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Il 9 maggio scorso è stato presentato a Bologna il progetto Pharmavegana, presso la Cosmofarma, evento di riferimento per tutti gli operatori del settore farmaceutico, che prevede l’apertura di farmacie con personale specializzato in grado di fornire consulenze gratuite ai vegetariani e vegani.

A giugno è partita la formazione del primo gruppo di farmacisti che aderiscono all’iniziativa per il conseguimento del primo livello; i livelli sono quattro in totale: Bronze, Silver, Gold e Master. Al conseguimento dell’ultimo livello gli esperti dovrebbero essere in grado di soddisfare tutte le necessità di questa tipologia di clienti.

Le prime farmacie, contrassegnate da un bollino, nasceranno ad ottobre; un professionista consiglierà, dunque, «farmaci e integratori eticamente corretti» sostiene Pierfrancesco Verlato, responsabile del progetto. Renata Balducci, Presidente di Associazione Vegani Italiani Onlus (Assovegan), appoggia appieno «l’iniziativa che arriva al momento giusto. È un grande passo avanti per un miglior rapporto fra vegani e farmacisti».

Sono vegana e dissento da tale progetto e da coloro che lo sostengono per diversi motivi; come me, tante associazioni animaliste o organizzazioni vegane, non intenzionate a patrocinarlo, lo hanno addirittura criticato.

Prima di tutto un integratore o un farmaco non può essere eticamente corretto, anche se non contiene ingredienti di origine animale come il lattosio o la propoli, tanto per citarne alcuni, perché tutti i farmaci sono testati su animali. Le persone che scelgono per motivi etici uno stile di vita vegano evitano di prendere farmaci o integratori e si dirigono, quando è possibile, verso la medicina alternativa, cercando di documentarsi e acquisire informazioni sull’alimentazione, anche consultando nutrizionisti esperti se necessario o scegliendo on-line le marche di integratori che non contengono ingredienti animali.

Da una ricerca condotta dal centro studi della Sitar, che fornisce consulenza alle aziende del settore naturale sui prodotti fitoterapici, integratori e terapie di regolazione organico-metabolica, su un campione di 400 persone vegetariane o vegane, è emerso che il 60% assume integratori per arricchire la propria dieta. Peccato che a promuovere tale sondaggio sia stato il Gruppo Sitar, principale sponsor di Pharmavegana. Credo che non si possa escludere del tutto un conflitto di interessi!

Pierfrancesco Verlato, responsabile del progetto Pharmavegana, ha, invece, dichiarato: «Chi fa una buona dieta vegana o vegetariana in genere sta bene, ma spesso i ritmi della vita quotidiana non ci consentono che un rapido panino al bar o una pizza. Per questo è importante essere guidati dai consigli di un esperto per integrare l’alimentazione». Vero. Vorrei, però, ricordare a Verlato, che tutti coloro che si alimentano in modo non adeguato o corretto, inevitabilmente, presenteranno nel tempo qualche carenza o avranno qualche problemino di salute, onnivori o vegani che siano.

Ho la netta sensazione, che il progetto anteponga gli interessi economici alla corretta informazione sulla scelta vegana. Mi trovo in linea con il pensiero di AgireOra: «Il messaggio che passa da tale iniziativa è che i vegani o i vegetariani abbiano bisogno delle farmacie, quando in realtà è l’esatto opposto».

Innumerevoli ricerche scientifiche sostengono oramai che un’alimentazione a base vegetale ha effetti positivi sulla salute, permettendo, in particolare, di curare malattie croniche o degenerative quali l’obesità, il diabete mellito, l’aterosclerosi, l’ipertensione arteriosa, l’osteoporosi, le intolleranze e allergie alimentari; può, inoltre, aiutare prevenire tumori e malattie cardiovascolari.

Da uno studio, pubblicato nel 2012 dall’American Association for Cancer Research sulla rivista scientifica Cancer Epidemiology, Biomarkers & Prevention, emerge, infatti, che le diete vegetariane e, in particolar modo, quella vegana, risultano essere protettive nei confronti del cancro.

Uno studio recente, EPIC-Oxford, condotto su 44.500 persone, ha dimostrato in 11 anni e mezzo che chi mangia vegetariano ha il 32% in meno di probabilità di incorrere in cardiopatie ischemiche. Chi non mangia carne o pesce sembra avere un cuore più sano, grazie ai ridotti livelli di colesterolo e pressione arteriosa, due fattori considerati importanti per questa tipologia di malattie.

Sono convinta che il progetto Pharmavegana non faccia bene alla causa vegana. Dalle dichiarazioni rilasciate dai promotori, nonché dagli articoli di giornale usciti su quest’argomento, mi sembra esserci molta disinformazione; sembra che i vegani siano persone con particolari problemi di salute tanto da dover ricorrere spesso a farmaci e integratori e addirittura incapaci di poter scegliere un integratore, tanto da aver bisogno di un esperto che debba indirizzarli! Se l’intenzione era quella di creare un grande business, credo di poter dire che il progetto sia fallimentare dalla nascita, soprattutto se il target di tale iniziativa sono i vegani e i vegetariani, ben informati su ciò che è etico e su ciò non lo è.

«Questa ennesima trovata pubblicitaria – sostiene la LAV – sembra uno specchietto per le allodole che illude i consumatori di non finanziare prodotti frutto dello sfruttamento di vite animali e umane, mentre il concetto di cruelty-free è ben lontano dalla multimilionaria industria farmaceutica, che sfrutta e uccide centinaia di milioni di esseri senzienti ogni anno».

 





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