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Perantoni sulla legge per l’autoproduzione: “Faremo il possibile”

Visti i continui rinvii, abbiamo chiesto conto al presidente della Commissione giustizia Mario Perantoni

Perantoni sulla legge per l’autoproduzione: “Faremo il possibile”
La legge sulla coltivazione domestica di cannabis, e quindi sulla legalizzazione dell’autoproduzione, è l’ultima speranza di vedere un passo in avanti nella normativa, dopo la dichiarazione di inammissibilità del referendum. Le flebili speranze delle centinaia di migliaia di cittadini che hanno messo nero su bianco la richiesta di un cambiamento con la propria firma, sono appese alla discussione di questa legge.

È passato un anno dall’inizio del dibattito in Commissione giustizia, che si è arenato prima dell’ultima fase, la votazione delle centinaia di emendamenti proposti. Ieri (martedì 26 aprile, nda) era previsto l’inizio della votazione, che però è saltata, per la terza volta, mentre si assottigliano i tempi per fare in modo che la legge venga approvata entro la fine della legislatura.

Dopo averne parlato con Riccardo Magi e Caterina Licatini, che sono i due parlamentari che hanno scritto le proposte confluite nel testo unificato approvato in commissione, ne abbiamo chiesto conto a Mario Perantoni, deputato de M5S e presidente proprio della Commissione Giustizia.

Se nessuno ha mai messo in dubbio la buona volontà del presidente Perantoni, che si è sempre speso in favore del testo di legge, nel mondo antipro inizia a serpeggiare un certo pessimismo, visti i continui rimandi della votazione degli emendamenti, e Meglio Legale ha appena annunciato una manifestazione in piazza per sollecitare i nostri politici.

AUTOPRODUZIONE DI CANNABIS, L’INTERVISTA AL PRESIDENTE PERANTONI

Ieri (martedì 26) sarebbero dovute iniziare le votazioni agli emendamenti sulla legge per l’autoproduzione, è corretto?
La seduta è convocata per questo pomeriggio (giovedì 27, seduta che in realtà è saltata, ndr). Ieri, in qualità di relatore, ho provveduto a presentare degli emendamenti, e quindi oggi inizieranno i lavori. Vedremo se poi i gruppi mi chiederanno altro tempo, io questo non lo so, comunque la mia intenzione è quella di iniziare a votare. Il fatto che io stesso abbia presentato degli emendamenti potrebbe però portare allo slittamento del voto, perché i gruppi potrebbero chiedere di esaminarli.

Quindi la votazione potrebbe subire un ulteriore ritardo?
Potrebbe subire un rallentamento oppure anche un rinvio alla prossima settimana, però è un rinvio tecnico-politico che non mi preoccupa, perché la proposta di legge non è ancora stata fissata in calendario.

L’onorevole Licatini aveva assicurato che il M5S avrebbe calendarizzato la legge entro il trimestre che va da aprile a giugno…
È così. L’arrivo della legge in assemblea era stato previsto per giugno, quindi entro giugno verrà calendarizzata e sarà fissata la data entro la quale la commissione deve portare il provvedimento in aula. Finché non c’è questa data, in commissione posso gestire i tempi. Quando ci sarà la data fissata e quindi dei tempi da rispettare, anche un giorno potrà fare la differenza.

Ma c’è il tempo necessario perché si arrivi all’approvazione della legge sull’autoproduzione entro la fine della legislatura?
È evidente che se il M5S ha chiesto di calendarizzare alla Camera entro l’inizio di giugno, fa il suo dovere alla Camera. Poi al Senato non dipenderà da noi.

Perché il problema dei numeri potrebbe essere proprio al Senato, giusto?
Non solo dei numeri, ma anche dei tempi.

Ma facendo un’attività di lobbing al Senato (come proposto ad esempio da Magi e Licatini), ci sono delle possibilità concrete secondo lei?
Non credo sia necessaria un’attività di lobbing al Senato; il movimento, anche prima del referendum, aveva preso posizione schierandosi chiaramente e sostenendo l’impostazione del testo che stiamo portando avanti. Una volta licenziato il testo dalla Camera i nostri porteranno avanti i lavori senza la necessità di essere stimolati, il punto è che ci sono altri gruppi, un altro presidente, e altre dinamiche delle quali non possiamo rispondere solo noi del M5S.

Il presidente Conte all’indomani della dichiarazione di inammissibilità del referendum aveva puntualizzato che la linea del M5S sulla cannabis era quella del disegno di legge sull’autoproduzione. È ancora così?
La posizione del movimento continua ad essere che il punto di caduta sulla cannabis è il testo base presentato, che è la sintesi tra la proposta Magi e la proposta Licatini, un testo base che ho elaborato io come relatore. Quello che viene chiamato ddl Perantoni è il punto di caduta per il movimento.

Il movimento antiproibizionista italiano è molto deluso e disilluso, soprattutto dopo la dichiarazione di inammissibilità del referendum. Lei se la sente di dare una rassicurazione e di sottolineare che per questa legge verrà fatto tutto il possibile e che quella della cannabis è una battaglia che il movimento porterà comunque avanti?
Assolutamente sì. È una posizione chiara, che è stata esplicitata anche dal presidente Conte, e io sto continuando a lavorare alacremente per ottenere un risultato concreto. Qualora non si dovesse chiudere il cerchio in questa legislatura, non sarà un argomento che sarà abbandonato ma ripreso e portato avanti. Per quanto mi riguarda, il tema della regolamentazione della cannabis è un tema che si sarebbe dovuto affrontare 40 anni fa e non è stato fatto. Io cercherò di fare quello che posso.
È un tema che coinvolge milioni di persone, che nella maggior parte dei paesi europei viene affrontato in modo pratico e laico, mentre qui da noi è continuamente sottoposto a valutazioni pregiudiziali di tipo ideologico.

TG DV


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