Ho letto attentamente sul portale dell’Ansa un comunicato stampa relativo a un test che il mensile “Quattroruote” ha effettuato su tre “soggetti volontari” cui sono stati somministrati cibi e bevande a base di cannabis light prima di metterli alla guida “sulla propria pista” e verificare gli effetti che “la sostanza” potesse avere sulle capacità di guida degli stessi.

I risultati che verranno pubblicati sul prossimo numero di un mensile che tutti conosciamo solo come riferimento dei prezzi sul mercato dell’usato sono generici e sicuramente non preoccupanti, seppure enfatizzati da una prosa che anche qui, come in altri casi, ricorda una caccia alle streghe cui fortunatamente sempre meno persone credono.

«I risultati sono stati significativi: pur non commettendo errori di guida clamorosi, i tre tester hanno incrementato in maniera significativa i falsi allarmi (ovvero gli azionamenti del pedale del freno in assenza dello stimolo visivo) nella prova statica dei riflessi. A questo si è aggiunto un aumento del tempo di reazione a veicolo fermo di uno dei soggetti, che ha anche messo in luce una percezione distorta della velocità stimata rispetto a quella effettiva» (dal comunicato Ansa)

I dati che forniscono potrebbero tranquillamente emergere anche se il test fosse stato effettuato su soggetti a cui non era stato somministrato alcunché, per quanto l’articolo si rivolga a un target verticale e specifico che ha già preconcetti consolidati cui si vuole dare accreditamento “scientifico”.

«Il problema che emerge, sottolineato anche dagli esperti dell’Istituto Mario Negri, è che questo tipo di sostanze, definite un po’ troppo disinvoltamente light e commercializzate liberamente grazie a una ‘zona grigia’ della legislazione sulla coltivazione della canapa, sono ancora troppo poco conosciute dal punto di vista scientifico». (sempre dal comunicato Ansa)

Non a caso, in calce viene citato il parere espresso in merito alla cannabis light dal Consiglio superiore di sanità, datato 10 aprile che “non escludeva” la pericolosità dell’erba legale. Basterebbe leggere attentamente le parole per capire che “non esclude” non significa che “ne sancisce” e poiché il Consiglio superiore della sanità ha tutti i mezzi e gli strumenti scientifici per fornirci un parere autorevole, ci si aspetterebbe qualcosa di più che non l’ennesima cazzata che però, come molte altre non è confutabile proprio perché dice tutto e il contrario di tutto.

“Quattroruote” , come tutti le testate accreditate, vive di contributi statali per l’editoria, ergo deve sottostare a “ordini di scuderia” altrimenti, anziché il ridicolo test di cui vanta validità scientifica che ovviamente non ha, avrebbe fatto lo stesso “esperimento” su soggetti che assumono benzodiazepine e tranquillanti prescritti dallo stesso sistema sanitario che condanna “la pianta” e i suoi derivati e allo stesso tempo beneficia di collusioni emerse mille volte in inchieste più serie, con le case farmaceutiche che li producono e li distribuiscono e che temono di perdere segmenti di mercato con l’introduzione della canapa sul mercato. Giornalismo significa scrivere qualcosa che non si voglia venga scritto; il resto sono pubbliche relazioni.





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