Dolia seminterrati venuti alla luce dagli scavi di Boscoreale, simili a quelli trovati a Villa Vesuvio, in località Scafati, vicino a Pompei

Dolia seminterrati venuti alla luce dagli scavi di Boscoreale, simili a quelli trovati a Villa Vesuvio, in località Scafati, vicino a Pompei

Nel 1996 fu scavata una casa rustica nei dintorni di Pompei, in località Bagni-Scafati, denominata dagli archeologi Villa Vesuvio. Come tutta la città imperiale romana di Pompei e i suoi sobborghi, anche questa casa fu sommersa da quasi 3 metri di pomice e lapilli nel corso dell’eruzione del vulcano campano avvenuta nel 79 d.C. Fra le strutture architettoniche di Villa Vesuvio sono state riconosciute una pressa per il vino, una cantina, e uno spazio per la trebbiatura. La cantina conteneva sette dolia, gli ampi tini parzialmente interrati e impiegati solitamente per contenere olio o vino. Nel medesimo luogo fu trovato anche un tipo particolare di fornello.

Nel fondo del dolium n. 2 è stato ritrovato un inconsueto deposito di natura vegetale e animale. Il numero di specie vegetali è risultato alquanto elevato, almeno 50 specie, e per una buona parte (58%) si tratta di piante medicinali, fra cui le specie psicoattive Cannabis sativa L., Papaver somniferum L. e Hyoscyamus albus L., mentre diverse altre sono piante velenose.
Le altre piante identificate appartengono ai seguenti generi: Anagallis, Apium, Arbutus, Atriplex, Bilderdykia, Bryonia, Carex, Caucalis, Chelidonium, Chenopodium, Cirsium, Cupressus, Daucus, Eupatorium, Fagus, Ficus, Galium, Juglans, Lamium, Lemna, Lycopus, Malva, Marrubium, Medicago, Mirtus, Polygonum, Portulaca, Prunus, Ranunculus, Rumex, Salix, Sambucus, Sonchus, Stellaria, Solanum, Symphytum, Urtica, Valerianella, Verbena, Vitis.

Oltre all’insolita concomitanza di un siffatto gran numero di piante, ancor più curiosamente vi erano frammiste delle ossa animali, che sono risultate appartenere a lucertole, rane e rospi. Da tutto ciò è stata formulata l’ipotesi, più che plausibile, che questo curioso insieme di ingredienti biologici fosse relazionato alla preparazione di medicinali, un dato che sarebbe avvalorato dalla presenza vicina del fornello.

Come ipotesi più specifica, potrebbe trattarsi dell’insieme di ingredienti necessari per la preparazione del mitridàtico o della teriaca, famosi farmaci dei periodi classici e medievali, costituiti da un gran numero di ingredienti – sino a 50 nel primo e sino a 66 nel secondo. Sappiamo che in entrambi rientravano anche parti di animali, fra cui serpenti, lucertole e rospi.

Nelle varie ricette della teriaca (di cui un buon studio è quello di Nicola Mongelli del 1978), serpenti e lucertole non appaiono mai insieme, e nel dolium di Villa Vesuvio sono effettivamente presenti solo lucertole e non serpenti. Inoltre, sia nel mitridàtico che nella teriaca, il papavero da oppio era uno degli ingredienti che si presentava invariabilmente.

Sono state prese in considerazione altre ipotesi, fra cui il fatto che gli animali fossero giunti accidentalmente dentro al dolium nel contesto dell’eruzione vesuviana, o che si trattasse di un dolium per la preparazione di sapone o di coloranti, o di vini aromatizzati alle erbe, e nel quale gli altri ingredienti, fra cui quelli velenosi, vi fossero rientrati in maniera accidentale. Ma si tratta di ipotesi deboli, che si basano su in insieme concomitante di eventi fortuiti troppo articolato e statisticamente alquanto improbabile (Ciaraldi, 2000).

Pompei





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