamente il 10% di THC (range 5-20%).

Va tenuto presente, lo ripetiamo, che i dosaggi della letteratura scientifica si riferiscono a quantità assunte per via orale. Se il prodotto viene assunto per via inalatoria, nella determinazione del dosaggio si deve considerare che la combustione può distruggere sino al 40% del principio attivo laddove l’assunzione per vaporizzazione può invece consentire una più completa estrazione del principio attivo.





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