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È in atto da diverse settimane una serie illimitata di perquisizioni da nord a sud, nelle abitazioni di presunti consumatori e coltivatori di cannabis, che sembra abbiano acquistato prodotti da alcuni siti web. Secondo alcune testimonianze, la maggior parte delle perquisizioni sta avendo esiti negativi o comunque che portano al sequestro di quantità irrisorie di sostanze stupefacenti e sempre per uso personale. Di seguito un comunicato che sottoscriviamo e pubblichiamo. Comunicato-denuncia rivolto a tutti coloro che credono ancora nella libera informazione, ma soprattutto a coloro che non vogliono darsi vinti nella speranza che in questo paese esista ancora un barlume di democrazia, di giustizia e di equità. Già da qualche settimana è in atto un’operazione di polizia giudiziaria in tutta Italia, che è ben lontana dai presupposti costituzionali e dai diritti giuridici attualmente vigenti in questo paese.

ANTEFATTO: tutto è scaturito da un’indagine dei carabinieri di Merano che, già nel 2008, avevano scoperto alcuni siti web destinati alla vendita di semi di canapa, lampade da coltivazione, concimi ecc.
Matteo Filla, il gestore di questi siti era già stato incriminato tempo fa e poi assolto dal tribunale di Rovereto dall’accusa di spaccio di sostanze in qualche modo collegate alla droga. Il nodo giuridico è proprio qui.
La sentenza di assoluzione di Matteo Filla si basa su una considerazione tecnica di fondo: i semi di marijuana o di canapa indiana, pur essendo potenzialmente fonte di produzione di droga, non possono essere considerati alla stregua di una sostanza proibita in quanto il seme non contiene alcun principio di sostanza attiva. Da sottolineare il fatto che gli stessi semi vengono utilizzati da milioni di individui in tutto il mondo come alimentazione alternativa e per diversi disturbi e patologie che le loro proprietà terapeutiche leniscono.

ENTRANDO NEL MERITO: a seguito di quest’indagine ormai chiusasi nel dicembre del 2009, la polizia entra in possesso di un archivio clienti di 2500 persone che avevano acquistato sui siti di Filla tra il 2005 ed il 2009, non solo semi di canapa (lo ricordiamo a tutt’oggi legali), ma lampade per la coltivazione, concimi a base di alghe, libri e materiale di ogni genere che se pur presupponendo il reato di coltivazione, di fatto non o accerta.
In questi giorni quindi si sta svolgendo una vasta operazione in tutta Italia per la quale centinaia (forse migliaia) di persone vengono arrestate ed incriminate per l’articolo 73 (spaccio di stupefacenti), rei di aver semplicemente acquistato sul web (lo ricordiamo) nessuna merce illegale.

Tra l’indifferenza dei media “ufficiali” e le menzogne o la profonda ignoranza di quelli locali stiamo assistendo oltre che allo stillicidio dei più basilari diritti giuridici, ad un operazione che viola la privacy e forse la Costituzione. Quest’operazione sembra potersi dichiarare fallimentare, dispersiva, inconcludente ed inutilmente repressiva dato che pochissimi soggetti sono stati trovati in possesso di sostanze stupefacenti, e comunque sempre di scarse quantità.

Imprenditori, casalinghe, professionisti, studenti di buona famiglia sono tutt’ora indagati per spaccio e sono stati brutalmente svegliati, ammanettati nella notte ed in molti casi gettati in pasto ai media locali, tacciati come criminali e spacciatori. In qualche caso ci sono state addirittura denunce di maltrattamenti e percosse.

Tutto ciò per aver comprato sul web quello che la legge a tutt’oggi non vieta. Che la democrazia e l’informazione in questo paese stanno vivendo un periodo di crisi pericolosa, è sotto gli occhi di tutti. Questa denuncia-comunicato auspica che tra la confusione e l’oblio delle redazioni “ufficiali” esistano ancora Esseri Umani che hanno a cuore oltre che questo mestiere, un ideale di giustizia e democrazia troppo spesso annichilito in questo periodo storico e vogliamo cogliere l’occasione per ringraziare le testate giornalistiche che hanno voluto dare risalto all’ultima mostruosità generata dal sonno della della ragione: la vicenda che ha coinvolto Andrea Trisciuglio giorni fa.

Il dirigente dell’Associazione Luca Coscioni e malato di Sclerosi Multipla, che per contrastare la malattia di cui è affetto, consuma Bediol mensilmente e regolarmente ricevuto dalla sua ASL., ha subito una perquisizione alle prime ore del mattino, con i carabinieri che rovistavano tra i suoi effetti personali alla ricerca di non si sa cosa e moglie e figlio terrorizzati per quello che accadeva sotto i loro occhi. Tutto questo non ha giustificazione e spiegazione alcuna!

Chiediamo alle vostre testate il coraggio di affrontare la verità, con la stessa determinazione con cui difendete il sacrosanto diritto alla libertà di informazione. Aiutateci a difendere la verità come noi vi aiutiamo a difendere il difficile mestiere dell’informazione.

Per approfondimenti
http://www.overgrow-italy.nl/forums/forum.php
www.legalizziamolacanapa.org
www.enjoint.com
www.dolcevitaonline.it
www.hempyreum.ch

PARERE LEGALE
Abbiamo chiesto un parere ad un professionista che ha vinto molte battaglie giudiziarie in merito: l’avvocato Carlo Alberto Zaina.

È legale e costituzionale questo comportamento delle autorità giudiziarie?
Nessuno può e deve impedire che l’Autorità giudiziaria verifichi la sussistenza di ipotesi di reato, perché questa è sua prerogativa costituzionale. Ciò che, invece, sorprende è la circostanza che si parta da un dato giuridico assolutamente irrilevante e neutro come quello della vendita dei semi (attività del tutto legale), per inferire da tale elemento, conseguenze idonee a legittimare e svolgere un indagine che, altrimenti, non potrebbe avere corso, per assenza di presupposti di fatto e diritto.

In questo particolare contesto, ulteriori perplessità vengono suscitate dal ruolo assunto dalla giurisprudenza, la quale ha emesso pronunzie di risulta di difficile comprensione. Si verifica, infatti, una tangibile e radicale contraddizione fra giudici di legittimità (Corte di Cassazione), da un lato, e giudici di merito, dall’altro.

Questi ultimi in varie pronunzie (vedi ad esempio sentenza G.U.P. Milano 13 ottobre 2009), hanno colto un dato naturalistico inoppugnabile, ribadendo la evidente differenza che intercorre sia sul piano giuridico, che su quello fattuale, tra coltivazione domestica ed agraria; la prima non punibile la seconda costituente reato.

La confusione che, quindi, si determina tra le variegate posizioni giurisdizionali, è diretta conseguenza, come più volte evidenziato, della supplenza che la Magistratura opera sullo specifico punto rispetto al potere legislativo, dando corso a decisione spesso tra loro opposte e confliggenti. Emerge, così, l’incapacità (e la assenza di volontà) del legislatore e della politica, più in generale, di farsi seriamente carico di un problema endemico e che, siccome irrisolto e fonte di contrasti, necessita, quindi, di un intervento di profonda riforma sulla attuale legislazione in materia di coltivazione.

La novella del 2006 (l. 21.2.2006 n. 49) si è rivelata, in questo senso, un’occasione sprecata. Le odierne iniziative giudiziarie (ancorché formalmente ineccepibili sul piano procedimentale) appaiono pertanto difficilmente comprensibili, perché si finiscono per indirizzarsi nei confronti di utenti finali (spesso incensurati e con una vita regolare) i quali, in realtà, nulla hanno a che fare con percorsi criminali. Paradossalmente viene perseguito e sanzionato chi, anzi, sottrae ad associazioni criminali, fette di mercato cospicue e rilevanti introiti economici. E’, infatti, dato che emerge dalla comune quotidiana esperienza forense che chi coltiva in proprio è persona che non è adusa ad acquistare presso coloro che spacciano stupefacenti e, in forza di tale scelta, elude circuiti usuali di piccola o grande criminalità.

Si tratta, quindi, di conferire la giusta evidenzia (peraltro già riconosciuta dalla costante e maggioritaria giurisprudenza) al diritto del singolo di non essere sottoposto a sanzioni penali, in relazione all’uso esclusivamente personale di sostanze stupefacenti.

 





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