Come avviare un’attività agricola su altri mondi. Non è la trama di un film di fantascienza ma la possibilità suggerita da un recente studio pubblicato sulla rivista Open Agriculture. L’esperimento del team dell’Università di Wageningen, nei Paesi Bassi, dice che in futuro potremo coltivare ortaggi sulla Luna e su Marte.

Il suolo lunare e ancor di più quello marziano, dove i lombrichi (utilissimi decompositori) possono vivere e riprodursi senza problemi, si prestano per produrre cibo fresco (e commestibile). Nel frattempo l’ENEA, l’Agenzia Nazionale per le Nuove Tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, sta mettendo a punto un sistema per la coltivazione di piante legnose sul Pianeta Rosso mentre al Centro Ricerche di Portici, in provincia di Napoli, si studia la coltivazione di patate, pomodori, lattuga e basilico. Sembra che alla base ci sia un sistema molto simile a quello dell’idroponica. Qualunque raccolto riusciremo ad avviare su Marte o sulla Luna, dovrà molto probabilmente rimanere al chiuso per non scontrarsi con condizioni – anche climatiche – estreme.

Dalle scienze aerospaziali, dunque, anche il gancio per prospettare nuove soluzioni e garantire qui sul nostro pianeta autosufficienza e sostentamento alimentare nel caso il mondo diventasse sempre più inospitale.





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