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Piante proibite: la fine della demonizzazione è vicina

Abbiamo intervistato Tania Re, studiosa degli utilizzi delle sostanze psicoattive in ambito terapeutico, ora in libreria con “Stupefacenti e proibite: le piante maestre”

Piante proibite: la fine della demonizzazione è vicina

Chissà quanti hanno mai sentito parlare delle Herbariae. In Piemonte erano conosciute come Masch, in molte realtà europee indicate semplicemente come streghe. In realtà, queste donne furono profonde conoscitrici del mondo naturale attraverso cui curavano, davano la vita e talvolta anche la morte. Detenevano conoscenze e un potere molto scomodo, in particolare per il loro status di donne. L’interesse di Tania Re per il mondo vegetale parte proprio da qui. Quando da bambina si ammalava, sua nonna la portava da queste donne che vivevano nei paesi intorno a Torino; la curavano con piante, unguenti, preghiere e “segnature”, unendo sempre le proprietà chimiche delle piante a una componente simbolica e rituale. Questa è anche l’origine di “Stupefacenti e proibite: le piante maestre”, il suo libro appena pubblicato da Amrita Edizioni, che ci ha dato lo spunto per intervistarla e approfondire questa “medicina dei segreti”.

Ancora oggi la scienza medica ha delle difficoltà nel riconoscere metodi come quelli delle Herbariae. Secondo te andrebbe restaurato oggi il ruolo dello spirito? O si può restare nel materialismo?
A prescindere dalla divisione fra queste due entità, oggi nei contesti occidentali la cura è per lo più legata a una visione materialista del corpo e della mente. Nell’antichità, per le Herbariae, o ancora oggi per i medici tradizionali del Sud America, la divisione fra spirito e materia non sussiste. Le piante in quanto esseri vivi e spirituali hanno la funzione di insegnare agli esseri umani a curarsi e per questo vengono definite “maestre”. L’invito che rivolgo ai giovani ricercatori e ai terapeuti è di mantenere sempre curiosità accompagnata da un ragionevole dubbio di fronte a stati di coscienza e percezioni rivelatorie di realtà altre, non riducibili a semplici allucinazioni. Perché ciò che non è spiegabile oggi sarà forse possibile spiegarlo domani, come più volte è accaduto nella storia della scienza. E ci si renderà conto che ciò che guarisce la parte materiale, psicologica o spirituale, in verità guarisce solo lati diversi della stessa medaglia. 

Piante proibite: la fine della demonizzazione è vicina
Il tabacco in Amazzonia è considerato il maestro dei maestri tra le piante © Heinz Plenge

Secondo te si possono recuperare tradizioni diverse dalla nostra per restaurare un uso più sano di piante quali la coca, gli psichedelici o persino il tabacco?
Il tabacco l’ho scoperto in Amazzonia dove è considerato il maestro dei maestri, come un direttore nell’orchestra delle piante, e ad oggi, come racconto nel libro, vi è anche un network di laboratori in Europa che ne esplora i potenziali. Tuttavia quando piante come il tabacco e la coca vengono usate in un contesto non ritualizzato e in modo inconsapevole possono produrre, come sappiamo, danni importanti. Un rito presuppone un mito e in Sud America esiste un mito rispetto a ciascuna di queste sostanze. Tuttavia, io credo che anche noi europei produrremo, o recupereremo, i nostri miti e la nostra cultura rispetto a queste piante. E per questo non abbiamo bisogno di importare o depredare piante sud americane: piante contenenti dimetiltriptamina (DMT) crescono ad esempio anche in Europa. Il fatto che queste cure possano essere ottenute qui in Europa è per me positivo, e anche le molecole di sintesi per me non sono da demonizzare.

A proposito di molecole di sintesi: le molecole che invece compongono le piante, noti come fitocomplessi, sono materia difficile da includere nelle ricerche occidentali. Questo secondo te è un limite?
Io personalmente mi sento più vicina al mondo vegetale ma non dico che l’acido lisergico (LSD), per esempio, non sia altrettanto efficace di un fitocomplesso. Inoltre le molecole di sintesi possono costituire una scelta più sostenibile rispetto a piante dalla crescita lenta come l’ayahuasca o il peyote che sono piante a rischio di estinzione se continueranno ad essere depredate. Purtroppo c’è da aggiungere che i fitocomplessi non sono brevettabili, e perciò le proprietà potenzialmente terapeutiche di queste piante più difficilmente riescono a essere a disposizione di un numero sempre maggiore di persone.

Copertina del libro intitolato "Stupefacenti e proibite - La via delle piante maestre" di Tania ReL’introduzione delle “piante maestre” nella nostra società potrebbero cambiare questa situazione?
Facciamo una premessa: negli anni ’80 si è diffuso un miraggio di immortalità che doveva essere realizzato dal progresso tecnologico e dalla farmacologia. In questo momento post-pandemico abbiamo scoperto che immortali proprio non siamo, e l’interesse per il mondo fitoterapico è cresciuto anche perché abbiamo scoperto che la pillola magica non esiste. Al contrario la crisi e la paura esistono, e queste piante possono produrre nuove visioni su come potremo vivere attuando un ritorno alla natura. Un ritorno che fa forse parte dello spirito del nostro presente, nel quale anche le sostanze psicoattive vengano usate per curare patologie quali le dipendenze (alcol, tabacco, cocaina) e il disturbo post traumatico da stress (PTSD). A questo proposito converrebbe interrogarsi di più sul perché si consumano droghe, infatti spesso gli stati di ebbrezza sono cercati come metodi di auto guarigione da un passato traumatico o anche solo difficile. Per questi motivi ho voluto scrivere un libro dalle caratteristiche divulgative, che potesse essere letto da tutti: al fine di de-stigmatizzare queste sostanze.

Al di là dell’aspetto terapeutico, in che modo queste sostanze aiuterebbero ad attuare un “ritorno alla natura”?
Esse hanno il potenziale di riportare a una comunicazione fra regni e tipi di coscienza diversi. Gli indigeni infatti rispettano il loro ambiente perché hanno mantenuto la consapevolezza di essere in simbiosi con esso e che la loro salute dipende da quella dell’ecosistema in cui si inseriscono. Il maestro Juan Flores, per esempio, disse che erano state le piante a chiedergli di aiutare gli uomini a ritrovare una guarigione forse più profonda, non riferita a singole patologie, ma al nostro ruolo rispetto all’ecosistema in cui viviamo, che comprende anche il mettersi in discussione in quanto occidentali ridando dignità a un pensiero antico e magico. Questo libro è il tributo che volevo fare alla saggezza delle Herbariae e dei medici tradizionali, proprio perché per me parlare di una pianta significa anche divulgare, recuperare e rispettare la cultura di chi la protegge.

Piante proibite: la fine della demonizzazione è vicina
Amazzonia © Heinz Plenge

a cura di Tiziano Canello
Laureato in Scienze del Corpo e della Mente all’Università di Torino, collabora con il network Psy*Co*Re ed è parte del collettivo antiproibizionista Marijtuana





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