In Messico, in materia di legalizzazione, la strada viene dettata dai tribunali e non dai politici, che non hanno avuto il coraggio di seguire le scelte compiute da Uruguay e Canada. Un enorme passo avanti è infatti stato fatto dalla Corte Suprema del paese, che il 31 ottobre, per la quinta volta nella storia, ha dichiarato l’incostituzionalità del divieto di consumo di cannabis a uso ricreativo, ribadendo che gli adulti hanno un “diritto fondamentale allo sviluppo libero della propria personalità” e che “gli effetti causati dalla marijuana non giustificano un assoluto divieto di consumo”.

Secondo l’impianto normativo messicano, quando la Suprema Corte di Giustizia si esprime per 5 volte sullo stesso tema, la posizione diventa un precedente che deve essere adottato da tutti i tribunali. Quindi tecnicamente cittadini dal primo novembre hanno diritto di chiedere di poter coltivare e consumare marijuana a scopo ricreativo.

Significa che la cannabis è stata legalizzata? Non proprio, ma la strada adesso è tutta in discesa. Se è vero che i tribunali non potranno più condannare i cittadini messicani per coltivazione e consumo di cannabis a livello ricreativo, è anche vero che ora serve una legge vera e propria per regolare il fenomeno.

“Certo, assolutamente“. E’ a risposta del futuro ministro degli Esteri messicano alla domanda di un giornalista che gli chiedeva se il paese stesse prendendo in considerazione la possibilità di seguire le orme del Canada e diventare il prossimo paese a legalizzare la cannabis.

Marcelo Ebrard, che diventerà ministro degli esteri quando il presidente eletto del Messico, Andres Manuel Lopez Obrador, entrerà in carica il primo dicembre, ha dichiarato di aver discusso l’esperienza di Ottawa con il ministro degli Esteri canadese Chrystia Freeland spiegando che la legalizzazione è un mezzo per ridurre la violenza generata da una guerra alla droga che “non funziona”.

“Riteniamo che sia un’opzione molto interessante a breve termine per il Messico”, ha continuato, sottolineando che sono due i modelli possibili da prendere in considerazione: quello canadese o quello uruguaiano.

“Non ha senso avere una legge che vieta il possesso o la produzione di cannabis, con 9mila persone in prigione per questo reato, mentre abbiamo enormi esplosioni di violenza nel paese”, ha detto Ebrard puntando il dito sul fatto che il proibizionismo porti a “spendere una quantità enorme di denaro (in materia di polizia e controlli), provochi sofferenza per molte persone e non ha senso”. Il proibizionismo, ha aggiunto, “non funziona, perché la cannabis è comunque presente”.

Il Messico è stato a lungo un importante fornitore di marijuana e altre droghe illegali nel mercato statunitense, generando potenti cartelli della droga e lotte violente per il controllo delle rotte della droga. Dal 2006, quando il governo ha schierato l’esercito per combattere i cartelli, oltre 200.000 persone sono state uccise, tra cui un record di 28.702 l’anno scorso. Altre 37.000 persone sono state disperse.

Intanto la progressiva legalizzazione in atto negli Usa sta affossando le coltivazioni illegali di cannabis in Messico. Secondo un articolo del Los Angeles Times, già nel 2016 1/3 della cannabis che circolava negli Usa era di provenienza messicana, contro gli oltre 2/3 di pochi anni fa.





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