La malnutrizione in tutte le sue forme continua ad essere una delle maggiori sfide affrontate dalla nostra generazione. Mentre la malnutrizione persiste in alcuni paesi, stiamo assistendo a un aumento senza precedenti dell’obesità e delle malattie non trasmissibili legate alla dieta (NCD: non-communicable diseases) nei paesi a basso e medio reddito. C’è un appello globale a trasformare i nostri attuali sistemi alimentari per fornire le diete sane necessarie per una salute e un benessere ottimali, affrontare i problemi di disuguaglianza e fermare il degrado delle risorse naturali.

Come fornire diete nutrienti per una salute ottimale che può essere sostenuta per generazioni entro i limiti del pianeta è una domanda che ha la massima priorità per i responsabili politici e la comunità di ricerca.

La questione è imminente, considerando i vincoli che il sistema alimentare globale sta affrontando riguardo a una popolazione mondiale in rapido aumento, rapida urbanizzazione, cambiamento delle diete, cambiamenti climatici e crisi protratte in molte parti del mondo. Secondo recenti ricerche, si prevede che l’accelerazione della transizione dietetica nei paesi a basso e medio reddito aumenterà l’impatto del sistema alimentare sull’ambiente, se non verranno prese importanti misure di mitigazione.

La pubblicazione della FAO, The Future of Food and Agriculture (2018), mette in guardia sul fatto che “proseguire come al solito” non è più un’opzione: il cibo e l’agricoltura futuri devono orientarsi verso la sostenibilità, ottenendo di più con meno risorse e producendo alimenti sicuri e nutrienti per tutti, limitando al contempo l’uso delle risorse naturali.

Per sradicare la malnutrizione, il direttore esecutivo José Graziano da Silva ha dichiarato che pensare solo in termini di coloro che soffrono di perdita di peso è obsoleto: “Vi è una crescita costante nei livelli di sovrappeso (nelle persone) e obesità in tutto il mondo“. Quindi: “Non possiamo più concentrarci solo sulla lotta alla fame”.

Il diritto al cibo richiede un nuovo approccio che comprenda un diritto a diete sane: si tratta di cambiare il paradigma, di passare dall’alimentare le persone al nutrirle. “Secondo i nostri ultimi numeri, l’obesità e il sovrappeso stanno crescendo più velocemente della fame. È un’epidemia. Il diritto al cibo sano dovrebbe essere una dimensione chiave per la fame zero e per il diritto al cibo stesso“, ha dichiarato da Silva.

Non bisogna dimenticare che il diritto al cibo è incluso nella Dichiarazione universale dei diritti umani, che è stata approvata da tutti i paesi più di 70 anni fa. È inoltre garantito in numerosi strumenti internazionali e costituzioni nazionali. Tuttavia, i numeri della malnutrizione globale mostrano che molte persone non hanno accesso regolare a una dieta sana.

Il numero di persone denutrite nel mondo è aumentato negli ultimi tre anni a 821 milioni soprattutto a causa dei conflitti e dei cambiamenti climatici. Oltre 150 milioni di bambini di età inferiore ai cinque anni soffrono di una crescita stentata, 99 milioni di bambini sono sottopeso e 50 milioni stanno sprecando il cibo. Allo stesso tempo, l’obesità sta rapidamente aumentando con 672 milioni di adulti obesi in tutto il mondo nel 2017.

Questo è il quadro descritto dalle principali organizzazioni mondiali che si occupano dell’alimentazione. Il problema del sovrappeso e, come step successivo, dell’obesità, è qualcosa con il quale dobbiamo imparare a convivere, trovandovi quanto prima una soluzione. Ampliando lo sguardo a quella che è stata l’evoluzione della nostra specie, ci si deve rammentare che l’umanità ha affrontato più volte carestie e mancanza di cibo, andando spesso vicina all’estinzione. Gli individui che sono sopravvissuti a tutto ciò sono spesso stati coloro che metabolicamente erano in grado di ottenere il massimo di energia dal minimo apporto nutriente che gli veniva fornito. Persone che ingrassavano più facilmente degli altri e che, per questo, grazie alle riserve energetiche che avevano da parte, non morivano di fame. Noi siamo i discendenti di quegli individui, con tutti i pro e i contro che ne conseguono.

Nel giro di alcuni secoli, l’evoluzione sociale ed economica ha portato a un’abbondanza di cibo sulle tavole di molti, con una riduzione drastica del consumo di calorie giornaliere. C’è da distinguere, come già accennato prima, tra una tavola piena di cibo e una piena di nutrienti. Alimentarsi non è nutrirsi. Sono due concetti diversi e non sempre, purtroppo, vanno di pari passo.

Una delle motivazioni che potrebbe spingere i governi ad adottare le misure necessarie a contrastare il trend attuale, in merito alla malnutrizione, può essere senz’altro l’aspetto economico. Basti pensare, infatti, ai costi per la sanità derivanti da tutte le patologie annesse alla malnutrizione, obesità in testa.

Uno dei primi a rendersi conto del nesso tra alimentazione e rischio cardio-vascolare, fu Ancel Keys, il padre della cosiddetta “Dieta Mediterranea”. Studioso e soldato americano durante la II Guerra Mondiale, aveva infatti avuto modo di interagire con delle popolazioni che risultavano essere molto meno propense a sviluppare problemi cardio-vascolari rispetto ai suoi connazionali. Diede quindi vita al “Seven Countries Study”, che lo portò ad analizzare e confrontare le abitudini alimentari di sette paesi, per l’appunto.

Da quello derivò proprio quella che oggi chiamiamo “Dieta Mediterranea”, dando spesso una errata accezione al termine. Non si tratta infatti di una dieta tipica esclusivamente dei Paesi appartenenti al bacino Mediterraneo, ma anche di altri, come il Giappone.

Si trattava, all’epoca, di popoli poveri, che a mala pena riuscivano a racimolare il pranzo e la cena. Si mangiava quello che si aveva a disposizione, quando lo si aveva. Ci si riempiva la pancia soprattutto di fibre vegetali (che saziano ma non nutrono). L’attività nei campi era tanta e faticosa. Si consumava anche più di quanto si introducesse in termini calorici con la dieta.

Questo fu il sunto dello studio messo in atto da Ancel Keys e questo è quanto possiamo tutt’oggi mettere in pratica adottando la vera “Dieta Mediterranea”: non mangiare più di quanto si consuma.

Una simile attenzione permetterebbe quanto meno di risolvere i problemi relativi al sovrappeso e all’obesità, ma non risolverebbe il problema di chi non ha sufficiente accesso al cibo. Un cibo che dev’essere sicuro come quantità (security) e qualità (safety). Una situazione purtroppo ancora molto lontana dalla realtà per la maggior parte del Pianeta.





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