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Il turismo al giorno d’oggi può essere concepito in modi differenti da quello ecosostenibile, responsabile, culturale e molti altri. Un tipo di turismo diverso è quello proposto da Andrea Campanella, fondatore del progetto Pazzo da Viaggiare. I suoi sono dei viaggi umanitari, su due ruote, in cui l’obiettivo principale è quello di costruire dei pozzi in Africa tramite delle cene di autofinanziamento, vegetariane o vegane.

Ciao Andrea, tu sei un viaggiatore nonché fondatore di Pazzo da Viaggiare, spiegaci come e quando è iniziato il tuo progetto?
Pazzodaviaggiare è stata una mia necessita, un mio periodo un po’ nero di depressione che mi portavo avanti da molti anni. Come spesso succede in questi casi mi ero ritrovato a non riuscire a lavorare, a non riuscire a comunicare il mio disagio e in più ho avuto il bisogno di aprirmi e di parlare con uno psichiatra. Dopo varie sedute ho deciso di abbandonare questa strada della cura tradizionale e ho tirato fuori il mio sogno dal cassetto che è Pazzo da Viaggiare. Dentro di me esistevano questi desideri e queste capacità ma non avevo ancora realizzato fino a quel punto.

Il tuo progetto sostiene l’associazione ICIO ONLUS, cosa ti ha spinto a collaborare con questa associazione anziché con altre?
All’inizio del progetto ero abbastanza a digiuno, non conoscevo molto bene le associazioni o le persone che operavano nel settore in cui potevo dare una mano, cioè la cooperazione per aiutare le popolazioni svantaggiate tramite i beni primari che sono l’acqua, le medicine e la scuola. Ho cominciato ad informarmi partendo dalle associazioni con più visibilità e più “grosse”. Associazioni in cui credevo di trovare una struttura consolidata dove poter aver più trasparenza possibile. Durante i primi mesi di ricerca della partnership mi sono state sbattute diverse porte in faccia, perciò dopo mille ricerche online sono arrivato a trovare l’ONLUS di Maurizio che fa parte del direttivo Amnesty, perciò gira e rigira sono entrato da una porta secondaria.

L’esperienza più bella e l’esperienza più brutta delle tue avventure?
L’esperienza più bella delle mie avventure è quella di riuscire a trovare la forza di continuare a proporre le proprie idee. Questo ci permette di comprendere quello che abbiamo intorno.
L’esperienza più brutta, invece, è stata in Francia dove una ragazza che mi stava donando ospitalità, non direttamente ma in uno squat, ha cominciato a controbattere le mie voglie di continuare a girare e fare quest’esperienza.

Adesso ti stai preparando per un altro viaggio, dove andrai?
A breve riparto, ho un po’ di amici da conoscere e con cui sono in “relazione virtuale”, con loro realizzerò, dove possibile, la raccolta fondi.
Partirò come nel primo viaggio con un sogno, che questa volta é di arrivare in Kenia! La cosa più importante non é riuscire a realizzare il sogno, ma percorrere la strada rendendola più proficua possibile.

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www.pazzodaviaggiare.com





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