E’ passato oltre un mese dall’inizio del nuovo governo “giallo-rosso” guidato da Giuseppe Conte. Un esecutivo che fin da subito i diretti interessati hanno definito come “governo di svolta”. Ebbene, della tanto annunciata svolta al momento non se ne vede l’ombra, quantomeno per quanto riguarda le politiche sulle droghe.

Il Dipartimento politiche antidroga (Dpa), luogo legalmente deputato a studiare, monitorare ed attuare le politiche sulle sostanze, è ancora privo di guida. Sul sito internet cappeggiano ancora i comunicati deliranti di colui che ne deteneva la guida fino alla caduta del governo M5s – Lega, ovvero il “ministro al medioevo” Lorenzo Fontana, quello che sognava di cancellare ogni diritto che superasse in qualche modo l’età dello stato della chiesa. Si trattasse di aborto, testamento biologico o cartine farcite con fiori di canapone.

La nomina di un nuovo capo del Dpa dovrebbe essere vissuta come un’urgenza dal presidente del Consiglio, che per legge ne gestisce la delega. Il dipartimento svolge, o meglio dovrebbe svolgere, compiti importanti. Secondo la legge ogni anno, entro il mese di giugno, dovrebbe innanzitutto consegnare al Parlamento la nuova relazione sulle droghe. Un documento importante per indirizzare politiche di contrasto e di riduzione del danno verso le droghe pesanti, necessario per monitorare un panorama sempre più fuori controlli, tra deep-web, abuso di farmaci legali e nuove sostanze. Altro che la cannabis. Siamo a metà ottobre e della relazione ancora non vi è traccia.

Allo stesso modo non vi è traccia della prossima Conferenza nazionale sulle droghe. Evento, anche questo previsto annualmente dalla legge sulle droghe (dpr 309/1990), che dovrebbe servire per raccogliere pareri e interventi di tutte le associazioni attive nel settore per pianificare al meglio il coordinamento delle attività. In un paese dovegli operatori denunciano un aumento incontrollato del consumo di droghe pesanti, a partire dall’eroina, non sono compiti da poco. La Conferenza, addirittura, non viene organizzata da dieci anni tondi (l’ultima fu nel 2009 a Trieste). Anche su questo il governo “della svolta” dovrebbe battere al più presto un colpo.

 





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