Ero rimasta un po’ perplessa quando Diane, la mia amica argentina trapiantata da anni a Parigi, mi aveva proposto di partire alla scoperta della Patagonia. Per un italiano pensare di passare il mese d’agosto in un posto dove è inverno, è cosa insolita e non certo allettante. “Dài – aveva insistito lei, in quel suo italiano un po’ buffo ma estremamente affascinante come solo può esserlo il nostro idioma parlato da un straniero – andiamo a vedere le balene!! E’ tutta la vita che lo sogno”.

Già, le balene, avevo pensato, enormi mammiferi che avevo visto solo alla televisione. L’idea mi affascinava. Chissà se si riuscirà a vederne almeno una e a che distanza, mi ero chiesta, ma quella curiosità di incontrare la balene mi aveva preso, era entrata in me e diventata come un tarlo. Così presi la mia decisione: partire per la Patagonia.

In poche settimane abbiamo organizzato il nostro viaggio acquistando i biglietti aerei on line con la Tam, compagnia brasiliana che ci ha portato a Buenos Aires passando per San Paolo, ma con un bel risparmio. Abbiamo fissato la partenza per ferragosto e il rientro in Italia dopo un mese, così da riuscire a vedere i cuccioli delle balene.

Peccato perché con un rientro posticipato di dieci giorni avremmo fatto a tempo a vedere anche i pinguini, buffi animali che collaborano entrambi, maschio e femmina, nella cova dell’uovo e che per fare ciò ritornano ogni anno sempre nello stesso punto e nella stessa data senza possedere orologio e calendario. Ma come fanno? E’ incredibile! Ogni 15 settembre loro sono lì, puntuali all’ appuntamento. Ritrovano i medesimi luoghi per dare continuità alla loro specie. Percorrono chilometri per arrivare in uno specchio d’acqua, situato in una piccola penisola dell’Argentina sul versante Atlantico dove per una serie di fortuite combinazioni climatiche, si forma un microcosmo naturalistico decisamente favorevole per la riproduzione animale. Questo piccolo paradiso naturale si chiama Penisola di Valdès ed è a circa due ore di aereo dalla Capital.

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Dall’aeroporto di Telew ci si sposta a Puerto Madryn, semplice cittadina sul mare, dove anche di inverno è piacevole passeggiare. E’ piuttosto semplice noleggiare una bici e la strada lungo la sabbia consente di arrivare sulla due ruote, fin dove ci portano fiato e muscoli. Da Puerto Madryn a Puerto Piramide, il luogo dell’avvistamento delle balene, si va in pulmino attraversando una dura strada sterrata che consente velocità massime sui 30 Km orari. Un viaggio disagevole di oltre tre ore, più il ritorno, attraverso un paesaggio lunare, affascinante e curioso lungo il quale è possibile fare numerosi incontri con diversi animali, in fuga a gambe levate appena percepiscono la presenza dell’auto. E’ lungo questo tragitto che facciamo il primo incontro ravvicinato con gli elefanti di mare. Non ci è consentito avvicinarci oltre i 5 metri per non spaventarli. Sono pacifici, dormicchiano e ogni tanto agitano una pinna per buttare i sassolini della spiaggia sulla propria pelle per difenderla dai raggi solari. Decisamente più piccolo ma imprevisto e quindi sorprendente, è l’incontro con un esemplare di armadillo, cosa assolutamente casuale e rara. Un curioso rumore di biscotti secchi che si sbriciolano aveva richiamato il mio sguardo verso un cespuglio dal quale il frettoloso animaletto è uscito per spostarsi e andare a rintanarsi sotto un’altra pianta poco lontano.

Avevo visto borse, cinture e manici di coltello ricoperti con la pelle di questo strano animaletto, ma vedere dal vivo 50 centimetri di rumoroso e dinoccolato incedere, è stato solo un piacevole antipasto di quella che sarebbe stata la portata principale: le balene a Puerto Piramide. Una volta a bordo di un grosso motoscafo e indossati i giubbotti obbligatori, lasciamo la spiaggia alle nostre spalle verso l’elettrizzante avventura. Tutti a bordo in un assoluto silenzio, anche se ci sarà chiesto solo in alto mare, con la speranza ma anche con il dubbio di riuscire a vedere un cetaceo. E invece appena al centro della baia, ecco una serie di balene, con tanto di “Cria”, il piccolo, al seguito. Ci avviciniamo ad una coppia di mamma e figlio e le vediamo danzare tra alti spruzzi: lo stupore è tale che lascia molti di noi paralizzati per la bellezza dello spettacolo tanto da non riuscire a scattare neanche una foto. La barca si sposta verso un’altra coppia ed ecco che di fianco al motoscafo scorgiamo altri due animali che, tranquillamente, ci affiancano. L’acqua è limpida ed è facile distinguere il più grande, circa 14 metri contro i quattro del piccolo. E’ uno spettacolo incredibile! Bisognerebbe avere molte teste per riuscire a cogliere i velocissimi guizzi degli animali ora a destra, ora a sinistra. La guida spiega che non si è ancora scoperto il motivo di questi salti con spruzzi che simulano un’affascinante danza. Forse la causa più semplice è che sono animali gioiosi e che saltare dall’acqua è per loro solo un modo di giocare. Ci vengono svelate alcune indiscrezioni sull’accoppiamento delle balene: quando la femmina non è consenziente, si gira con la pancia verso l’alto, mentre la penetrazione avviene anche grazie al movimento dell’acqua del mare.

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Dopo più di un’ora rientriamo a terra, ma questo incontro ha senza dubbio segnato il nostro viaggio. Ripercorriamo la strada verso la nostra sistemazione mentre viene giù la sera. Già, la sera in Patagonia per noi europei ha un fascino particolare. E’ diversa da ogni altra notte: è intensa, scura, silenziosa. Per non parlare poi del cielo. Lì le stelle sono quelle di un’altra costellazione, sono quelle della Croce del sud.

Quel cielo, quel clima essenziale, quella terra spartana ma così ricca di natura fa pensare all’assoluto e all’amore. E mi viene in mente che se sapessi dipingere o comporre in musica o in poesia, in quel posto nascerebbe sicuramente qualcosa di intenso. Laggiù…

a cura di Marina Cernia

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