“Immaginate che esista una legge, un codice morale universale, sopra di tutto e compreso da tutti, che parli di tutela invece che di proprietà, che parli di cura invece che di profitto. Immaginate una legge che mette al primo posto gli interessi della gente e del pianeta, il cui primo articolo sia ‘non fare del male’ e contempli l’obbligo legale della cura.”

Parole forti queste pronunciate in una delle sue tante Ted Conferences da Polly Higgins, parole che rimandano a un salto di qualità, un cambio di coscienza, per essere comprese. Parole semplici per spiegare la legge che lei, da avvocata, ha elaborato a difesa della Terra, una legge pensata per inchiodare chi danneggia un ecosistema e impedisce alle generazioni future di goderne. La legge a cui fa riferimento nel suo discorso Polly Higgins, è l’ecocidio cioè il crimine contro la terra, quello che dovrebbe diventare il quinto emendamento dello Statuto di Roma. Lo Statuto di Roma è un trattato internazionale firmato da 120 paesi, così chiamato perché si firmò a Roma il 18 luglio 1998 nella sede della Fao, e grazie al quale è stata istituita una Corte Penale Internazionale per condannare i crimini contro la pace. La sua attuazione deve molto alla società civile italiana che si è mobilitata con una fiaccolata simbolica dall’Aventino al Campidoglio, con alla testa l’allora capo del governo Prodi e l’allora sindaco di Roma Rutelli per sollecitare la composizione delle parti. Cinquanta paesi infatti si ostinavano a bloccare i lavori della commissione. Lo Statuto di Roma è in vigore a livello internazionale dal 2002 e opera nei confronti dei crimini contro la pace: crimini di guerra, crimini contro l’umanità, genocidio e aggressione. “Si tratta di uno dei più importanti trattati a livello internazionale” secondo Polly Higgins “e in particolare per la nostra causa perché ci permette, invece di creare ex novo una legge sull’ecocidio – impresa difficilissima a causa di interessi travestiti – di semplificare il percorso con la “semplice” aggiunta di un emendamento. Tutto quello di cui abbiamo bisogno è un capo di Stato che avanzi la richiesta formale di dibattere la legge sull’ecocidio ed entro tre mesi una commissione potrà essere istituita”.

Se il reato di ecocidio incomincia ad entrare nelle discussioni internazionali, le banche e gli assicuratori dovranno prendere seriamente in considerazione quello che finanziano, mentre gli amministratori delle grandi aziende che inquinano incominceranno a valutare se vorranno essere messi alla stessa stregua di un criminale di guerra.

In realtà Polly Higgins ha più volte ricordato come una proposta analoga alla sua fu fatta nel 1972 dall’allora primo ministro svedese Olof Palm, il quale denunciò quanto stava accadendo in quegli anni nella guerra del Vietnam con l’impiego devastante del napalm da parte dell’esercito americano, e chiese che fossero ritenute responsabili quelle persone, quegli stati, quei ministri che causavano disastri ecologici irreversibili, perché l’aria, il suolo, la natura è un bene comune da lasciare alle generazioni future. Non è strano quindi che oggi sia Greta Thunberg a riprendere il filo interrotto, a rifarsi a un’eredità propria del suo paese, la Svezia. Olof Palm fu il primo politico a parlare di delitti contro la terra e diede vita a una apposita Commissione Onu.

Higgins fa spesso riferimento al fatto che il quinto emendamento dei crimini contro la natura dello Statuto di Roma faceva già parte della bozza iniziale dello Statuto ma venne poi cancellato proprio prima di venir presentato all’Assemblea generale per l’approvazione finale, a causa del veto di quattro paesi: gli Stati Uniti, l’Inghilterra, la Francia e l’Olanda. Se nel 1996 questo emendamento non fosse stato rimosso sarebbe diventato legge. Questo significa che non avremmo avuto le deforestazioni indiscriminate, non avremmo avuto gli organismi modificati geneticamente né le estrazioni di petrolio, per non parlare del nucleare. Il nostro mondo oggi potrebbe essere completamente diverso. Invece quello che abbiamo è un ciclo di distruzione delle risorse che porta a esclusioni, ingiustizie, conflitti. Un ciclo che sta diventando sempre più accelerato. Ma noi società civile, noi cittadini possiamo sovvertire questo ciclo, possiamo fermarlo.

La squadra di esperti che Higgins, purtroppo scomparsa lo scorso anno, e la sua collega Jojo Mehta hanno messo in piedi, The Ecological Defense Integrity, per portare avanti il lavoro diplomatico necessario a livello internazionale, ha dato i suoi frutti: a dicembre 2019 lo Stato di Vanuatu ha abbracciato la causa dell’ecocidio. Essendo le piccole isole del Pacifico le più minacciate dai cambiamenti climatici, sono quelle con cui il team ha lavorato di più concentrandosi proprio esclusivamente su di loro. Ma un altro aiuto concreto e incredibile è arrivato in questi giorni: il 21 giugno l’assemblea dei cittadini francese – che Macron aveva istituito lo scorso ottobre per venire incontro alle richieste dei gilet gialli e porre fine alle loro manifestazioni durate quasi un anno – ha formalmente chiuso i lavori durati nove mesi e sottoposto le loro 147 richieste, in cinque macro-aree, più due che dovranno essere sottoposte ai cittadini francesi con un referendum. La prima proposta chiede che la costituzione francese venga rivista in modo tale da diventare una costituzione che prenda in considerazione la tutela dell’ambiente, la seconda proposta chiede che venga riconosciuta l’ecocidio come reato penale in Francia. Il 29 giugno Macron prende atto delle risoluzioni proposte dall’assemblea dei cittadini – la CCC, Convention Citoyenne pour le Climat – e annuncia che si impegnerà a chiedere che diventi legge il reato di ecocidio, anche se non in Francia per il momento, ma in seno alla comunità internazionale. La notizia è stata accolta con enorme esultanza, quasi incredulità da Jojo Mehta. Ci sono voluti undici anni di lavoro per arrivare a questo risultato. E’ troppo presto per cantar vittoria, ma è sicuramente un riconoscimento ufficiale da parte di una delle principali economie del mondo.

Fonte: Extinction Rebellion





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