kuridistan donne pkk ypgLa minoranza curda in Turchia vive giorni difficilissimi. Il processo di pace è stato brutalmente affossato e la parola è tornata alle armi. Erdogan, il premier turco, ha anzi fatto della repressione dei movimenti autonomistici curdi il cavallo di battaglia del suo rinnovato successo.

In questi giorni il suo esercito semina morte e terrore nelle aree curde ed ogni voce di dissenso in casa turca, rispetto a questa escalation, è bollata di terrorismo. Numerosi intellettuali turchi rischiano la prigione per aver chiesto una ripresa dei negoziati di pace.

Biden, il vicepresidente americano, ha benedetto questa intransigenza in una visita di qualche giorno fa. Molto probabilmente, come già accaduto in passato, la questione curda è stata barattata sull’altare di altri interessi economici e geopolitici. Erdogan, sospetto di più aiuti e traffici con l’Isis, in funzione anti Assad, deve impegnarsi nella guerra ad Isis ed in cambio ha mano libera nel regolare sanguinosamente i conti con la minoranza curda del suo paese trasformando la Turchia in una prigione a cielo aperto e facendo strage di diritti umani e democrazia.

Il mondo assiste in silenzio allo scempio di un popolo e delle sue ragioni.

Eppure tutti siamo in debito con il popolo curdo. Perché? L’unica forza che, con coerenza e da anni, pagando un conto altissimo di vite umane perdute, combatte i miliziani dell’Isis è proprio il popolo curdo. Le sue donne, fierissime,innanzitutto. Donne libere che preferiscono morire piuttosto che assoggettarsi alla follia e ai deliri maschilisti del cosiddetto stato islamico.

Sono loro, i curdi, l’unica truppa di terra, sia in Siria che in Iraq, a battersi quotidianamente e in prima linea mentre i potenti del mondo tessono le loro trame ed i loro doppi e tripli giochi. A loro tutta la nostra solidarietà.





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