2016-12-14-01-18-57-pm

Che l’uomo abbia usato le piante per curarsi, e non solo per quello, sin dall’inizio dei tempi non è certo un mistero. Prima di cimentarmi nella stesura di queste poche righe ho consultato una cara amica (grazie Valentina) con il dottorato in erboristeria per saperne un po’ di più.

Quello che ho capito senza ombra di dubbio riguardo all’uso delle piante come cura e soprattutto come prevenzione è l’ingerenza di un sistema sanitario che fonda la propria egemonia sulla complicità dei medici che la ricca industria farmaceutica sostiene ed in qualche modo controlla. Il parallelismo con l’uso massiccio di benzodiazepine all’interno delle nostre prigioni è molto facile, ma dell’argomento specifico ho già avuto modo di trattare e non mi voglio ripetere.

Diciamo che sarebbe auspicabile un futuro in cui le piante e le erbe curative non siano viste come qualcosa di atavico e più vicino alla stregoneria che non alla medicina, poiché non dimentichiamo che i principi attivi di molti farmaci industriali derivano proprio da piante che si trovano in natura. La legge in Italia impone il divieto del termine “curativo” quando si parla di rimedi naturali o omeopatici: può essere associato soltanto alle medicine industriali.

Pensavo che la battaglia contro le piante ne riguardasse principalmente una sola, la canapa, per motivi sono ormai noti a tutti, e ho invece saputo che anche la graviola e l’artemisia sono piante che le medesime lobby combattono con vigore per le medesime ragioni d’interesse. Trovo personalmente paradossale che una specie animale (l’uomo), attraverso le proprie leggi passeggere, determini che la natura abbia commesso l’errore di sviluppare sul pianeta che ci ospita forme vegetali che non dovrebbero esistere, anche se esistevano prima della nostra comparsa sulla terra ed esisteranno anche dopo la nostra estinzione.
Non ho altro da aggiungere.





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