Secondo i dati diffusi da Eurispes nel Rapporto Italia 2018, 3 italiani su 10 convivono con un animale. Il 57% spende una media di 50 euro al mese per curare il compagno non umano, considerato ancora dal fisco “bene di lusso”. Cibo e cure veterinarie sono tassate con aliquota Iva (22%). E, nonostante ciò, il mercato del pet sembra non conoscere crisi. Cresce il business legato agli animali, cani e gatti figli della globalizzazione assoggettati anch’essi, come gli umani, alla logica della grande distribuzione. Le multinazionali, le stesse che producono cibo industriale per l’uomo, hanno fiutato l’affare e, cavalcando l’onda, si accaparrano questa fetta di mercato, catturando i consumatori con pubblicità accattivanti.

Cosa si cela però dietro un’etichetta invitante e curata che mostra animali in salute? Cibo scadente, non propriamente adatto e salutare, prodotto con scarti della grande industria alimentare, pieno di additivi, appetizzanti, conservanti, coloranti, antiossidanti che, seppur consentiti dall’Unione europea, sono spesso dannosi per gli animali. Ingredienti di dubbia provenienza come grasso, polmoni, milza, cotenna, alimenti che potrebbero essere consumati anche da noi, ma che non hanno mercato perché commercialmente poco richiesti e, infine, sottoprodotti di origine animale non destinati al consumo umano, ivi compresi, embrioni, sperma, ovuli, becchi, piume, ossa, zoccoli, peli e farine animali. Nel cibo secco troviamo principalmente cereali come grano, mais ed orzo, responsabili di dermatiti e pruriti. Il loro sistema immunitario si indebolisce a causa del cibo non adatto alla loro natura fisiologica; si verifica così un aumento della permeabilità intestinale, terreno fertile per agenti patogeni che si insidiano nel sangue, nei tessuti e negli organi.

Con il passare degli anni, cani e gatti manifestano patologie anche gravi, come insufficienza renale e tumori. La scatoletta o le crocchette sono indubbiamente comode ma fanno ammalare i nostri compagni e noi, come loro custodi, abbiamo il dovere di prendercene cura, partendo proprio dall’alimentazione. “Siamo ciò che mangiamo” affermava Ludwig Feuerbach. Vale anche per le altre specie. Le motivazioni per boicottare le multinazionali sono davvero tante: affamano la Terra, i popoli, privandoli di cibo ed acqua, distruggono foreste, inquinano fiumi e mari, scatenano guerre, corrompendo governi e ed organizzazioni, calpestano i diritti umani; multinazionali come Nestlé e Mars, leader mondiali nella produzione di cibo pronto per animali, effettuano poi test su cani e gatti per provare l’efficacia e la non pericolosità dei cibi. Lo sappiamo, ne siamo consapevoli, anche se ci fa comodo non pensarci! Produrre cibo per cani e gatti sperimentandolo sulla pelle di altri cani e gatti! Assurdo, non è vero?

Meglio affidarsi alle piccole marche che non eseguono esperimenti, scegliendo quelle che producono cibo vegetariano, per arginare un altro problema, quello di nutrirli, uccidendo altre specie. Chi è vegetariano o vegano, per motivi etici, farà i conti ogni giorno con questa annosa questione.

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